Attese & Mercati – Settimana dal 9 dicembre 2019

di Redazione

Percezione e realtà sulla diseguaglianza economica in America non vanno d’accordo. Intanto continua il recupero della manifattura globale. L’ultima volta del 2019 di Powell, che per Lagarde è anche la prima, l’attenzione sarà tutta per le parole.

C’E’ UN ABISSO IN USA TRA LA DISEGUAGLIANZA PERCEPITA E QUELLA REALE

Ma quanto corrisponde la diseguaglianza economica percepita dagli americani a quella reale? Secondo le statistiche ufficiali il 20% che sta meglio ha un reddito 17 volte del 20% che sta peggio. Altri calcoli arrivano a stimare addirittura un rapporto di 60 a 1. Il tema è al centro dei programmi della ventina di candidati del Partito Democratico che si preparano a confrontarsi per la nomination alle primarie. Ma sul WSJ Phil Gramm e John F. Early, rispettivamente ex presidente della Commissione Bancaria del Senato e ex alto funzionario dell’Ufficio di Statistica, Bureau of Labor Statistics, sono andati a guardare dentro i numeri, hanno depurato i redditi dei più ricchi di tasse federali e locali e altri contributi ed aggiunto a quelli dei più poveri tutti i trasferimenti anche qui locali e federali a sostegno dei redditi più bassi per scoprire che le cose sono molto diverse. Gli aiuti al 20% più povero infatti ammontano in totale a 1.900 mld di dollari, a cui si aggiungono trasferimenti indiretti come Medicare, Medicaid e food stamps, vale a dire i buoni pasto. Il risultato è che le statistiche sovrastimano la disuguaglianza di oltre il 300%, e che in termini di reddito netto reale disponibile il 20% in fondo alla scala arriva in media poco sopra i 50.000 dollari l’anno mentre il 20% che sta in cima, dopo aver pagato tutte le tasse e i contributi, non arriva anche se di poco, sempre in media, a 200.000 dollari. Insomma non siamo più 17 a 1 ma appena 4 a 1 mal contati. In campagna elettorale peserà più la percezione o la realtà?

SORPRESA, L’ECONOMIA GLOBALE STA RIALZANDO LA TESTA

La scorsa estate titoloni di TV e giornali hanno spaventato gli investitori con la curva dei tassi USA invertita che annunciava recessione e con il settore manifatturiero globale in caduta. A inizio 2019 lo spread tra il rendimento del T-bond a 2 anni era 16 punti base, oggi è a 23: la curva si è irripidita! Passiamo all’economia reale. A novembre l’espansione globale è migliorata ai massimi di 4 mesi sia nella manifattura che nei servizi con il J.P.Morgan Global Composite Output Index a 51,5, contro il minimo di 44 mesi di 50,8 segnato a ottobre. In Europa, il vagone di coda del pianeta, il PMI manifatturiero è salito a 46,9 da 45,9 a ottobre mentre l’indice composito che include anche i servizi è rimasto sopra 50. In Cina, ex principale malato del globo, l’attività manifatturiera a novembre è migliorata a 51,8 da 51,7 con l’indice composito in accelerazione a 53,2 da 52. In India stesso trend sempre in territorio espansione, mentre restano in ritardo Giappone e Messico. Gli USA invece si confermano la locomotiva del pianeta con un PMI manifatturiero finale di novembre a 52,6 da 51,3 di ottobre. Nonostante gli avvistamenti di recessione a seguito dell’inversione della curva dei tassi, l’attività manifatturiera americana è rimasta in territorio espansione per ogni singolo mese del 2019, unica tra le grandi economie del pianeta.

IN ATTESA DELLE PAROLE DI POWELL E LAGARDE, NEL RESTO DEL MONDO SI CONTINUA A TAGLIARE

Mercoledì tocca a Jay Powell, nessuno si aspetta che nella riunione del 10-11 dicembre il FOMC tocchi i tassi dei Fed Funds quindi le orecchie di tutti saranno per le parole che il capo della Banca Centrale USA pronuncerà mercoledì sera. Con particolare attenzione a quello che dirà sul target di inflazione, che potrebbe essere alzato rispetto all’attuale 2%. Il giorno dopo tocca a Christine Lagarde, che presiederà il suo primo board della BCE. Anche qui nessuno si aspetta mosse concrete, ma estrema attenzione a quello che dirà in conferenza stampa sull’economia europea. Il minimo è stato toccato? Il rendimento del bund tedesco a 10 anni risalito (si fa per dire) di oltre 40 punti base dai minimi, vale a dire dal -0,74% toccato a inizio settembre al -0,28% della chiusura di venerdì, sembra dire di sì. Nel resto del mondo invece sono in arrivo tagli dei tassi da parte delle banche centrali di Russia, Turchia e forse anche Brasile.




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9 Dicembre 2019
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