Credit Suisse: lo spreco alimentare globale costa 3.600 miliardi di dollari l’anno

Il report
di Redazione 9 Giugno 2021 - 20:00

In “The global food system: identifying sustainable solutions” l’azienda analizza le discrepanze in termini di nutrizione tra i Paesi della terra, proponendo buone pratiche per combattere sprechi e disturbi alimentari

Il Credit Suisse Research Institute (CSRI) ha pubblicato un nuovo rapporto di ricerca intitolato “The global food system: identifying sustainable solutions”, il primo sotto il nuovo presidente del Consiglio di amministrazione António Horta-Osório. Il rapporto esamina le discrepanze nella produzione e nello spreco di cibo ed evidenzia le potenziali soluzioni per ridurre il costo annuale stimato di 13 600 miliardi di dollari.

LE SPROPORZIONI NELLA NUTRIZIONE A LIVELLO GLOBALE

Un sistema alimentare globale sostenibile è vantaggioso per la salute umana e per l’ecosistema del nostro pianeta. Tuttavia, nel mondo, quasi 700 milioni di persone sono denutrite, mentre il 40% della popolazione adulta è in sovrappeso o obesa. Secondo alcuni studi il 20% dei decessi totali tra gli adulti può essere imputato a rischi alimentari. Il lavoro precedente del CSRI si è concentrato su come il consumo di zuccheri e di grassi incida sull’obesità. Per affrontare queste sfide dovranno cambiare sia la produzione che il consumo di cibo. Gli ostacoli che devono essere superati riguardano la necessità di una regolamentazione più severa e una riorganizzazione del settore agricolo globale.

LA PRODUZIONE E IL CONSUMO DI CIBO COMPORTANO UN GRANDE IMPATTO AMBIENTALE

Ma la malnutrizione non è l’unica ragione per cui il sistema alimentare globale deve cambiare. La produzione e il consumo di cibo provocano già più del 20% delle emissioni globali di gas serra e assorbono più del 90% del consumo mondiale di acqua dolce. Il probabile aumento della popolazione mondiale a 10 miliardi entro il 2050, insieme a un ulteriore mutamento nelle abitudini alimentari, soprattutto nella classe media emergente in espansione, potrebbe accrescere le emissioni legate al cibo di un ulteriore 46%, mentre la domanda di terreni agricoli potrebbe aumentare del 49%. Tutto ciò è incompatibile con la necessità di raggiungere l’obiettivo delle emissioni zero a livello globale entro il 2050.

LA PERDITA E LO SPRECO DI CIBO DEVONO ESSERE CONTRASTATI

Le sfide associate alla malnutrizione e all’impronta ambientale potrebbero essere in parte affrontate combattendo la perdita e lo spreco di cibo. Più del 30% del cibo prodotto viene perso o sprecato, il che significa che nel 2019 circa 408 miliardi di dollari di cibo prodotto sono rimasti invenduti o non consumati. Il costo combinato economico, ambientale e sociale legato allo spreco di cibo è stimato in 2600 miliardi di dollari dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO). Eliminando questo spreco solo negli Stati Uniti e in Europa si potrebbe aggiungere il 10% all’approvvigionamento di cibo disponibile nel mondo. Le soluzioni devono concentrarsi sull’intera supply chain, dato che circa il 50% delle perdite e degli sprechi alimentari si registra durante la fase di produzione e gestione, mentre il 45% nella fase di distribuzione e consumo.

SU CHI INCIDE MAGGIORMENTE LA SOSTENIBILITÀ ALIMENTARE?

La compresenza di denutrizione, obesità ed impronta ambientale della produzione e dello spreco di cibo non influiscono nello stesso modo in tutti i Paesi, il che rende necessarie soluzioni o strategie diverse per zone del mondo diverse. Grazie al Food Sustainability Index, sviluppato dal Barilla Center for Food and Nutrition, Credit Suisse ha scoperto che la Francia, i Paesi Bassi e il Canada raggiungono il punteggio migliore, mentre in Russia, Bulgaria e negli Emirati Arabi Uniti la sostenibilità è ai livelli più bassi. Le sfide relative alla sostenibilità sono differenti da Paese a Paese: quelli sviluppati ottengono un punteggio peggiore in termini di modelli alimentari e spreco di cibo, mentre gli emergenti devono affrontare la problematica della perdita di cibo e della qualità della vita in generale.

DEVONO CAMBIARE LE ABITUDINI ALIMENTARI

Un cambiamento nell’alimentazione a favore della cosiddetta plant-based diet sembra inevitabile per rendere il sistema alimentare globale più sostenibile. Secondo gli studi un’alimentazione a base vegetale non solo ha un’intensità di emissioni di circa il 90% inferiore a quella di una dieta media attuale, ma può anche ridurre il numero di decessi prematuri tra gli adulti di circa 11 milioni.

L’AGRICOLTURA DEVE DIGITALIZZARSI

Eppure il solo cambiamento dell’alimentazione non basta a rendere il sistema alimentare più sostenibile. Ulteriori miglioramenti possono essere raggiunti con l’utilizzo su larga scala di nuove tecnologie. Il rapporto di Credit Suisse mette in evidenza più di 70 soluzioni tra cui l’agricoltura verticale e l’agricoltura di precisione.

ALTRE CARTE VINCENTI CONTRO LO SPRECO DI CIBO

Per combattere lo spreco alimentare, azioni indubbiamente efficaci sono donare e condividere il cibo. In questo, possono essere d’aiuto anche le soluzioni circolari come quelle che sfruttano i rifiuti alimentari per creare nuovi prodotti. Inoltre, si stanno sviluppando soluzioni di imballaggio intelligenti che non solo contribuiscono a migliorare i rendimenti produttivi, ma soprattutto consentono di ridurre la perdita e lo spreco di cibo in tutta la catena di approvvigionamento, dalla produzione al consumatore. Lo sviluppo e l’introduzione di soluzioni di raffreddamento e conservazione permetterebbero, infine, di prolungare ancora di più la durata degli alimenti.

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