Investimenti innovativi, in Italia fiducia stabile ma su livelli bassi

L’indice Ifiit di marzo sulla propensione a investire in innovazione resta poco sopra il minimo di periodo segnato a febbraio su timori geopolitici anche se si mantiene alta la vitalità di alcuni settori

Resta stabile a marzo l’Indice Ifiit, che misura la propensione agli investimenti in innovazione in Italia, con una lettura a 37,30 punti, poco sopra i 37,10 di febbraio che hanno segnato un minimo di periodo. Il sistema produttivo italiano risente infatti sia del rallentamento dell’economia mondiale, che si traduce in una contrazione delle attività e delle esportazioni, sia del clima politico, che frena la propensione agli investimenti. Tuttavia, osserva in una nota il curatore del report Paolo Gila, nonostante la mancanza di una visione generale di politica economica che premi gli investimenti, la vitalità di numerosi settori si mantiene alta, “grazie alla carica e alla vivacità imprenditoriali”.

NORD-EST SEMPRE REATTIVO, MA SPUNTI ANCHE AL SUD

I progetti di miglioramento produttivo grazie allo sviluppo tecnologico, di processo e di prodotto, si presentano soprattutto nelle aziende che hanno internazionalizzato o che sono in procinto di farlo. Un trend che vede in prima fila i settori più innovativi, dalla meccatronica, all’avionica, alle biotecnologie, fino al fintech. Continua invece il calo del comparto editoriale, poco mosso il turistico-alberghiero, a macchia di leopardo l’automobilistico, che sconta il cambio di modello propulsivo verso l’elettrico. La persistente debolezza dei consumi in Italia penalizza le aziende artigianali e le piccole imprese che vivono nelle porzioni territoriali. Le regioni del Nord-Est continuano ad essere le più reattive alla dinamica innovativa, soprattutto Emilia-Romagna e Lombardia, dove si concentra il maggior numero di progetti di investimento. Il Meridione continua a presentare criticità, ma anche qui non mancano realtà significative, soprattutto in Sicilia, Puglia e Campania, tanto nell’high-tech quanto nell’agroalimentare.

Indice Ifiit generale sulla fiducia in investimenti tecnologici
Indice Ifiit generale sulla fiducia in investimenti tecnologici

LA GRANDE SVOLTA DAL METALMECCANICO AL METALELETTRICO

Il report si concentra suI segnali che vengono dall’automotive, in evoluzione verso modelli elettrici, con una svolta che si preannuncia epocale e riguarda tutto il settore e i grandi paesi produttori, come la Germania. Per un paese come l’Italia con le sue filiere di industrie metalmeccaniche, il passaggio da un motore a scoppio a quello elettrico imporrà un ripensamento produttivo per diversi settori e comparti. Da una matrice produttiva metal-meccanica si transiterà a una matrice metal-elettrica, alcuni distretti spariranno per lasciare posto a nuove filiere. Quelle di oggi sono fatte di prodotti come alberi motore, iniettori, pistoni, bielle, guarnizioni in gomma, sistemi di raffreddamento, filtri, pompe, olio di lubrificazione, termostati, varie tipologie di o-ring, candelette di accensione nei diesel, cavi elettrici con coperture ignifughe, viti, bulloni, sensori appropriati, e via discorrendo. Con il motore elettrico serviranno solo le componenti efficienti e funzionali allo scopo, e la vera competizione si giocherà sulle batterie, che dovranno diventare sempre più leggere e tendenzialmente ricaricabili in maniera istantanea. Molto sarà legato ai brevetti che nasceranno dai centri di ricerca e dalle innovazioni che poi effettivamente saranno introdotte nelle catene produttive. I carrozzieri ad esempio torneranno ad avere un ruolo centrale perché dai loro progetti dipenderà il gradimento della vettura, mentre dei metalmeccanici forse non esisterà più neanche il contratto di lavoro, sostituito da quello dei metal-elettrici, ma non sarà la fine del mondo.

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kynny / iStock / Getty Images Plus


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13 Marzo 2019
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