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Vontobel analizza l’impatto del calo dei prezzi del petrolio sui mercati del credito
Gli esperti di TwentyFour AM (boutique di Vontobel) guardano soprattutto agli emittenti high yield per la possibilità di investire in società poco dipendenti dai prezzi del petrolio penalizzate ingiustamente dal mercato
di Leo Campagna 11 Novembre 2025 08:00
L'economia mondiale dovrebbe crescere del 3% quest'anno con, inoltre, il settore manifatturiero più debole di quello dei servizi influendo sulla domanda di petrolio. Secondo le stime dell'Energy Information Administration (EIA) l'offerta globale supererà la domanda a un ritmo record. A pesare concorrono la debolezza dell’attività industriale in Europa, dopo l'invasione russa dell'Ucraina nel 2022, la lenta ripresa della Cina dopo il Covid e i dazi statunitensi che hanno aumentato l’incertezza sulle prospettive economiche.
“La produzione sta aumentando dopo che l'OPEC ha allentato le restrizioni favorendo l’incremento delle attività da parte di diversi produttori, soprattutto gli Stati Uniti, insieme a Brasile, Canada e Guyana. L'EIA prevede che la produzione globale di greggio e combustibili liquidi aumenterà di circa 2,7 milioni di barili al giorno (bpd) nel 2025 e di ulteriori 1,3 milioni di bpd nel 2026, a fronte di una crescita della domanda di soli 1,1 milioni di bpd in entrambi gli anni” fa sapere Felicity Juckes, Portfolio Management, TwentyFour AM (boutique di Vontobel).
Il problema per i produttori di petrolio è che sotto una certa soglia di “pareggio”, l'estrazione non è più conveniente e le aziende potrebbero decidere di aspettare che i prezzi salgano prima di riprendere la produzione. Inoltre, la soglia di pareggio varia molto da compagnia a compagnia. Per esempio una grande società integrata come nel caso di Shell può sostenere il pagamento dei dividendi fintanto che il petrolio rimane sopra i 40 dollari al barile mentre Ithaca Energy, un produttore del Mare del Nord con rating BB, potrebbe ridurre gli investimenti se i prezzi scendono al di sotto dei 50 dollari.
D’altro lato, le industrie ‘energy intensive’, cioè che impiegano tanta energia, dovrebbero beneficiare di un calo dei prezzi del petrolio. Per esempio, dopo tanti anni di pressione competitiva per i costi energetici alti, i produttori chimici europei potrebbero avvantaggiarsi. “Tuttavia, dal momento che il calo del prezzo del petrolio è in parte dovuto al rallentamento dell'attività industriale, il vantaggio netto sarà probabilmente limitato, perché il risparmio sui costi sarà compensato dal calo del fatturato” spiega Juckes.
La manager rivela che preferisce evitare l’esposizione a compagnie che producono unicamente petrolio. Il futuro di queste società dipende molto dai prezzi delle materie prime, alla luce dell’elevato grado di incertezza e la probabilità di nuovi shock geopolitici o politici, come nuovi dazi o cambiamenti nell'offerta. “Nell’ambito degli investimenti obbligazionari, ritroviamo maggior valore lungo la catena di produzione in settori come le condutture midstream e alcune società di servizi petroliferi che hanno modelli di business meno esposti alla volatilità dei prezzi delle materie prime a breve termine” puntualizza Juckes.
Analizzando il segmento del credito high yield europeo, si scopre che le obbligazioni legate all'energia rappresentano solo il 2% circa dell'indice Euro HY. Queste includono sia i produttori che i fornitori di servizi che offrono soluzioni di noleggio attrezzature, logistica e manutenzione. Invece, nel mercato high yield in USD l'esposizione a questa tipologia di emittenti si attesta a circa l'11% dell'indice. “E’ la risultante del ruolo degli Stati Uniti come maggiore produttore di petrolio al mondo. Oltre al fatto che il mercato americano richiede minori vincoli di capitale basati sui criteri ESG rispetto a quello europeo” specifica la Portfolio Management di TwentyFour AM.
Resta il fatto che, se le quotazioni petrolifere restassero basse troppo a lungo, potrebbero far incrementare i tassi di insolvenza in questo settore. “Un evento accaduto negli Stati Uniti tra il 2014 e il 2016 che ha determinato un contesto difficile soprattutto per gli investitori high yield. E’ però vero che in quel frangente è stato anche possibile investire in società poco dipendenti dai prezzi del petrolio, ma che erano state penalizzate ingiustamente. Seguiremo con attenzione l’eventuale configurazione di un altro scenario del genere l’anno prossimo” conclude Juckes.
