Attese & Mercati – Settimana dal 30 dicembre 2019

di Redazione

A gennaio Italia e Gran Bretagna saranno guardate da vicino da investitori e mercati: occhio a spread dei BTP e banche. Sul petrolio prevale il pessimismo, ma sono possibili sorprese al rialzo, che premierebbero gli energetici dopo un decennio da dimenticare

PERCHE’ I MERCATI GUARDERANNO DA VICINO IL VOTO IN EMILIA-ROMAGNA

Mentre il premier italiano Conte prepara un’agenda triennale di riforme per arrivare con il suo governo giallo-rosso alla scadenza naturale della legislatura nel 2023, mercati e investitori si preparano invece a guardare molto da vicino le elezioni regionali in Emilia-Romagna di fine gennaio. L’idea è che una vittoria di Salvini possa rimettere in discussione dopo solo sei mesi la maggioranza parlamentare messa insieme ad agosto con il PD al posto della Lega, con esiti che potrebbero andare da un ritorno al voto degli italiani dopo solo 2 anni a un nuovo rimescolamento di carte in Parlamento. I mercati non hanno ovviamente preferenze politiche, ma per quanto riguarda l’Italia hanno una spiccata preferenza per la permanenza nell’euro e nell’Unione Europea, e qualunque deriva anche minima in direzione opposta spinge a vendere BTP e azioni, a cominciare dalle banche. L’indice dei titoli bancari italiani nel 2019 si è mosso in range tra poco sopra 7.000 punti e poco sopra 9.000, con i minimi toccati in coincidenza con sbandamenti sul tema euro a maggio-giugno e ad agosto e massimi raggiunti quando si è avuta la sensazione che l’ancora europea fosse saldamente agganciata. Da qui al voto regionale del 26 gennaio magari qualche fibrillazione ci sta.

BORIS JOHNSON VERSO LA BREXIT, UN TEST PIU’ PER L’UNIONE EUROPEA CHE PER LONDRA

Nel resto d’Europa la data che tutti guardano è il 31 gennaio, pochi giorni dopo il voto in Italia, entro la quale il premier Boris Johnson si è impegnato a chiudere la partita della Brexit, con o senza accordo con Bruxelles. La seconda ipotesi non è molto gettonata, anche perché a differenza di Theresa May il nuovo inquilino di Downing Street dopo la vittoria elettorale ha in Parlamento i numeri necessari a far digerire qualunque tipo di intesa riesca a firmare con Ursula von der Leyen. Per Boris la cosa più importante è stringere un accordo di ferro con Emmanuel Macron, nuovo uomo forte mentre la Merkel è in declino e forse in uscita. Sarà importante anche avere in tasca il consenso di quei paesi che fanno parte dell’Unione ma non dell’euro, tutti concentrati a Est, che potrebbero vedere nella Brexit un modello da prendere in considerazione se volessero imitare i britannici.

SUL PREZZO DEL PETROLIO DOMINA IL PESSIMISMO, MA LE SORPRESE SONO POSSIBILI

Fare previsioni sulla direzione del prezzo del petrolio è uno degli esercizi più sfidanti che esistano. Nella primavera-estate del 2014 il Brent viaggiava ben sopra i 100 dollari sostenuto dalla ripresa globale che aveva seguito la Grande Crisi. Le previsioni erano tutte al rialzo e non mancava chi lo vedeva a 200 dollari. Prima della fine di quell’anno fece un tonfo in area 50 per poi precipitare ancora in area 30 un anno dopo. Oggi viaggia sopra i 60 dollari, dopo essere stato respinto da quota 80 dai timori di recessione a metà 2018, ed è difficile trovare analisti che non lo vedano puntare a Sud, spinto al ribasso anche dalle politiche ‘green’ adottate un po’ in tutto il mondo. Ma la caduta del prezzi del 2014-16 ha stoppato gli investimenti e anche le scorte cominciano a diminuire. Questo vuol dire che se l’economia globale nel 2020 accelerasse un po’ più del previsto potrebbe aprirsi un gap sul lato dell’offerta. Nel lungo termine il trend è sicuramente sfavorevole ai combustibili fossili, ma nel medio potrebbero non mancare le sorprese al rialzo. Che per i titoli energetici di Wall Street, che nel 2019 hanno segnato un calo degli utili che ha sfiorato il 20% e sono reduci da un decennio da dimenticare, sarebbe sicuramente una buona notizia.

Funtay / iStock / Getty Images Plus


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30 Dicembre 2019
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