Valute emergenti in affanno

Dopo il Brasile e l’Indonesia, ora anche la Turchia corre ai ripari per difendere la propria valuta dalla ritirata degli investitori internazionali, in seguito al possibile tapering della Fed.

La lira turca, infatti, ha lasciato sul terreno il 7,5% negli ultimi tre mesi e oltre 13 punti percentuali da inizio anno. Il fixing con il dollaro americano è arrivato a scendere fino a quota 1,9995 che è il livello più basso degli ultimi 30 anni. In parallelo il tasso di rendimento dei titoli di Stato biennali di Ankara è balzato fino al 10,16%, la soglia più elevata dall’inizio del 2012.

Per cercare di arginare il crollo verticale della divisa nazionale, la banca centrale turca ha riacquistato sul mercato lire turche per un controvalore di oltre 8 miliardi di dollari negli ultimi tre mesi ma finora con poco successo; anche il cds (credit default swap), i contratti internazionali che permettono di assicurare gli investitori che hanno investimenti in lire turche, hanno visto aumentare di 42 punti base il valore portandosi a quota 231: per assicurare 100 lire turche in portafoglio, è quindi necessario pagare un premio del 2,31%.

In questo contesto, quello che desta maggiori apprensioni agli analisti valutari è l’ammontare piuttosto ridotto delle riserve valutarie nei forzieri di Ankara: soltanto 109 miliardi di dollari contro, per esempio, i 374 miliardi del Brasile e i 480 miliardi della Russia.




FinanciaLounge
27 Agosto 2013
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