La Fed rafforza l’impegno, Wall Street apprezza ma non si infiamma

Politica monetaria
di Virgilio Chelli 17 Dicembre 2020 - 8:10

Nell’ultima riunione del 2020 Jay Powell mantiene il programma aggressivo di acquisti di asset ma non si impegna sulle scadenze lunghe dei Treasury che il mercato si aspettava

Parlare di delusione sarebbe troppo, ma forse il mercato si aspettava qualcosa di più dall’ultima riunione del FOMC della Federal Reserve del burrascoso 2020. La banca centrale americana guidata da Jay Powell ha infatti annunciato un rafforzamento del programma di acquisto di titoli di debito federale, ma non ha annunciato una concentrazione degli acquisti sulla parte lunga della curva per frenare le aspettative di inflazione, in cui il mercato invece sperava. I principali indici di Wall Street hanno accolto l’annuncio della Fed con uno spunto al rialzo, ma non con un applauso. Gli investitori sono stati confortati dalla conferma che i tassi di interesse resteranno vicini a zero almeno fino al 2023, per consentire all’economia di tornare stabilmente a livelli pre-pandemia, ma avrebbero gradito che l’asticella venisse alzata sugli acquisti delle scadenze lunghe del debito federale, per smorzare sul nascere le aspettative di una possibile stretta creditizia.

NESSUNA SCADENZA TEMPORALE

A confortare il mercato è stata soprattutto l’eliminazione dal comunicato finale e anche dalle parole pronunciate in conferenza stampa da Powell di ogni riferimento temporale alla conclusione del supporto incondizionato all’economia, che nei precedenti comunicati era genericamente indicato ‘nei mesi a venire’. Il che vuol dire che gli acquisti mensili di $80 mld di Treasury e di $40 mld in titoli rappresentativi di mutui andranno avanti fino a che sarà necessario per rimettere l’economia su un sentiero di crescita stabile, consolidato e duraturo con un ritorno dei livelli occupazionali a livelli soddisfacenti. Ma non è stata annunciata, almeno ufficialmente, una concentrazione degli acquisti su titoli del Tesoro a più lunga scadenza, dai 10 ai 30 anni, per smorzare sul nascere ogni tensione al rialzo dei tassi che venisse alimentata da attese di inflazione, soprattutto dopo che la stessa Fed ha annunciato la scorsa estate che avrebbe tollerato uno sfondamento oltre il target del 2%.

EURO SEMPRE FORTE SU DOLLARO

L’annuncio della Fed ha determinato un temporaneo avanzamento dei rendimenti dei T-bond a 10 anni, rientrato subito dopo, mentre ha sostenuto il cambio dell’euro contro dollaro, che ha recuperato livelli vicini a 1,20, a conferma del fatto che il mercato non vede comunque almeno per ora un biglietto verde sostenuto dalla prospettiva di tassi di interesse più elevati dei titoli del debito federale americano, anche perché la nuova amministrazione Biden dovrebbe spingere sull’acceleratore della spesa finanziata in deficit, e la Fed non farà mancare il suo supporto acquistando T-bond, che lo dichiari ufficialmente o meno.

OUTLOOK ECONOMICO MIGLIORATO

Dai tempi della grande crisi di 10 e passa anni fa, la Fed non ha mai fatto mancare il suo supporto in termini di acquisti di debito federale sulle scadenze più lunghe, anche perché in questo modo supporta sia il mercato immobiliare, sia l’economia in generale, tenendo basso il costo del denaro che ha nel tasso del T-bond a 10 anni il suo punto di riferimento. Un altro elemento che probabilmente non è dispiaciuto a Wall Street è rappresentato dall’aggiornamento dell’outlook per l’economia fornito dalla Fed, secondo cui quest’anno la contrazione dell’economia alla fine sarà limitata al 2,4%, meno del 3,7% stimato a settembre, per riprendere a crescere tra il 4% e il 5% l’anno prossimo, anche in questo caso meglio delle precedenti previsioni.

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