Recessione, americani preoccupati ma i consumi crescono

consumi
di Redazione 3 Ottobre 2019 - 9:32

Gli americani sono più preoccupati ora di una recessione rispetto al 2008, ma il lungo mercato toro di Borsa, la disoccupazione ai minimi storici e i consumi ben intonati restano rassicuranti

Come se non bastasse l’inversione della curva dei tassi, con quelli dei titoli di stato Usa (Treasury) a tre mesi che offrono un rendimento superiore a quelli decennali, a riaccendere il dibattito sull’imminenza di una recessione in America, si sono aggiunti i dati deludenti relativi al manifatturiero Usa. L’Institute for Supply Management ha comunicato che a settembre l’indice ISM della manifattura americana è calato ulteriormente dai 49,1 punti di agosto a 47,8 punti, un livello al di sotto delle attese degli analisti che prevedevano un dato a 50,4 punti. L’indice è pertanto rimasto per il secondo mese consecutivo (cosa che non si verificava dall’inizio del 2016) sotto quota 50 punti, livello che circoscrive il confine tra espansione – per valori oltre 50 – e contrazione del settore manifatturiero statunitense.

AMERICANI PIÙ PREOCCUPATI CHE PRIMA DELLA GRANDE RECESSIONE

Il dibattito sulla recessione, che è salito di intensità anche alla luce dell’avvio dell’indagine formale per impeachment del Presidente Trump, presenta però una sorpresa: ci sono più americani che si aspettano una recessione economica adesso di quanto non lo fossero appena prima dell’inizio della Grande Recessione.

IL SONDAGGIO DI GALLUP

A rivelarlo un sondaggio di Gallup condotto dal 3 al 15 settembre, dopo l’entrata in vigore dell’ultimo round di tariffe cinesi ma prima dell’ultimo taglio dei tassi di interesse, e pubblicato venerdì 20 settembre. In base al sondaggio, il 49% dei partecipanti ha dichiarato che una recessione arriverà probabilmente nei prossimi 12 mesi: nell’ottobre 2007, due mesi prima dell’inizio della Grande recessione, la percentuale non andava oltre il 40%.

AMPIA DIVERGENZA DI OPINIONI TRA REPUBBLICANI E DEMOCRATICI

Sono tuttavia emersi due elementi che permettono di interpretare meglio i dati. In primo luogo c’è una profonda differenza a seconda dell’inclinazione politica. Infatti mentre il 74% dei democratici ha dichiarato che una recessione probabilmente si verificherà entro un anno, soltanto il 21% dei repubblicani propende per questa ipotesi. In secondo luogo, sebbene il 49% delle persone abbia dichiarato a Gallup che una recessione è abbastanza probabile o molto probabile, un altro 50% ha affermato che una recessione non è troppo probabile o non è affatto probabile.

MERCATO TORO DI BORSA DA 10 ANNI E DISOCCUPAZIONE AL 3,7%

Dopotutto, il mercato toro in Borsa resiste da 10 anni, il tasso di disoccupazione è schiacciato al 3,7% e i consumi restano ben intonati. I cittadini, esattamente come gli esperti di mercato, sono divisi: alcuni respingono i discorsi sulla recessione, ma altri sostengono che alla fine del 2020 si verificherà una recessione. “Mentre alcuni indicatori economici rimangono solidi, molti economisti stanno segnalando l’allarme per l’arrivo di una recessione nel prossimo futuro. Quest’ultimo sondaggio rileva che non tutti gli americani stanno prendendo sul serio quell’avvertimento ” hanno commentato gli autori del sondaggio Gallup. Un dibattito che vede protagonisti anche i grandi asset manager internazionali da cui spesso dipendono le scelte di portafoglio di molti piccoli e medi investitori.

PIMCO: OPPORTUNITÀ DA SFRUTTARE MA CON PRUDENZA

Per esempio, Joachim Fels, consulente economico globale, e Andrew Balls, CIO Global Fixed Income di PIMCO nell’articolo “Scovare opportunità in una fase di debolezza economica”, ammettono che è vero che l’economia globale sta per entrare in una “finestra di debolezza” fatta di bassa crescita che richiederà cautela su azioni e credito, ma aggiungono anche che un ulteriore rallentamento o perfino una recessione moderata non necessariamente porterebbero ad un impatto importante sui mercati e sugli spread. Al contrario offrirà anche opportunità da sfruttare sebbene con l’avvertenza di ricordare che, essendo alla fine di un lungo ciclo di acquisti sugli asset a rischio, è consigliabile un focus molto attento sulla gestione della liquidità.

GAM: SOVRAPPESO NELL’AZIONARIO MA ANCHE STRUMENTI DI PROTEZIONE

Secondo Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) Sgr, sono tre gli elementi costruttivi “ai quali ancorare le scelte di breve periodo”: i numeri ‘reali’ che non confermano affatto una recessione in arrivo, il supporto dalle banche centrali che restano accomodanti, e le elezioni del 2020 in America con Trump a caccia del secondo mandato. “Questi tre fattori costruttivi – sostiene nell’articolo “Tre fattori di ottimismo sui mercati” Benetti – ci portano a confermare il sovrappeso azionario nei portafogli multi-asset. D’altro canto, la fragilità dell’argomento TINA (There is no alternative alle azioni, ndr) fa sì che il sovrappeso sia contenuto e la nostra diversificazione la più ampia possibile, anche in strumenti che abbattono i rischi di inversione della direzionalità, come ad esempio strategie multi asset a bassa volatilità”.

Tre fattori di ottimismo sui mercati

Tre fattori di ottimismo sui mercati

ALLIANZ GI: L’ESPERIENZA DEL 2015-2016 OFFRE SPUNTI INCORAGGIANTI

Greg Meier, Senior US Economist Director di Allianz Global Investors, dal canto suo, pur riconoscendo che i modelli interni di AllianzGI segnalino difficoltà di carattere strutturale, un aumento delle fragilità e una maggiore volatilità per un certo periodo, una recessione nei prossimi 12 mesi non è affatto certa. “Se osserviamo quanto accaduto per esempio nel biennio 2015 -2016, possiamo constatare come sia stato già affrontato di recente un periodo di rallentamento” riferisce l’esperto nell’articolo Perché non c’è una recessione in vista che poi aggiunge: “In quell’occasione ad animare i timori degli investitori fu l’improvvisa svalutazione dello yuan cinese che mise in discussione la crescita globale e che determinò un violento sell off (vendita sul mercato senza limiti di prezzo e di quantità) degli asset rischiosi e una caduta del petrolio fino a 26 dollari al barile.

GOLDMAN SACHS: NESSUNA RECESSIONE IN VISTA

Tra i grandi asset manager che non sembrano preoccupati dell’arrivo di una recessione negli Stati Uniti figura Goldman Sachs che, come illustrato nell’articolo Goldman Sachs non vede una recessione Usa. Fed, ultimo taglio a ottobre, reputa eccessivi i timori di recessione e si aspetta che il ciclo di ribassi dei tassi intrapreso dalla banca centrale statunitense a fine luglio si concluda questo mese, proprio perché non ritiene che la Federal Reserve debba presto trovarsi a combattere una recessione.

Financialounge - Telegram