Fisco e busta paga, ecco come pagare meno tasse

Le imposte sul lavoro dipendente
di Fabrizio Arnhold 7 Giugno 2021 - 12:30

La tassa principale che grava sui redditi dei lavoratori dipendenti è l’Irpef, maggiorata dalle addizionali comunali e regionali. Ci sono alcuni importi che sono esentasse e fino a 40mila euro sono previste sconti e agevolazioni fiscali

Tempo di dichiarazione dei redditi, ogni contribuente deve fare i conti con balzelli e imposte da versare. Tra acconti e saldi, ci si accorge che si pagano sempre troppo tasse. I lavoratori subordinati, a differenza dei lavoratori autonomi, subiscono la trattenuta direttamente in busta paga. Ma è possibile pagare meno tasse? Proviamo a fare chiarezza nella giungla delle detrazioni.

IL SOSTITUTO DI IMPOSTA

I lavoratori dipendenti possono utilizzare il datore di lavoro come sostituto di imposta. Questo consente di velocizzare le attività di pagamento delle imposte. In caso di credito Irpef, tramite il sostituto di imposto sarà possibile incassarlo in busta paga. E il discorso vale anche per le tasse da pagare che vengono direttamente trattenute nel cedolino.

LA BUSTA PAGA

La busta paga è composta da diverse voci: la retribuzione lorda erogata; le somme trattenute; il netto percepito. Ma quali sono le imposte che gravano sul lavoratore dipendente? La principale è l’Irpef. Si tratta di una tassa progressiva che aumenta in base al reddito. Per semplificare, più si guadagna e maggiore sarà la quota da versare. Il meccanismo è quello delle aliquote crescenti applicate a diversi scaglioni di reddito.

GLI SCAGLIONI IRPEF

L’imposta lorda si calcola applicando ad ogni scaglione una diversa tipologia di prelievo. Il lavoratore che guadagna fino a 15mila euro lordi, verserà il 23 per cento; oltre i 15mila e fino a 28mila euro l’aliquota è del 27 per cento; fino a 55mila euro l’aliquota sale al 38 per cento. Per i redditi fino a 75mila euro lordi è prevista un’aliquota del 41 per cento che sale al 43 per cento per i redditi più alti di 75mila euro. Facciamo un esempio per semplificare: se un lavoratore dipendente guadagna 30mila euro lordi, sarà soggetto a un’imposta lorda del 23 per cento per i primi 15mila euro (3.450 euro), a cui si somma il 27 per cento sui redditi da 15mila e 28mila euro (3.510 euro), più il 38 per cento per i restanti 2mila euro (760 euro). In totale, quindi, un reddito lordo di 30mila euro è soggetto al pagamento di un importo Irpef di 7.720 euro. Per redditi da lavoro dipendente fino a 8.145 euro è prevista una “no tax area”.

LE IMPOSTE COMUNALI E REGIONALI

Oltre all’Irpef, i Comuni e le regioni possono introdurre una addizionale comunale e regionale all’Irpef. Il lavoratore, quindi, pagherà tale imposta sulla base di quanto stabilito dal proprio Comune di residenza e delle aliquote fiscali deliberata dalla Regione. C’è poi anche da considerare che un’ulteriore trattenuta in busta paga è quella per i contributi previdenziali.

LE TRATTENUTE PREVIDENZIALI

La quota a carico del lavoratore, che viene trattenuta in busta paga, è generalmente pari al 9,19%, ma possono essere applicate aliquote diverse in base al settore di attività e alla tipologia di rapporto di lavoro. Un’altra quota da versare, invece, spetterà al datore di lavoro. Ci sono anche casi in cui il lavoratore, oltre alla contribuzione previdenziale, concorre a pagare anche i fondi che erogano trattamenti di integrazione salariale (fondi bilaterali o Cigs) e i fondi previdenziali e sanitari previsti dalla contrattazione collettiva.

IL BONUS DA 100 EURO

Come alleggerire, quindi, il carico fiscale? Per prima cosa si può richiedere il bonus Renzi che oggi è stato sostituito da un credito di imposta da 100 euro. Si tratta di una integrazione del reddito di importo pari a 100 euro mensili, per un totale di 1.200 euro all’anno, che viene riconosciuto a titolari di redditi da lavoro dipendente o assimilati non superiori a 28mila euro all’anno.

LA DETRAZIONE FISCALE FINO A 40MILA EURO

Per i lavoratori con redditi superiori ai 28mila euro annui, c’è la possibilità di ridurre il carico fiscale in busta paga accedendo alla detrazione fiscale introdotta lo scorso anno e confermata per il 2021, che spetta per redditi compresi tra i 28mila e 40mila euro all’anno. Lo sconto fiscale parte sempre da 100 euro e decresce fino ad arrivare al valore di 80 euro in corrispondenza di un reddito di 35mila euro lordi. Oltre questa soglia, l’importo della detrazione continua a decrescere fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40mila euro di reddito. Per ricevere questo aumento in busta paga non occorre fare nulla: lo sconto sarà accreditato direttamente e in automatico dal datore di lavoro che svolge il ruolo di sostituto di imposta.

BUONI PASTO ESENTASSE

Il lavoratore dipendente, inoltre, non pagherà le tasse su alcuni importi che vengono erogati dal datore di lavoro, tra cui i buoni pasto elettronici, i buoni spesa, i buoni benzina o altre misure di welfare aziendale concesse ai dipendenti fino alla soglia massima di 258,23 euro all’anno, che diventano il doppio (516,46 euro) solo per il 2020, per far fronte alla crisi e alle restrizioni imposte dall’emergenza Covid.

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