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Strategia azionaria Credit Suisse, sovrappeso negli emergenti e sottopeso in Europa

Preferenza soprattutto per i listini di Messico, India, Corea e (moderatamente) Cina. Le valutazioni europee ora non sono convenienti mentre la forza dell’euro rischia di frenare export e margini.

5 Settembre 2018 - 7:59

“La nostra convinzione consiste nel sovrappessare le azioni dei mercati emergenti e sottoponderare quelle dell’Europa Continentale” fanno sapere gli esperti di Credit Suisse nell’ambito della strategia azionaria globale. Secondo i quali, il supporto chiave ai mercati emergenti è la valutazione. Le valute (con l’esclusione dello yuan cinese) si posizionano attualmente al 30% al di sotto del loro fair value (rapporto di cambio corretto) mentre il rapporto prezzo / patrimonio (p/b) è tornato ai minimi del 2015 (se messo in relazione a quello di mercati sviluppati) mentre i rendimenti reali dei titoli (in valuta locale) sono tornati al massimo.

CAMBIO DI REGIME PER GLI EMERGENTI


“Siamo persuasi che le azioni emerging markets stiano cambiando in meglio, grazie al miglioramento della disciplina del capitale e l’uso massivo della tecnologia che permette di ridurre la ciclicità. Crediamo inoltre che i paesi in via di sviluppo siano i grandi vincitori nella tecnologia dirompente” spiegano i professionisti di Credit Suisse. Che, pur ammettendo l’emorragia dei fondi internazionali (con ingenti deflussi netti dagli ETF e dai fondi specializzati nei mercati emergenti negli scorsi mesi), gli impatti negativi del dollaro forte (che falcidia soprattutto le divise dei paesi molto indebitati in valuta estera) e il rallentamento della Cina, sono convinti che tutti questi venti contrari diminuiranno.

PREOCCUPAZIONI PROTEZIONISTICHE ESAGERATE


“Continuiamo peraltro ad essere convinti che le preoccupazioni protezionistiche siano esagerate. Abbiamo infatti rilanciato la view sul Messico portandolo a sovrappeso in giugno mentre siamo sovraponderati in India, in Corea e (con una più bassa convinzione) in Cina” argomentano gli esperti di Credit Suisse.

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SOVRAPPESO RIDOTTO SUL GIAPPONE


I quali hanno ridotto il sovrappeso sul Giappone sia per la minaccia di uno yen più forte e sia perché molte delle tradizionali correlazioni macroeconomiche sembrano non funzionare (a cominciare dal rapporto tra cambio yen / dollaro e obbligazioni statunitensi). Al contrario, restano di supporto alla Borsa di Tokyo lo sconto di valutazione (circa il 30% in base al rapporto enterprise value / margine operativo), e il fatto che la fase del ciclo resti positiva. D’altra parte nel 2019, la Bank of Japan (BoJ) sarà l'unica banca centrale a perseguire nel QE. Inoltre il flusso dei fondi internazionali è altamente favorevole, dal momento che il posizionamento dell’azionario giapponese nei portafogli esteri è relativamente modesto. Infine, ma merita comunque una sottolineatura, il recente aumento della crescita dei salari giapponesi dovrebbe rivelarsi motivo di una nuova rivalutazione (al contrario degli Stati Uniti) dal momento che le spese familiari soffrono ancora spinte deflazionistiche.

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I SEI FATTORI CRITICI DI WALL STREET


Per quanto riguarda Wall Street, il sottopeso in portafoglio è marginale. Se la tecnologia è di supporto alle valutazioni, emergono sei diversi fattori critici. In primis, di solito, gli USA hanno performance inferiori se il ciclo globale accelera. In secondo luogo le condizioni monetarie sono molto meno accomodanti che nel resto del mondo. In terzo luogo le valutazioni dei settori non tecnologici appaiono ora un po’ tirate mentre quelle della tecnologia USA sembrano essere più care rispetto a quelle dell’h tech globale. In quarto luogo il tasso dei buy back (riacquisto di azioni proprie) è estremo (ha raggiunto il 4,6% della capitalizzazione di mercato). In quinto luogo il dollaro più forte ora pone ostacoli alla crescita delle esportazioni e degli utili. In sesto luogo, i margini delle imprese statunitensi sono più estesi che altrove mentre il mercato del lavoro mostra segnali sempre più evidenti di tensione.

EUROPA POCO CONVENIENTE


I professionisti di Credit Suisse spiegano infine perché preferiscono rimanere sottopeso nell’Europa continentale, con le sole eccezioni delle piazze finanziarie di Francoforte e Madrid (in sovrappeso grazie alle loro valutazioni convenienti): “Per prima cosa le azioni non sono più tanto economiche (il rapporto prezzo / utili corretto per settore è solo dell'1% inferiore a quello degli Stati Uniti). I margini lordi (escluso il settore IT) sono simili agli Stati Uniti mentre l'euro sembra ora destinato a rivalutarsi: il 70% delle volte che l'euro aumenta, le azioni europee registrano performance inferiori alla media. E lo stesso succede, sempre nel 70% delle volte, quando la tecnologia sovraperforma”. Infine la curva di Phillips (che esprime la relazione inversa tra disoccupazione e inflazione) sembra essere più in salita di quanto gli esperti di Credit Suisse si aspettassero: e questa costituisce una cattiva notizia per i margini aziendali.

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