PRODUZIONE GLOBALE DI GREGGIO IN AUMENTO
“La produzione sta aumentando dopo che l'OPEC ha allentato le restrizioni favorendo l’incremento delle attività da parte di diversi produttori, soprattutto gli Stati Uniti, insieme a Brasile, Canada e Guyana. L'EIA prevede che la produzione globale di greggio e combustibili liquidi aumenterà di circa 2,7 milioni di barili al giorno (bpd) nel 2025 e di ulteriori 1,3 milioni di bpd nel 2026, a fronte di una crescita della domanda di soli 1,1 milioni di bpd in entrambi gli anni” fa sapere Felicity Juckes, Portfolio Management, TwentyFour AM (boutique di Vontobel).
LA ‘SOGLIA DEL PAREGGIO’
Il problema per i produttori di petrolio è che sotto una certa soglia di “pareggio”, l'estrazione non è più conveniente e le aziende potrebbero decidere di aspettare che i prezzi salgano prima di riprendere la produzione. Inoltre, la soglia di pareggio varia molto da compagnia a compagnia. Per esempio una grande società integrata come nel caso di Shell può sostenere il pagamento dei dividendi fintanto che il petrolio rimane sopra i 40 dollari al barile mentre Ithaca Energy, un produttore del Mare del Nord con rating BB, potrebbe ridurre gli investimenti se i prezzi scendono al di sotto dei 50 dollari.
LE INDUSTRIE ‘ENERGY INTENSIVE’
D’altro lato, le industrie ‘energy intensive’, cioè che impiegano tanta energia, dovrebbero beneficiare di un calo dei prezzi del petrolio. Per esempio, dopo tanti anni di pressione competitiva per i costi energetici alti, i produttori chimici europei potrebbero avvantaggiarsi. “Tuttavia, dal momento che il calo del prezzo del petrolio è in parte dovuto al rallentamento dell'attività industriale, il vantaggio netto sarà probabilmente limitato, perché il risparmio sui costi sarà compensato dal calo del fatturato” spiega Juckes.
MAGGIOR VALORE LUNGO LA CATENA DI PRODUZIONE
La manager rivela che preferisce evitare l’esposizione a compagnie che producono unicamente petrolio. Il futuro di queste società dipende molto dai prezzi delle materie prime, alla luce dell’elevato grado di incertezza e la probabilità di nuovi shock geopolitici o politici, come nuovi dazi o cambiamenti nell'offerta. “Nell’ambito degli investimenti obbligazionari, ritroviamo maggior valore lungo la catena di produzione in settori come le condutture midstream e alcune società di servizi petroliferi che hanno modelli di business meno esposti alla volatilità dei prezzi delle materie prime a breve termine” puntualizza Juckes.
PETROLIO E CREDITO HIGH YIELD
Analizzando il segmento del credito high yield europeo, si scopre che le obbligazioni legate all'energia rappresentano solo il 2% circa dell'indice Euro HY. Queste includono sia i produttori che i fornitori di servizi che offrono soluzioni di noleggio attrezzature, logistica e manutenzione. Invece, nel mercato high yield in USD l'esposizione a questa tipologia di emittenti si attesta a circa l'11% dell'indice. “E’ la risultante del ruolo degli Stati Uniti come maggiore produttore di petrolio al mondo. Oltre al fatto che il mercato americano richiede minori vincoli di capitale basati sui criteri ESG rispetto a quello europeo” specifica la Portfolio Management di TwentyFour AM.
CREDITO, FOCUS SUGLI EMITTENTI PENALIZZATI DAL MERCATO
Resta il fatto che, se le quotazioni petrolifere restassero basse troppo a lungo, potrebbero far incrementare i tassi di insolvenza in questo settore. “Un evento accaduto negli Stati Uniti tra il 2014 e il 2016 che ha determinato un contesto difficile soprattutto per gli investitori high yield. E’ però vero che in quel frangente è stato anche possibile investire in società poco dipendenti dai prezzi del petrolio, ma che erano state penalizzate ingiustamente. Seguiremo con attenzione l’eventuale configurazione di un altro scenario del genere l’anno prossimo” conclude Juckes.
