Moneta in picchiata

Credit Suisse: la crisi in Ucraina peserà molto a lungo sull'andamento del rublo russo

Credit Suisse, in un’analisi firmata da Florence Hartmann, Emerging Market Bond and FX Strategist, prevede debolezza prolungata per la moneta russa con impatto negativo sull’economia e possibilità di recessione

di Virgilio Chelli 2 Marzo 2022 09:57
financialounge -  Credit Suisse Florence Hartmann Morning News rublo Russia Ucraina
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Le ulteriori sanzioni sulla Russia annunciate dall'Occidente hanno fatto crollare il rublo. Oltre all'esclusione di alcune banche russe dal circuito internazionale di comunicazione sui pagamenti Swift, le sanzioni prendono di mira anche la banca centrale della Russia, con gli Stati Uniti che hanno vietato le transazioni con la controparte di Mosca. Il congelamento delle riserve di valuta estera della banca centrale mira alla capacità della banca centrale di difendere il rublo con le sue riserve. La banca centrale moscovita ha diminuito le sue riserve in dollari negli ultimi anni, ma detiene ancora una gran parte delle sue riserve in euro e, in misura minore, in sterline. Le riserve di oro e yuan sono di limitata utilità per difendere il rublo sul mercato del dollaro, per cui sarà sempre più difficile per la banca centrale russa vendere il suo oro in cambio di valuta forte.

CAPACITÀ LIMITATA DI SUPPORTARE IL RUBLO


Lo sottolinea Credit Suisse in un’analisi firmata da Florence Hartmann, Emerging Market Bond and FX Strategist, ricordando che per la prima volta da anni la banca centrale russa è intervenuta sul Forex per sostenere il rublo. Il che, secondo l’esperto di Credit Suisse, potrebbe in qualche spiegare i movimenti piuttosto contenuti del rublo la scorsa settimana, paragonabili in scala a quelli verificati durante la crisi della Crimea del 2014. Ma le sanzioni rendono ora difficile per la banca centrale russa vendere la sua valuta estera contro la valuta locale, il che ne limita la capacità di sostenere il rublo. La banca centrale ha anche aumentato il tasso di interesse base dal 9,50% al 20%, un passo che ha però fatto poco per alleviare la pressione sul rublo, che è sceso temporaneamente a 118 contro il dollaro prima di invertire leggermente.

PEGGIORATA LA VISIBILITÀ SUGLI ASSET RUSSI


Nel complesso, secondo l’analisi di Credit Suisse, la visibilità sugli asset locali russi è peggiorata significativamente. Oltre alle implicazioni finanziarie delle sanzioni occidentali, le conseguenze economiche sull'economia russa non possono ancora essere pienamente quantificate. In combinazione con la debolezza del rublo, le sanzioni probabilmente spingeranno l'inflazione più in alto, mentre l'inasprimento delle condizioni finanziarie metterà ulteriore pressione sull'attività economica.

RISCHIO DI SPINGERE L’ECONOMIA IN RECESSIONE


L'elevata incertezza, spiega l’esperto di Credit Suisse, unita alla diminuzione degli investimenti stranieri e alle restrizioni di accesso alla tecnologia e al sistema finanziario globale, probabilmente andrà a smorzare la crescita economica, rischiando di spingere l'economia russa in recessione. Anche il premio di rischio sulle attività locali russe russe è notevolmente aumentato di conseguenza. Date le fosche prospettive economiche, secondo Credit Suisse è probabile che il rublo rimanga debole più a lungo.

PROSPETTIVE MOLTO INCERTE A LUNGO TERMINE


Per questo Credit Suisse sta adeguando la sua previsione del cross dollaro/rublo a 3 e 12 mesi a 110, anche se l'incertezza intorno a queste previsioni è insolitamente elevata. Inoltre, la Russia ha deciso di imporre controlli sui capitali, il che il che significa effettivamente che il rublo non è più una moneta pienamente fluttuante. I cambiamenti politici e geopolitici potrebbero quindi pesare considerevolmente sul rublo in futuro, conclude Credit Suisse, rendendo le prospettive a lungo termine molto incerte.
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