Azionario, ora il quadro delle valutazioni si è molto indebolito

Duncan Lamont
di Redazione 4 Maggio 2019 - 9:14

Secondo Lamont (Schroders) Wall Street è il listino con le valutazioni più tirate ma è meglio non scommettere contro l’equity Usa e mantenere un’esposizione bilanciata ai mercati azionari globali

Investire nei mercati azionari comporta assumersi dei rischi ed essere consapevoli che si andrà incontro a fasi anche piuttosto turbolente, in cui i prezzi possono perdere rapidamente quota. Periodi, come quello sperimentato nel quarto trimestre dello scorso anno, nei quali gli indici dei mercati azionari accusano perdite anche superiori ai venti punti percentuali. Tuttavia, gli investitori che hanno saputo non farsi prendere dal panico a dicembre, magari anche grazie ai preziosi consigli dei consulenti di fiducia, hanno potuto beneficiare di una lauta ricompensa nei primi quattro mesi di quest’anno.

DA TOKYO A WALL STREET FORTI RIALZI DA INIZIO ANNO

Infatti, esaminando le performance dei listini dei cinque mercati azionari che gli analisti tengono sotto osservazione in modo regolare, e cioè Wall Street, Europa, Regno Unito, Giappone e mercati emergenti, anche il peggiore del gruppo, la Borsa di Tokyo, ha registrato un apprezzamento di quasi l’8% dall’inizio dell’anno (al 12 aprile). Wall Street, che invece ha messo a segno il rialzo più consistente nel periodo, vanta un +13,9%, mentre Europa, Regno Unito e i mercati emergenti hanno tutti registrato un rialzo prossimo ai dieci punti percentuali.

IL RALLY PUO’ CONTINUARE?

Precisato questo, Duncan Lamont, head of research and analytics di Schroders, si chiede se, dopo questo rally, i mercati azionari siano ancora a buon mercato. Il punto di partenza per misurarlo sono le valutazioni, uno degli indicatori di maggior rilievo negli investimenti a lungo termine e quindi, sui rendimenti attesi. È infatti intuitivo che se acquista in Borsa quando i titoli sono economici aumentano le probabilità di un buon rendimento a favore degli investitori. Se si compera quando i titoli sono costosi, invece, non è detto che necessariamente si andrà incontro a perdite ma per ricavare un buon rendimento dall’investimento sarà necessaria una congiuntura favorevole di un numero maggiore di fattori.

LA SITUAZIONE A FINE 2018

“A fine 2018, la combinazione di una crescita solida degli utili e del calo accusato dai mercati azionari aveva portato le valutazioni in ogni parte del mondo sui valori vicini ai minimi degli ultimi anni. Certo, restavano alti i rischi a breve termine, ma le prospettive a medio-lungo termine risultavano migliorate in modo significativo”, sottolinea Lamont.

FOCUS SULLE VALUTAZIONI

L’esperto non trascura di ricordare che le valutazioni non sono sempre un indicatore affidabile della performance a breve termine, ma segnala che dai minimi di dicembre i mercati hanno registrato un vistoso recupero e che, proprio alla luce di questo rally, i rendimenti attesi nel medio-lungo termine sono già stati ottenuti in appena quattro mesi.

LA SITUAZIONE A FINE APRILE 2019

“Quanto avvenuto da inizio anno ha ridotto le prospettive di guadagno future e il quadro delle valutazioni dei mercati azionari risulta, di conseguenza, molto indebolito. Alla luce dei modelli basati sui profitti e sui dividendi proiettano rendimenti attesi a lungo termine inferiori dello 0,3-0,4% rispetto all’inizio dell’anno”, puntualizza Lamont.

WALL STREET, LA PIU’ CARA

Questo a livello generale. Le considerazioni, tuttavia, cambiano se si esclude Wall Street: infatti, la maggior parte degli indicatori di valutazione (ovvero il rapporto prezzo / utili attesi e corrente, il rapporto prezzo / patrimonio netto e il rendimento dei dividendi) delle altre principali piazze finanziarie risultano prossimi alle medie storiche: unica eccezione è il CAPE, il rapporto prezzo/utili corretto per il ciclo, che è da tenere in considerazione ma senza esagerare.

IL PERICOLO DI UN RIALZO DEI TASSI USA

Secondo Lamont, non si possono escludere performance negative per gli investitori nei mercati azionari nei prossimi trimestri ma è improbabile che il driver della correzione possa partire dalle valutazioni, al contrario invece di altri fattori come, per esempio una ripresa dei rialzi dei tassi negli Stati Uniti.

ESPOSIZIONE BILANCIATA AI MERCATI AZIONARI GLOBALI

Per quanto riguarda infine l’asset allocation azionaria l’esperto, pur ribadendo che Wall Street è il listino meno economico dal punto di vista delle valutazioni e quindi con l’equilibrio più instabile, suggerisce comunque un’esposizione bilanciata ai mercati azionari globali alla luce del fatto che “scommettere contro l’azionario Usa è da anni un’impresa folle”.