Legg Mason: “I rendimenti negativi dei governativi spingono verso i bond societari”

di Fabrizio Arnhold

Aumentano i titoli di Stato con rendimenti negativi, una tendenza che secondo Western Asset (Legg Mason) ha avuto effetti tangibili sulle abitudini dei risparmiatori

I titoli di Stato con rendimenti negativi hanno superato quota 17mila miliardi di dollari, praticamente un quarto del totale in circolazione. Hanno tassi negativi gran parte dei titoli emessi dalla Svizzera, dal Giappone, dalla Germania, dalla Francia, dall’Olanda e da altri Paesi Ue. Se analizziamo i tassi reali, al netto dell’inflazione, il fenomeno assume proporzioni ancora più rilevanti. Quale impatto ha il rendimento negativo dei titoli sovrani sulle obbligazioni societarie? “La trasmissione dei rendimenti negativi ai titoli societari in euro è già stata marcata”, spiega Annabel Rudebeck, portfolio manager e head of non-US credit di Western Asset (Legg Mason). “Il 20% delle nuove emissioni di agosto avevano cedole fisse dello 0%. I rendimenti negativi sono ora una caratteristica del 45% dei titoli corporate europei, con gli emittenti di qualità più elevata (IG, investment grade, ndr) che hanno rendimenti negativi fino a 10 anni”.

LA SCELTE DEGLI INVESTITORI

Se i rendimenti scendono, gli investitori agiscono di conseguenza. “Devono decidere se rimanere all’interno dell’asset class obbligazionaria, prolungando la duration o riducendo la qualità del credito per aumentare il rendimento, o spostarsi dal reddito fisso verso altre asset class”, aggiunge Rudebeck. C’è anche un’altra opzione, ossia quella di cercare rendimenti oltreoceano.

IL CASO DEL GIAPPONE

Gli investitori giapponesi cominciarono a trasferire denaro all’estero in modo significativo alla fine del 2015, in risposta ai tassi prima vicini allo zero, poi addirittura negativi, dei rendimenti dei titoli di Stato giapponesi. Le scelte inizialmente si sono dirette verso i titoli di Stato. “Circa 88 miliardi di dollari sono confluiti all’estero in obbligazioni non governative”, si legge nell’analisi di Legg Mason. “Il ritmo degli investimenti in obbligazioni non governative, ultimamente, è aumentato ulteriormente, con giugno 2019 che è stato il mese con il flusso mensile più alto mai registrato”.

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LA COPERTURA DEL RISCHIO DI CAMBIO

Uno dei principali rischi nell’acquistare obbligazioni estere è rappresentato dal rischio di valuta. La volatilità, infatti, potrebbe limare al ribasso il rendimento. “La maggior parte degli investitori acquisterà obbligazioni estere con copertura dal rischio di cambio – commenta l’analista di Western Asset – utilizzando contratti a termine a 1 e 3 mesi”. Ad essere preso in considerazione, quindi è il rendimento coperto dal rischio di cambio, il che può significativamente cambiare la valutazione dell’investimento.

LE OBBLIGAZIONI SOCIETARIE COME ALTERNATIVA AI BOND GOVERNATIVI

“La nostra tesi è che i rendimenti dei titoli di Stato sempre più negativi stiano pilotando questa “caccia ai rendimenti” orientata principalmente verso i bond societari IG (Investment Grade, ad alto potenziale, ndr) domestici ed esteri – conclude Annabel Rudebeck – data la profondità e la liquidità del mercato e le restrizioni normative sulla qualità del credito, in particolare per le compagnie assicurative”. Per invertire questa tendenza, occorre che i titoli di Stato tornino ad essere più attrattivi, con rendimenti positivi. La domanda di bond societari, in conclusione, è sempre più influenzata dalla gamma di rendimenti con copertura di cambio, ossia con un’assicurazione contro la volatilità valutaria, disponibili nei mercati dei titoli sovrani e societari globali.

richcano / E+


FinanciaLounge
23 Ottobre 2019
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