AllianzGI: “Prepararsi a una fase di incertezza, ma senza allarmismi”

di Redazione

Secondo Naumer (AllianzGI) gli utili aziendali e i dati economici non dovrebbero riuscire nel breve a spingere i mercati azionari. Ma gli indicatori di stress della Bce e della Fed di St. Louis non segnalano turbolenze in vista

Gli ultimi dati macroeconomici stanno confermando il momento non particolarmente brillante che sta attraversando l’economia a livello globale. Tra i dati recenti che hanno confermato il momentum non positivo c’è da segnalare l’indice composito dei leading indicator in Giappone, che ha sorpreso al ribasso portandosi ai minimi decennali, e il comparto manifatturiero tedesco, che ha mostrato una nuova diminuzione degli ordinativi in termini reali. Quest’ultima contrazione, che trova giustificazione nel deterioramento del sentiment delle imprese a livello globale, si è rivelata peraltro superiore alle attese.

PRODUZIONE INDUSTRIALE TEDESCA SORPRENDE AL RIALZO

“L’aspetto incoraggiante riguarda gli ultimi dati sulla produzione industriale tedesca che mostra un’inversione della tendenza sorprendendo al rialzo” tiene a precisare Hans-Jörg Naumer, Director Global Capital Markets & Thematic Research di AllianzGI.

QUADRO MACRO ETEROGENEO

Secondo il quale, analizzando i dati economici in uscita la prossima settimana, è improbabile una spinta favorevole ai mercati azionari. Una previsione – la sua – basata sul fatto che gli aggiornamenti macro delineeranno un quadro piuttosto eterogeneo, e non soltanto negli Stati Uniti. “Da un lato, quello positivo, dovrebbe schierarsi l’indice Empire State del settore manifatturiero americano, mentre sull’altro, l’indice della Fed di Philadelphia e la produzione industriale dovrebbero evidenziare un trend debole” spiega Naumer.

INDICE ZEW TEDESCO E PRODUZIONE INDUSTRIALE CINESE

Il quale, segnala poi l’importanza dell’aggiornamento dell’indice ZEW – l’indagine basata su 350 interviste a esperti di economia tedesca sulle prospettive nei sei mesi successivi – che è in calo da metà 2018. L’esperto auspica infine che le previsioni di consensus su un aumento della produzione industriale cinese non deluda le attese.

AL VIA LA STAGIONE DEGLI UTILI DEL TERZO TRIMESTRE

Intanto è partita la stagione di pubblicazione degli utili del terzo trimestre, con gli Stati Uniti in veste di apripista. E’ probabile, a patto che i profitti delle aziende Usa vengano rivisti al rialzo come succede di consueto, che si possano azzerare e superare leggermente le stime degli analisti che alla vigilia prevedono una contrazione media degli utili di un 4 per cento rispetto allo stesso trimestre del 2018.

UTILITIES E REAL ESTATE SETTORI SUGLI SCUDI

“In generale, il rallentamento della crescita e l’esaurirsi degli effetti degli sgravi fiscali negli Stati Uniti penalizzeranno utili e margini ma dovrebbe comunque emergere una forte dispersione a livello settoriale. Le previsioni più positive in questo senso riguardano i settori del real estate e delle utility mentre le flessioni dei profitti più marcate dovrebbero essere quelle dei produttori di energia. Una decelerazione degli utili di una certa consistenza si potrebbe avere anche nell’IT e nei materiali di base” argomenta Naumer.

Perché non c’è una recessione in vista

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NON ABBASSARE LA GUARDIA, MA SENZA ALLARMISMI

L’esperto conclude la sua analisi raccomandando agli investitori di non abbassare la guardia in questa fase ma senza nessun allarmismo, grazie anche al contesto tecnico piuttosto tranquillo. Basti sapere, per ragionare su due dati concreti, che gli spread obbligazionari – gli extra rendimenti rispetto ai titoli di stato – sono stabili, mentre gli indicatori di stress della Banca Centrale Europea e della Federal Reserve di St. Louis non segnalano turbolenze in vista.

I PESSIMISTI HANNO GIÀ PROTETTO I PORTAFOGLI

Per contro, tuttavia, le politiche monetarie espansive messe di nuovo in campo da inizio anno della principali banche centrali non sembrano esser riuscite, almeno osservando gli utili aziendali e i dati economici, a fermare il rallentamento economico. Il tutto senza trascurare le implicazioni delle guerre commerciali. “Per tutti gli investitori la buona notizia è che i pessimisti si sono già attrezzati ed hanno protetto i propri portafogli con put (opzioni di protezione al ribasso, ndr) come risulta dall’analisi del rapporto tra queste opzioni e quelle call (opzioni per puntare al rialzo, ndr) per Stati Uniti ed Europa” conclude Naumer.

phongphan5922 / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
14 Ottobre 2019
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