Fattori ESG, un importante propulsore della crescita economica

Nel settore dell’energia, che contribuisce per il 6% al PIL mondiale, è in atto una transizione in grado di trasformare i fattori ESG in spinta per la crescita.

Gli investimenti globali in conto capitale stanno registrando un aumento. Le aziende, dopo aver puntato prevalentemente per anni soprattutto sui consumi, hanno iniziato a investire di nuovo, contribuendo ulteriormente e in modo più significativo alla crescita del PIL. Una delle aree d’intervento è l’energia, con il passaggio da metodi di produzione obsoleti a nuove fonti: secondo l’IRENA (International Renewable Energy Agency), il settore dell’energia contribuisce al PIL globale per il 6% circa.

Per il 2030, si prevede che le fonti di energia rinnovabile contribuiranno al PIL globale in una misura compresa tra lo 0,2 e il 4,0%. Il contributo varia in base al paese, ma i dati a disposizione lasciano prevedere che le fonti di energia ecocompatibili diventeranno una componente significativa dell’economia globale.

Guardando al futuro, i contributi al PIL da specifiche iniziative – sia nei mercati emergenti che in quelli sviluppati – si presentano considerevoli. Negli Stati Uniti, per esempio, secondo IRENA, entro il 2030 le attività per la riduzione di emissioni di CO2 contribuiranno dello 0,6% al PIL su base annualizzata. Nel Regno Unito, il maggior contributo dei parchi eolici costieri dovrebbe contribuire al PIL per lo 0,8% annuo. In Arabia Saudita è interessante notare che il contributo previsto dell’energia pulita al PIL dovrebbe arrivare al 4%.

Un contributo significativo giungerà dalle economie emergenti che, potendo partire da zero, non devono rottamare l’infrastruttura esistente per passare alle energie rinnovabili. Al contrario, possono saltare queste fastidiose fasi e creare da zero un’infrastruttura per la produzione da fonti rinnovabili.

Se considerato nel suo complesso, il potenziale dei mercati emergenti per la crescita delle energie pulite è enorme. In base all’indice Ernst & Young Recai, che stila una classifica dei paesi in base al rispettivo potenziale di crescita nel settore delle energie pulite, nell’ottobre 2016 sei delle prime dieci posizioni erano occupate da paesi in via di sviluppo. Nella top 10, infatti, dietro a India e Cina (rispettivamente in seconda e terza posizione) spiccavano paesi come Cile, Messico, Brasile e Sudafrica.

A livello globale, sia i mercati sviluppati che quelli emergenti si stanno muovendo nella stessa direzione. “Il modello di produzione dell’energia sta per cambiare radicalmente. Quando si verificano rivoluzioni tecnologiche di questa natura, come il passaggio dalle carrozze trainate dai cavalli alle automobili, il fenomeno può essere rapido e violento” commenta Andrew Harmstone, Managing Director di Morgan Stanley IM secondo il quale quelli che stiamo osservando sono solo i primi soffi di quel vento di distruzione creatrice che prevedibilmente rivoluzionerà l’intero settore dell’energia, demolendo settori obsoleti e creandone di nuovi e più ecocompatibili.

È ancora presto per poter trarre delle conclusioni, tuttavia, la transizione in atto dovrebbe trasformare la componente “ambientale” dei fattori ESG (ambientali, sociali e di governance) in un importante propulsore della crescita economica.




FinanciaLounge
29 Maggio 2017
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