L'outlook

Neuberger Berman: sull'inflazione Usa da monitorare segnali di stress dei consumi

Neuberger Berman, nella Prospettive settimanali del CIO a cura di Shannon Saccocia, rileva che la fiducia dei consumatori resiste per ora alle previsioni di un rapido calo dei risparmi accumulati durante la pandemia

di Virgilio Chelli 23 Febbraio 2024 12:34
financialounge -  azionario inflazione mercati Neuberger Berman Shannon Saccocia
Il primo dei “Dieci temi di investimento” individuati da Neuberger Berman nell’outlook “Soluzioni per il 2024” poneva l'accento sulle crescenti sfide per i consumatori. La resilienza dell’economia Usa nel 2023 è stata determinata dalla bassa disoccupazione e dall’aumento dei risparmi accumulati nella pandemia, che secondo l’opinione di molti economisti erano destinati a ridursi. Per questo, in presenza di inflazione e tassi ancora elevati, si temeva un indebolimento del potere d'acquisto che avrebbe potuto rallentare la crescita.

IL RISPARMIO IN ECCESSO PUÒ TENERE PER TUTTO IL 2024


Ma questo non si è verificato, sottolinea Neuberger Berman nella Prospettive settimanali del CIO a cura di Shannon Saccocia, Chief Investment Officer—NB Private Wealth, rilevando che secondo molti esperti ritengono che il fenomeno dei risparmi in eccesso possa protrarsi per tutto il 2024. Intanto gli indici di fiducia e le vendite al dettaglio in USA sono in salute, e la crescita del PIL supera le attese. I recenti dati sull'inflazione potrebbero essere un campanello d'allarme e se dovessero continuare a salire oltre le attese e i tassi rimanere elevati a lungo, i consumatori USA potrebbero iniziare alle pressioni.

SEGNALI DI STESS NEL CREDITO AL CONSUMO


Saccocia vede già i primi segnali di stress, messi in luce dall’aumento delle morosità nel credito al consumo, e anche se la situazione dei mutui rimane stabile, nel quarto trimestre del 2023 un non trascurabile 8,5% dei saldi delle carte di credito e il 7,7% dei prestiti per l'acquisto di auto sono scivolati in mora. Si osserva una discrepanza simile anche nei sondaggi sulla fiducia dei consumatori. In linea generale, la fiducia dei consumatori statunitensi è in crescita da oltre un anno; tuttavia, con il dettaglio dell’indice dell’Università del Michigan che indica che, dal secondo semestre del 2023, si è registrato un miglioramento del sentiment tra le persone con redditi medio-alti, mentre è rimasto invariato tra quelle con redditi più bassi.

EFFETTI STAGIONALI SUL DATO DI GENNAIO


L’esperta di Neuberger Berman analizza gli ultimi dati sull'inflazione che segnalano possibili campanelli d'allarme per i consumatori con reddito medio, che stanno per risentire dell’inflazione persistente e di meno tagli ai tassi nel 2024, ma non inevitabilmente. Sul dato di gennaio hanno pesato effetti stagionali che potrebbero non perdurare. Sul mercato abitativo l’affitto delle case primarie ha proseguito la traiettoria discendente, iniziata un anno fa, mentre l’affitto equivalente rappresenta solo una stima dei proprietari, pur essendo cruciale nel calcolo dell’inflazione.

UN RISCHIO SEMPRE MENO PROBABILE


Inoltre, l’esperta di Neuberger Berman osserva che l’inflazione dei beni non discrezionali e di prima necessità che il consumatore di fascia media è già in grado di affrontare più agevolmente, potrebbe non essere così persistente come suggeriscono i dati di gennaio. Se il trend sarà confermato, questi consumatori potranno continuare ad acquistare ciò di cui hanno bisogno senza troppi problemi. Questo era uno dei rischi principali identificati nell’outlook “Soluzioni per il 2024”, rileva in conclusione Saccocia, “anche se ora è sempre meno probabile”.

ATTENZIONE AI POSSIBILI CAMPANELLI DI ALLARME


Secondo Neuberger Berman, un aspetto a cui prestare attenzione è una ri-accelerazione dell’inflazione, o una prolungata persistenza sui livelli attuali. Ulteriori campanelli d’allarme potrebbero emergere da maggior fragilità delle vendite al dettaglio dei beni di prima necessità, o da un incremento delle difficoltà nel rimborso dei mutui. Queste dinamiche potrebbero essere interpretate come segnali premonitori che la prospettiva di un'economia resiliente è forse troppo ottimistica, o che quello che ci si aspettava fosse un “atterraggio morbido”, si stia in realtà rivelando un “atterraggio duro”.
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