Idee di investimento – Obbligazioni – 03 gennaio 2018

Sono in molti a pensare che il 2018 possa replicare, nell’ambito del mercato obbligazionario, più o meno lo stesso andamento dell’anno appena concluso con una ulteriore aggravante: le politiche monetarie internazionali si muoveranno verso la normalizzazione, ovvero verso un graduale rialzo dei tassi di interesse con inevitabili ripercussioni negative sui prezzi dei titoli di stato e delle obbligazioni. Non è d’accordo con questa previsione Ibrahima Kobar, Vice Amministratore Delegato e Co-Chief Investment Officer di Natixis Asset Management che, come ha modo di spiegare nell’articolo “Mercati obbligazionari, perché gli investitori devono osare”, ritiene che i fondi che operano nei mercati obbligazionari offriranno interessanti opportunità nel 2018.
“In un contesto di tassi reali in corso generalmente negativi, è ancora fondamentale cercare il rendimento e quindi gli investitori devono osare” consiglia Ibrahima Kobar che preferisce il debito sovrano dei mercati periferici in Europa, ma soprattutto quello dei paesi emergenti, che, essendo riusciti a contrastare l’inflazione e a rimettersi nel sentiero di crescita, dovrebbero offrire opportunità interessanti, a meno che non ci sia uno shock sui tassi USA e sul dollaro. Inoltre, sempre secondo il manager, se negli high yield è indispensabile un approccio altamente selettivo, nel segmento delle obbligazioni convertibili sarà possibile bloccare i rendimenti in un contesto positivo sui mercati azionari. “Infine, sarà fondamentale gestire abilmente la duration (scadenza media dei titoli), l’aspetto storico della performance, attraverso prodotti che combinino titoli a breve e lungo termine per adattarsi a tutte le circostanze “conclude Ibrahima Kobar.

Resta il fatto che, sebbene sia improbabile lo scoppio di una bolla dei mercati obbligazionari nel 2018, le banche centrali ridurranno la portata dei propri stimoli monetari. “In un contesto di rendimenti già bassi, la situazione logicamente appare delicata per i mercati obbligazionari” tiene però a precisare nell’articolo “Mercati obbligazionari, flessibilità e selettività nei portafogli per affrontare le sfide future” Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income, Candriam Investors Group che poi aggiunge: “Nel complesso, gli investitori dovranno prestare molta attenzione ai fondamentali e all’individuazione dei rischi idiosincratici nel 2018. Una gestione obbligazionaria flessibile e selettiva sarà pertanto indispensabile per affrontare le sfide future”. Tra i segmenti di mercato osservati speciali da Nicolas Forest ce ne sono due in particolare: il credito (ovvero l’obbligazionario societario) e il debito emergente.

A proposito di paesi emergenti, l’accelerazione del ciclo di investimento globale si sostituirà ai consumi per trainare la crescita e i mercati emergenti ne trarranno i maggior benefici. “Negli ultimi sei anni l’aumento delle esportazioni reali è rimasto al di sotto della media a lungo termine. Tuttavia, dopo aver raggiunto i minimi a ottobre 2016, le esportazioni sono di nuovo in fase di miglioramento. Tale sviluppo è dovuto anche al fatto che gli investimenti favoriscono il commercio; i macchinari costosi infatti vengono solitamente reperiti sul mercato internazionale” fa presente nell’articolo “Mercati emergenti, un 2018 da protagonisti” Patrick Zweifel, Chief Economist di Pictet Asset Management secondo il quale, l’attuale ciclo assomiglia a quelli del 1993, del 1999 e del 2002. E, se tali cicli rappresentano un precedente, allora il commercio globale probabilmente migliorerà nei prossimi cinque trimestri, raggiungendo un tasso di crescita annuale massimo dell’11% circa rispetto al livello attuale, appena superiore al 4%.
Il commercio, a sua volta, tende a sostenere l’attività economica globale: una situazione particolarmente favorevole ai mercati emergenti, dal momento che questi ultimi risultano più sensibili al commercio rispetto a quelli avanzati.
“Secondo i nostri modelli, un incremento dell’1% nei flussi internazionali fa aumentare la produzione nei Paesi emergenti dello 0,26% e solo dello 0,14% nei Paesi sviluppati” specifica Patrick Zweifel che, indica la prima conseguenza di questo scenario: le divise emergenti dovrebbero continuare a rafforzarsi rispetto al dollaro USA.

Nell’ambito del reddito fisso nei mercati emergenti Enzo Puntillo, responsabile obbligazionario per i mercati emergenti di GAM, nell’articolo “Mercati obbligazionari, alcune idee contro l’inasprimento delle politiche monetarie” consiglia di valutare con attenzione l’ampia gamma di opportunità legate a possibili eventi “di coda”: Paesi, segmenti, crisi e storie di ripresa anomale.
“Di solito, i fondi passivi devono escludere dalle proprie strategie i Paesi più piccoli per ragioni di liquidità, da cui può derivare la perdita di interessanti opportunità di investimento” puntualizza Enzo Puntillo che poi segnala un aspetto importante:  “I costi più elevati nel nostro segmento sono quelli legati all’implementazione, che sono sostanzialmente simili nei fondi indicizzati. Riteniamo che il debole track record dei fondi passivi nel settore rispetto ai benchmark derivi da questi fattori”.
Ne deriva che le strategie attive godono generalmente del potenziale per sovraperformare gli indici di riferimento in questo settore, mentre quelle passive hanno avuto difficoltà nel tenere il passo con queste performance. I suoi colleghi, Anthony Smouha e Grégoire Mivelaz, co-fund managers credit strategies di Atlanticomnium SA (di GAM), nell’ambito del reddito fisso nei mercati avanzati, suggeriscono di assumere una bassa sensibilità ai tassi di interesse, caratteristica che le strategie passive non sono in grado di cogliere a causa del loro orientamento verso titoli con valutazioni di mercato più elevate.

FinanciaLounge
3 gennaio 2018
Partner
Top