Real estate USA, voglia di speculare

Il rimbalzo dei prezzi degli immobili americani è stato salutato come un doppio segnale positivo. Da un lato, va a irrobustire un settore che aveva sofferto più di altri la crisi economica, e, dall’altro, fornisce un valido supporto alla percezione di ricchezza delle famiglie statunitensi invogliandole ad aumentare i consumi.

Il miglioramento del quadro generale del real estate a stelle a strisce ha tuttavia un effetto collaterale critico che è ora sotto attenta osservazione. Si tratta del pericolo di un ritorno sul mercato dei prodotti finanziari aggressivi collegati al settore immobiliare che sono stati alla base della bolla dei mutui subprime. Gli analisti stanno infatti notando che, in parallelo alla crescita annuale dei prezzi degli immobili USA che viaggia intorno al 12% su base annua (sebbene inferiore al 17% del 2007), alcune banche d’affari stanno sviluppando titoli obbligazionari garantiti non più dai mutui ma dagli affitti.

Emissioni a reddito fisso che potrebbero vedersi riconosciuto un rating compreso tra la singola A e la tripla B col risultato di finire facilmente anche nei portafogli dei fondi e delle gestioni patrimoniali retail. D’altro canto, però, c’è chi sostiene che il tasso di aumento dei prezzi immobiliari USA nei prossimi 24 mesi possa attestarsi entro il più ragionevole range compreso tra il 5% e il 10%; che ci sono ancora città (quali per esempio Las Vegas, Miami e Phoenix) i cui prezzi delle case sono al di sotto del 40% – 50% dai massimi pre – crisi; che il mercato dei titoli cartolarizzati legati agli immobili USA ammonta a circa 4.800 miliardi di dollari, cioè il 55% circa in meno rispetto al massimo di 10.600 miliardi di dollari del 2007.




FinanciaLounge
23 Agosto 2013
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