Airbnb in Borsa nel 2020: luci e ombre dell’Ipo più attesa

di Redazione

Airbnb ha annunciato la quotazione per il prossimo anno. L’Ipo potrebbe valere 40 miliardi di dollari e la società sembra più solida rispetto a Uber, ma non mancano le criticità

Ci sono voluti almeno tre anni, ma alla fine entro 2020 – forse già nel primo trimestre – Airbnb approderà a Wall Street con una delle quotazioni di più alto profilo nel prossimo anno. Una prima valutazione della società, che si offre da intermediaria per l’affitto di case in tutto il mondo, era stata fatta nel 2017 da PitchBook in 31 miliardi di dollari, valore che diversi analisti giudicano comunque prudente e potrebbe arrivare anche alla soglia dei 40 miliardi di dollari da qui al collocamento.

SARA’ L’IPO DELL’ANNO, AZIENDA ALTAMENTE REDDITIZIA

“La stima al rialzo potrebbe essere dovuta al clamore mediatico sull’imminente capitalizzazione e non all’effettivo valore delle azioni – spiega in un report Ig Group – Se quest’ultima valutazione fosse confermata dalla quotazione in Borsa, Airbnb avrebbe una delle maggiori capitalizzazioni di mercato nell’industria degli alberghi e delle agenzie di viaggio. TripAdvisor al momento vale 7,4 miliardi di dollari, Expedia 18 miliardi, mentre Booking.com si trova in testa con un valore di 80 miliardi”. “A differenza di altre compagnie appartenenti alla sharing economy – si legge nel report – si trova in una posizione privilegiata essendo già altamente redditizia con un flusso di cassa positivo nello scorso biennio. Inoltre, Airbnb ha aumentato il proprio fatturato a un ritmo maggiore rispetto ai colossi Lyft e Uber, entrambi diventati pubblici quest’anno. La crescita è stata più rapida anche di WeWork, provider di spazi di co-working che a sua volta sta pianificando l’Ipo”.

OBIETTIVO È NON DELUDERE, COME HA FATTO UBER

A differenza di Uber, altro unicorno che dalla quotazione a 45 dollari ora viene scambiata a 32 dollari e ha problemi di redditività, Airbnb sembra essere più solida finanziariamente. “Penso sarà tutto diverso per Airbnb, perché hanno dimostrato di avere un’attività profittevole e non sono costretti a perdere soldi in marketing” ci spiega Kathleen Smith, responsabile azionario della banca d’investimento Renaissance Capital. “Anche se Airbnb non ha fornito dettagli sull’andamento dei conti nel secondo trimestre del 2019 – prosegue – aveva in precedenza detto che sia nel 2017 che nel 2018 gli utili prima di tasse e interessi erano positivi e di avere oltre un miliardo di dollari di ricavi nel secondo trimestre 2019”. D’altra parte è anche il quadro societario a rendere solida la società. Gli investitori attuali di Airbnb infatti sono CapitalG, TCV, FirstMark, Sequoia Capital e decine di altri azionisti individuali e società. In totale la compagnia conta 53 investitori, 12 dei quali sono i principali azionisti, dai quali ha ricevuto 4,4 miliardi di dollari in finanziamenti. Manhattan Venture Partners e K3 Ventures sono i più recenti finanziatori di Airbnb.

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LA FORZA È NEI PREZZI COMPETITIVI E NELLA PRESENZA CAPILLARE IN TUTTO IL MONDO

Le sistemazioni proposte su Airbnb vanno dalle case private alle stanze d’albergo, fino ad arrivare a soluzioni decisamente alternative, come le casette sull’albero. “Ci sono alloggi in più di 81.000 città, con 191 paesi tra cui scegliere – si legge nel report di Ig Group – oltre al pernottamento, una piccola parte della società si occupa di prenotazioni in ristoranti o attività ricreative. Airbnb offre più di 25.000 attività tra cui scegliere quando si viaggia. La forza di questo modello di business sta nei prezzi competitivi, nell’unicità dell’esperienza e nella presenza capillare in tutto il mondo”.

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NEL MIRINO UE LA SCARSA TRASPERENZA E PROBLEMI FISCALI IN ITALIA E NON SOLO

Tutto bene, quindi? Non esattamente perché Airbnb potrebbe subire dei contraccolpi proprio nel suo campo a causa di mancanza di trasparenza. Proprio questa estate la Commissione europea l’ha messa all’indice per pratiche commerciali sleali, clausole contrattuali abusive, consumatori non tutelati. Tra le contestazioni di Bruxelles, la presentazione dei prezzi che non è completa perché non mostra il prezzo totale ma esclude spese come pulizia o servizio. Bruxelles ha spiegato che l’attuale presentazione dei prezzi di Airbnb e una serie di disposizioni che applica “non sono conformi alla direttiva sulle pratiche commerciali sleali, alla direttiva sulle clausole contrattuali abusive, e al regolamento sulla competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale”. Altro nodo contestato è legato a questioni fiscali: ad esempio in Italia il Tar del Lazio ha deciso recentemente che Airbnb deve riscuotere la cedolare secca sulle locazioni brevi e comunicare all’Agenzia delle Entrate i nomi dei locatari e i relativi redditi. La decisione è stata contestata da Airbnb, che ha presentato ricorso. Ma il tema è presente e potrebbe non essere solo italiano, basta guardare a quello che sta succedendo proprio a New York che vieta l’affitto a breve termine della maggior parte degli appartamenti perché distorsivo del mercato degli alloggi. “Anche questi sono argomenti da tenere in considerazione per questo tipo d’investimento” conclude la responsabile azionario di Renaissance Capital.




FinanciaLounge
23 Settembre 2019
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