Guerra commerciale vs sostegno monetario, sfida impari?

di Redazione

I mercati hanno reagito negativamente al nuovo round della guerra commerciale innescato da Trump e proseguito dalla Cina. L’effetto banche centrali sembra già sfumato

Dopo un mese di luglio che si è chiuso con risultati positivi per tutte le principali asset class finanziarie di tutte le più importanti aree geografiche, il mese di agosto si è aperto con un inaspettato annuncio del presidente americano Donald Trump che ha riportato bruscamente sotto i riflettori, esattamente come accaduto ai primi di maggio, la guerra commerciale tra Washington e Pechino.

NUOVI DAZI DEL 10% SULL’ IMPORT DALLA CINA DAL 1° SETTEMBRE

Nel dettaglio, secondo quanto preannunciato da Trump, dal prossimo primo settembre, dovrebbero entrare in vigore dazi del 10% sulle importazioni dalla Cina su un controvalore di 300 miliardi di dollari di nuovi beni, inclusi quelli relativi all’elettronica di consumo. Tariffe che, se entrassero in vigore, potrebbero provocare contraccolpi di difficile valutazione in un contesto in cui prevale un rallentamento economico generalizzato.

MERCATI IN MODALITA’ RISK OFF

La conseguenza immediata sui mercati è stata la reazione tipica di risk off (avversione al rischio), con il rendimento del Treasury decennale statunitense crollato al di sotto il 2,0% – ai minimi dell’anno – e quello dell’omologo tedesco che ha fissato nuovi minimi assoluti al di sotto del -0,40%. In parallelo, si sono subito ampliati gli spread (extra rendimento rispetto ai titoli di stato core) delle obbligazioni societarie mentre gli indici di Borsa hanno accusato pesanti correzioni, soprattutto nelle aree geografiche e nei settori più sensibili all’andamento ciclico.

BRACCIO DI FERRO TRA BANCHE CENTRALI E GUERRE COMMERCIALI

“In questo contesto, sarà importante verificare se il sostegno delle politiche monetarie espansive messe in campo dalle banche centrali risulterà sufficiente a controbilanciare gli effetti economici e finanziari negativi di questa nuova escalation di tensione per la fine della tregua commerciale” tengono a sottolineare gli esperti di Euromobiliare Sgr.

PECHINO HA SVALUTATO LO YUAN

Preoccupa infatti la ritorsione attuata da Pechino che ha provveduto a indebolire lo yuan, guidandolo oltre la soglia di 7 rispetto al dollaro Usa, cioè ai livelli più bassi dal 2008, alzando ulteriormente il livello dello scontro fra i due colossi economici mondiali. D’altro canto resta in campo l’attivismo delle autorità monetarie, con ben 8 banche centrali che hanno ridotto il costo del denaro in luglio al punto da poter prefigurare un vero e proprio ciclo di allentamento globale sincronizzato.

LA FED PRONTA A TAGLIARE DI NUOVO I TASSI USA

“Ultima ma non ultima la Federal Reserve che lo scorso 31 luglio ha tagliato, per la prima volta dal 2008, di 25 punti base (-0,25%) i tassi ufficiali portandoli al 2,25%” puntualizzano i professionisti di Euromobiliare Sgr, che poi ricordano come la banca centrale americana abbia fatto ulteriori passi verso una modalità sempre più accomodante. “La Fed, con due mesi di anticipo rispetto alle aspettative precedenti, ha annunciato l’immediata conclusione del programma di riduzione del bilancio. Inoltre non ha affatto escluso nuovi tagli in futuro allineandosi in pratica alle aspettative del mercato che è incline a ipotizzare un mini-ciclo preventivo di tagli dei tassi che potrebbe arrivare a 75 punti base (-0,75%) complessivi” spiegano gli esperti di Euromobiliare Sgr.

Trump vanifica l’effetto banche centrali

Trump vanifica l’effetto banche centrali

ISM NON MANIFATTURIERO USA AL DI SOTTO DELLE ATTESE

I quali, guardando agli appuntamenti chiave in calendario nelle prossime due settimane, ne indicano alcuni di un certo rilievo. “Ieri è stato pubblicato l’ISM non manifatturiero Usa di luglio, che si è posizionato a quota 53,7 punti in calo rispetto ai 55,1 punti di giugno e al di sotto anche delle attese (55,5 punti): numeri che non sono riusciti a confermare la tenuta del comparto servizi, condizione necessaria ma non sufficiente per ipotizzare uno scenario di prossima ripresa della congiuntura” riferiscono i professionisti di Euromobiliare Sgr.

MARTEDÌ 13 E MERCOLEDÌ 14 AGOSTO CERCHIATE IN ROSSO

La prossima settimana, invece, le date da segnare in rosso sono martedì 13 e mercoledì 14. Il 13 agosto è in programma l’aggiornamento sui prezzi al consumo negli Usa relativi al mese di luglio. “E’ probabile che non vi siano grosse sorprese con l’indice core (senza le voci energia e alimentari) che dovrebbe confermarsi in area 2,1%, mentre l’indice headline potrebbe salire all’1,7%, sulla scia della componente volatile” prevedono gli esperti di Euromobiliare Sgr. Il giorno dopo, mercoledì 14 agosto, i riflettori saranno puntati invece sulla seconda lettura del Pil relativo al secondo trimestre e sulla produzione industriale di giugno della zona euro.

RomoloTavani / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
7 Agosto 2019
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