La Serbia studia per entrare nella UE

La crisi economica che l’ha colpita è stata archiviata lo scorso anno con un calo del PIL dell’1,9%. Già da quest’anno, infatti, la Serbia è proiettata a generare un prodotto interno lordo in rialzo del 2,5% con un’inflazione in tendenziale calo al di sotto del 5% e un target per il rapporto deficit/PIL tra il 5 e il 4,5%.

Proprio quest’ultimo obiettivo è quello a cui Belgrado punta in modo particolare per convincere i partner europei, e in particolare l’Italia con la quale ha ottimi scambi commerciali e culturali, ad avviare i negoziati per l’ingresso in Europa.

In quest’ottica, il Governo serbo dovrebbe riuscire ad avviare alcune riforme importanti come quella dello sportello unico per le imprese estere e una nuova legge per snellire le gare d’appalto. In particolare si intende aggredire la burocrazia legata alle licenze edilizie che richiede oggi in media l’adempimento di 18 diverse procedure e 269 giorni.

Dal canto suo, la Serbia può vantare costi di produzione molto competitivi in virtù di un costo della manodopera veramente contenuto: basti pensare che il salario medio lordo mensile ad aprile era pari a circa 560 euro (che al netto di tasse e contributi diventano 420 euro): nell’industria dell’auto i salari sono ancora più bassi (300 euro netti circa al mese).

Proprio il settore auto è al quinto posto nella graduatoria dei settori che riescono ad attirare investimenti esteri diretti nel Paese: al primo posto il settore finanziario (16,7%), al secondo l’agroalimentare (13,6%), al terzo le telecomunicazioni (11,6%), al quarto il commercio (10,4%) e al quinto l’auto (7,7%).

Per quanto riguarda invece i paesi che investono di più in Serbia, l’Austria è leader con il 12,8% del totale, davanti all’Italia (11,2%), alla Grecia (10,0%), alla Norvegia (8,3%), alla Germania (7,9%), agli Stati Uniti (7,3%) e alla Russia (6,0%).




FinanciaLounge
28 Agosto 2013
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