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Diversificazione valutaria: con un fondo o con più fondi?

30 Luglio 2012 - 22:00
financialounge - news
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Non avrebbe dovuto essere la crisi dell’euro a spingere l’investitore ad una buona diversificazione valutaria del proprio giardinetto a reddito fisso. Nel senso che l’arte di allestire portafogli in titoli di stato e obbligazioni denominate non soltanto in euro ma anche in altre divise internazionali dovrebbe essere la prassi abituale.

L’unico elemento che può cambiare è la quota da destinare alla componente estera di portafoglio e, subito a seguire, le aree valutarie da sovrappesare e quelle da sottopesare, gli emittenti (sia statali che societari) da scegliere e la scadenza dei titoli in portafoglio. Proprio queste decisioni però, suggeriscono il ricorso a un giardinetto in fondi oppure a un buon fondo obbligazionario globale internazionale.

Nel primo caso, l’investitore, meglio se su suggerimento del proprio consulente finanziario, è chiamato a scegliere i comparti obbligazionari nei quali investire selezionandoli tra i migliori disponibili sul mercato nella propria categoria di appartenenza.

In Italia, attualmente, sono commercializzati fondi obbligazionari denominati in dollari Usa, in sterline inglesi, in yen giapponesi, in franchi svizzeri, in corone norvegesi, in corone svedesi, in corone danesi, in dollari canadesi, in dollari australiani. Per gli investitori più esigenti ci sono anche i fondi in renminbi cinesi, in bond dei Paesi emergenti (anche in versione corporate bond, cioè specializzati sulle emissioni societarie degli emerging markets) e in obbligazioni asiatiche.

Nel secondo caso, invece, l’investitore si affida ad un buon gestore obbligazionario globale che, in un unico portafoglio, adotta tutte le strategie di diversificazione valutarie e di tipologie di titoli idonee a garantire la massima efficienza dell’investimento.

Entrambe le soluzioni, giardinetto di fondi o fondo globale internazionale, rappresentano una risposta pratica all’esigenza di diversificazione del portafoglio a reddito fisso anche quando, speriamo il prima possibile, la crisi dell’euro sarà archiviata.
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