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Investimenti tradizionali e alternativi

4 Giugno 2012 - 6:00
financialounge - news
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Se si osserva all’interno dei portafogli delle famiglie italiane si nota che di norma, le quote maggiori sono destinate ai titoli a reddito fisso (titoli di Stato e obbligazioni bancarie e di importanti società industriali) e in strumenti monetari (bot, certificati di deposito e conti di deposito e prointi contro termine).
Molto meno frequenti, invece, le presenze di azioni e di strumenti finanziari collegati alla Borsa, utilizzati al fine di arricchire le potenzialità di rendimento del portafoglio nel medio lungo termine. Tutte queste tipologie di strumenti finanziari, inclusi anche i fondi comuni d’investimento e le sicav obbligazionarie, azionarie e monetarie, vengono considerati investimenti tradizionali.

Sono invece definiti investimenti alternativi, tutte quelle forme di impiego dei risparmi che non rientrano nell’ambito delle azioni, delle obbligazioni e della liquidità. Tra le principali forme d’investimento alternativo figurano gli hedge fund e i fondi Ucits III che replicano alcune delle strategie tipiche dei gestori di hedge fund: equity / long short, long / short credit, global macro, event driven, relative value, convertible arbitrage etc.

Tra gli altri importanti impieghi alternativi figurano poi gli investimenti nel mattone e i fondi real estate: in particolare, ma non solo, i Reits e i fondi immobiliari chiusi. Sempre tra gli investimenti alternativi trovano un posto sempre più rilevante gli strumenti dedicati alle materie prime: prodotti, tra i quali i più diffusi sono gli etf e i fondi comuni specializzati, che permettono anche ai piccoli risparmiatori di prendere posizione sia sui metalli (rame, zinco, nickel, stagno), sia sui preziosi (oro, argento, platino), siai sull’energia (petrolio, gas, carosene) e sia sulle imprese estrattive, energetiche e agricole, che operano nell’ambito delle commodity.

La crisi dei mercati finanziari iniziata con lo scoppio dei mutui-sub prime americani nel 2007, proseguita con il fallimento della banca d’affari Usa Lehman Brothers e ancora in corso per gli enormi debiti sovrani dei Paesi della zona euro, ha spinto i grandi strategisti d’investimento a ripensare la composizione dei portafogli affiancando, ai titoli tradizionali quelli degli strumenti alternativi con l’obiettivo di aumentare la diversificazione, ridurre i rischi e incrementare le potenzialità di guadagno nel medio lungo termine.
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