Perché non si deve rinunciare alle obbligazioni corporate dei mercati emergenti

12 settori rappresentati
di Leo Campagna 14 Aprile 2021 - 18:00

Per gli esperti di Credit Suisse Asset Management i corporate bond emergenti offrono uno spread creditizio maggiore e una leva finanziaria netta minore a parità di rating rispetto agli omologhi dei paesi sviluppati

Le basi del debito corporate dei mercati emergenti sono state gettate nel novembre 2007 quando JP Morgan lanciò la sua serie di Corporate Emerging Markets Bond Index (CEMBI). Da allora la composizione è notevolmente cambiata, rispecchiando la crescita e l’evoluzione della classe di attivi. Anche la diversificazione per paese è aumentata notevolmente: 59 paesi (contro i 16 precedenti) sono ora rappresentati nell’indice. Nel 2007, i primi cinque paesi costituivano il 70% dell’indice, oggi solo il 26%.

RAPPRESENTATI 12 SETTORI

Sono rappresentati 12 settori (invece dei 7 originari) con il peso maggiore per i finanziari, seguito da quello delle risorse naturali, sulla scia della grande ricchezza di molte economie emergenti. In termini di rating medio, infine, il JP Morgan CEMBI Broad Diversified Index si colloca all’estremo inferiore della fascia investment grade, con una valutazione Baa3 / BBB– / BBB– (Moody’s/S&P/ Fitch). Per quanto riguarda i rischi specifici connessi ai mercati emergenti che gli investitori devono prendere in considerazione, in primis figurano la stabilità politica e il quadro normativo e istituzionale delle economie emergenti che accusano ritardi rispetto ai mercati sviluppati.

GLI ASPETTI LEGATI ALLA CORPORATE GOVERNANCE

“Molta attenzione va inoltre rivolta alla vigilanza che tutela l’investitore e pure gli aspetti legati alla corporate governance, dal momento che gli emittenti sono spesso aziende importanti della scena economica e politica”, puntualizzano i manager di Credit Suisse Asset Management che, al contempo, segnalano un aspetto interessante: nel 2020, i tassi d’insolvenza nel settore dell’high yield statunitense sono stati molto più alti rispetto a quelli registrati nel segmento dell’alto rendimento dei mercati emergenti. Ciò è dovuto alla forte esposizione del paniere USA alle imprese private del settore dell’energia.

IL DUPLICE RAPPORTO CON LE MATERIE PRIME

Infine, se è vero che i prezzi delle materie prime sostengono molte economie emergenti, va tuttavia osservato che molte di esse sono anche importatrici di commodity. “Se si analizza l’indice delle obbligazioni dei mercati emergenti sovrane in dollari USA (JP Morgan EMBI Global Diversified Index) il 60% dell’indice è composto da aziende esportatrici di materie prime e il 24,5% da società importatrici. Inoltre, i ricavi di molte compagnie legate alle commodity sono in dollari USA, mentre i costi sono spesso espressi nelle rispettive valute locali”, riferiscono i professionisti di Credit Suisse Asset Management.

UNA GAMMA AMPIA E INTERESSANTE DI OPPORTUNITÀ

Secondo i quali, gli investitori che ignorano le obbligazioni corporate dei mercati emergenti privano i loro portafogli di una gamma ampia e interessante di opportunità. E questo vale sia per chi punta esclusivamente sui governativi dei mercati emergenti (in dollari USA o valuta locale) e sia per coloro che privilegiano i corporate bond dei mercati sviluppati.

UNO SPREAD CREDITIZIO MAGGIORE

“L’asset class delle obbligazioni corporate dei mercati emergenti è cresciuta notevolmente e si è trasformata in un universo molto più diversificato. Ne sono una conferma la volatilità, nettamente inferiore delle obbligazioni corporate dei mercati investment grade rispetto a qualche anno fa, e gli allettanti rendimenti corretti per il rischio offerti negli ultimi anni”, fanno presente gli esperti di Credit Suisse Asset Management che poi concludono: “A fronte di un profilo di rischio maggiore rispetto ai mercati sviluppati, soprattutto per quanto attiene alla corporate governance e al quadro istituzionale, le imprese dei mercati emergenti offrono in cambio uno spread creditizio maggiore e una leva finanziaria netta minore a parità di rating”.

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