Futuro giapponese per l’Eurozona: poca crescita e bassa inflazione

di Redazione

Columbia Threadneedle Investments fa il punto a 10 anni dalla Crisi: il debito globale è cresciuto molto ma costa anche poco. Per l’Eurozona si preparano tempi difficili, senza inflazione ma con crescita modesta

A dieci anni e passa dalla dalla crisi finanziaria globale il mondo resta indebitato a livelli record ed è destinato a restarlo. In Usa il debito netto/Pil è al 106% ed è in aumento, nel Regno Unito quasi all’86%, in Spagna è al 96% e in Italia al 130%. Tutti livelli molto sopra, più o meno il doppio, della media storica. In Cina siamo al 300% e in Giappone oltre il 235%. Il peso del debito resta tuttavia leggero, grazie alle politiche monetarie ultra-espansive adottate dopo la crisi e i tassi di interesse bassissimi o sottozero. Ad essere aumentato è soprattutto il debito pubblico, perché i privati hanno preferito rientrare e risparmiare, anche se negli ultimi tempi c’è stata una ripresa dell’indebitamento, soprattutto al consumo. Cosa ci aspetta? Secondo Mark Burgess, Vice Cio Globale e Cio Emea di Columbia Threadneedle Investments, per l’Eurozona si profila un futuro giapponese, fatto di inflazione praticamente assente ma anche di crescita molto debole, una situazione con cui l’economia nipponica si confronta dalla metà degli anni ‘90.

LE BANCHE CENTRALI HANNO IN MANO MOLTO DEBITO, MA NON POSSONO CANCELLARLO

In tutto il mondo, ma nell’Eurozona in particolare, la bassa crescita ha anche voluto dire minor gettito fiscale, contribuendo a far crescere il debito/Pil. La spesa pubblica ha consentito sicuramente di evitare una crisi finanziaria ancora più profonda, ma il prezzo per salvare le banche e stimolare l’economia è stato enorme, e oggi si riflette nei record storici toccati dal debito pubblico sul Pil, con l’effetto collaterale di gonfiare oltre misura i bilanci delle banche centrali. Oggi la  Bce detiene il 26% del mercato obbligazionario tedesco, il 21% di quello francese e il 20% di quello italiano, mentre Bank of England possiede il 25% del mercato obbligazionario domestico e Bank of Japan addirittura il 40%. In teoria, osserva l’esperto di Columbia Threadneedle, le banche centrali potrebbero cancellare il debito che hanno in portafoglio, ma dovrebbe essere una mossa concertata di tutte le banche centrali, cosa altamente improbabile con la disarmonia in Europa, la guerra dei dazi tra Usa e Cina e il graduale processo di de-globalizzazione. I rapporti debito/Pil sembrano così condannati a rimanere molto elevati.

Azionario Giappone, il grande incompreso

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ALTAMENTE PROBABILE UN FUTURO GIAPPONESE PER L’EUROZONA

Le strade per l’Eurozona quindi sono due: o una stretta creditizia, con un lungo periodo di crescita negativa, o un periodo altrettanto lungo di inflazione assente e crescita bassa o nulla. La prima, nota l’esperto di Columbia Threadneedle, sembra di gran lunga peggiore e chiaramente poco auspicabile, mentre la strada del Giappone, da metà degli anni ‘90 intrappolato tra crescita negativa o bassa e deflazione, con un debito/Pil oltre il 235%, ma anche oneri da interessi sostenibili, sembra più probabile. I tassi zero sono un enorme conforto per le principali economie e le banche centrali punteranno a tenerli molto bassi per mantenere gestibile il costo del servizio del debito. Burgess resta ottimista sull’andamento dei tassi nell’Eurozona, destinati a restare molto bassi, ma vede forti somiglianze con il Giappone, ritenendo “altamente probabile” un lungo periodo di crescita e inflazione basse.

IL DEBITO ELEVATO POTREBBE PORTARE TURBOLENZE

Questo perché, spiega l’esperto, entrambe le economie dispongono di ampi sistemi bancari, che sono responsabili di circa il 70% dei finanziamenti erogati soprattutto a Pmi, e che hanno accumulato titoli di Stato, sostenendo la crescita del debito/Pil. Non importa quanto la Bce possa ridurre i tassi se le Pmi non accendono prestiti e se i governi non possono spendere per il tetto al 3% dei deficit pubblici. L’esperienza giapponese indica che sarà molto difficile lasciarsi alle spalle la crescita e l’inflazione basse. Un aumento del credito a imprese e famiglie potrebbe favorire progressi, ma servirà molto tempo. Per questo Columbia Threadneedle ritiene che l’Eurozona stia entrando in una fase prolungata di inflazione e crescita contenute, con tassi destinati a restare  bassi per i prossimi 10-20 anni e i livelli di indebitamento persistentemente elevati, che fanno anche prevedere una maggiore volatilità. “È il caso di allacciare le cinture di sicurezza”, avverte Burgess, perché il futuro “si preannuncia turbolento”.

ke/ iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
24 Settembre 2019
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