Bce verso il taglio dei tassi, il quantitative easing 2.0 può attendere

di Antonio Cardarelli

Secondo gli esperti di Fidelity la Bce rimanderà il Qe 2.0 ai prossimi mesi. Guardando ai Btp, la differenza la farà l’atteggiamento del Governo in materia fiscale

Il giorno della Bce si avvicina. Domani, 25 luglio, il governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, comunicherà le decisioni del board e risponderà alle domande dei giornalisti che cercheranno di carpire dettagli sulle prossime mosse del governatore uscente. Il cambio al vertice si avvicina, ma secondo gli osservatori con l’arrivo dal Fondo Monetario Internazionale di Christine Lagarde l’atteggiamento della Bce sarà nel segno della continuità.

PASSAGGIO DI TESTIMONE

Dopo un inizio di anno in cui i mercati sono stati influenzati principalmente dalle scelte della Federal Reserve, nel secondo trimestre Mario Draghi è tornato protagonista con un messaggio chiaro: la Bce è pronta a fare di più per contrastare l’inflazione ancora troppo bassa e il contesto di crescita complesso.

EFFETTO SUI MERCATI

Commenti forse non uguali al famoso “Whatever it takes” del 2012”, ma dall’effetto significativo, sottolineano Andrea Iannelli, Investment Director sull’Obbligazionario, Ario Emami Nejad, Portfolio Manager Fixed Income e Rosie McMellin, Portfolio Manager Fixed Income di Fidelity International. Dunque la riunione di luglio e quella di settembre saranno fondamentali per l’andamento dei mercati europei dei tassi e del credito.

PER ORA IL TAGLIO DEI TASSI

Il caso base di Fidelity prevede un taglio dei tassi più probabile rispetto a un nuovo round di quantitative easing. “Abbiamo dei dubbi sulle possibilità e sull’impatto di un Qe 2.0 – spiegano gli esperti di Fidelity – Non è ancora chiaro quando la BCE riavvierà effettivamente il programma Qe, con diversi dati che verranno comunicati nei prossimi mesi che potrebbero rendere meno pressanti le argomentazioni a favore dell’acquisto di asset. Inoltre, anche se il programma Qe dovesse essere riavviato, le sue dimensioni e la sua durata potrebbero deludere le aspettative”.

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COSA FARE CON I BTP

Dopo un atteggiamento sostanzialmente neutrale nei confronti dei Btp italiani nel trimestre, verso la fine di giugno Fidelity ha optato per una “posizione strutturalmente corta, espressa principalmente in BTP a 5 e 10 anni”. Questa cautela deriva dall’atteggiamento del Governo sulle finanze pubbliche in vista delle trattative con la Commissione europea del prossimo autunno. Secondo gli esperti di Fidelity, “se le autorità italiane dovessero mostrare la volontà di scendere a compromessi con la Commissione, puntando a un disavanzo significativamente inferiore al 3%, ad esempio attraverso l’aumento dell’IVA e la graduale introduzione di tagli fiscali, allora i BTP potrebbero tornare a essere interessanti”. In caso contrario, per i Btp italiani potrebbe non bastare neanche un quantitative easing 2.0.




FinanciaLounge
24 Luglio 2019
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