Attese & Mercati – Settimana dall’11 novembre 2019

di Redazione

La Germania cerca di uscire dalla trappola dello ‘zero assoluto’ di bilancio. Intanto in soli due mesi la montagna del debito globale a rendimento sottozero si è abbassata di molto. I dati dell’economia globale confermano che la recessione non è in vista

LA GERMANIA CERCA DI TIRARSI FUORI DAL BUCO NERO DEL BILANCIO ZERO

Forse la Germania sta iniziando a capire che la dottrina dello ‘Schwarznul’ l’ha fatta finire in una Schwarzwald buia e fitta da cui deve ora trovare una via d’uscita. Il gioco di parole è reso possibile dalla fertilità infinita della lingua tedesca, che consente di creare nuove parole e concetti fondendone due già esistenti. La Schwarzwald è la Foresta Nera in cui perfino le legioni dell’impero romano temevano di avventurarsi per non essere sterminate dalle imboscate dei guerrieri germanici. E Shwarznul è la dottrina recentemente inventata dello zero assoluto, scritto con inchiostro nero nei bilanci delle pubbliche amministrazioni tedesche a cui è stato imposto per legge di non poter andare in rosso. E’ un ripensamento che sta muovendo i primi passi faticosi, con il ministro delle Finanze Scholz che apre all’Unione Bancaria e alla garanzia comune sui depositi, ma con ancora troppi paletti, mentre uno degli inventori dello Schwarznul, Christian Kastrop, ha sentito il bisogno di rendere sul FT una specie di pubblica confessione di errore. Il francese Macron cerca di incunearsi nei tentativi di ripensamento tedesco e definisce ‘dibattito del secolo scorso’ la regola del deficit al 3% del Pil. Mario Draghi gli dà man forte con tutto il suo prestigio, ma l’Italia resta clamorosamente assente dal dibattito.

TASSI SOTTOZERO VERSO L’ESTINZIONE? PRESTO PER DIRLO MA L’INVERSIONE C’E’ STATA

Quando i rendimenti del Bund tedesco sprofondano sottozero si guadagnano grossi titoli. Quando rialzano la testa passano un po’ inosservati. Eppure il movimento del decennale tedesco da settembre è stato violento, da -0,7% a -0,25%, quasi 50 punti base in un paio di mesi. Reuters ci racconta che sempre in un paio di mesi la montagna dei bond globali a rendimento negativo si è ‘abbassata’ a $12.500 mld da from $17.000 mld di settembre, un calo di oltre un quarto. Sempre in Germania il rendimento del debito federale a 30 anni è addirittura riemerso in territorio positive. A guidare il recupero dei rendimenti globali il T-bond Americano, a sua volta sostenuto dall’ottimismo sull’evoluzione della Guerra dei dazi e in Europa dalla convinzione crescente che una Brexit no-deal possa essere evitata. Ora la bilancia del rischio si sposta, I tassi sottozero fanno meno paura mentre comincia a preoccupare il rischio che il movimento al rialzo, anche qui a partire dai T-bond americani, possa essere troppo repentino, come suggerisce in un recente report la casa d’investimento GAM.

I DATI GLOBALI SULL’ECONOMIA DICONO CHE IL FONDO FORSE E’ STATO TOCCATO A LUGLIO

Abbiamo visto come Wall Street e dati macro stiano clamorosamente smentendo i guru che da quest’estate non si sono stancati di annunciare recessione in arrive in America. Ma il resto del mondo? Il Global Manufacturing PMI, l’indice composito dell’attività manifatturiera e dei servizi realizzato da J.P.Morgan e IHS Markit in associazione con ISM e IFPSM ha ottobre ha segnato 49,8 un soffio sotto la soglia di demarcazione tra contrazione e espansione. Si tratta del terzo miglioramento consecutivo mensile, secondo alcuni osservatori un segnale che l’economia del pianeta dovrebbe aver toccato il punto più basso del rallentamento a luglio. L’area che resta più indietro è l’Eurozona, dove l’attività manifatturiera resta depressa, vicina ai livelli più bassi degli ultimi sette anni. In Cina l’indice Caixin Composite PMI, che comprende sia il manifatturiero che i servizi, a ottobre è avanzato in territorio espansione portandosi a 52,0 da 51,9 di settembre, la miglior lettura da aprile. Al contrario dell’Eurozona, in Cina è il manifatturiero a trainare il recupero, sostenuto dalle esportazioni, a dispetto della guerra dei dazi. Il Giappone continua a danzare sopra e sotto quota 50, influenzato da fattori metereologici (tifone) e stagionali (scadenze fiscali). L’attività è in moderata frenata anche in India e nella più vasta area ASEAN. Insomma, un quadro misto tendente al positivo, con la Cina che sembra in uscita dal tunnel e l’Europa ancora dentro, anche se dalla Germania arriva qualche segno di recupero produttivo. Indici PMI a parte, le ultime stime del FMI puntano a una crescita del PIL globale al 3% nel 2019, un po’ sotto il 3,3% stimato ad aprile. Recessione non in vista.

cbies / iStock / Getty Images Plus


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11 Novembre 2019
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