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Oltre i bassi costi: ETP spinti dalla sempre maggiore liquidità

In Italia valgono quasi 65 miliardi di euro e l’ascesa sembra non fermarsi: il punto sulla cavalcata degli strumenti “passivi”.

24 Ottobre 2017 12:56
financialounge -  BlackRock Emanuele Bellingeri ETF ETP gestione passiva iShares
financialounge -  BlackRock Emanuele Bellingeri ETF ETP gestione passiva iShares

La scorsa settimana abbiamo illustrato le caratteristiche principali degli stili di gestione attiva e passiva spiegando, in un successivo articolo, per quale motivo i due approcci siano spesso complementari allo scopo di creare un portafoglio bilanciato e performante. Oggi abbiamo voluto approfondire la parte dedicata alla gestione passiva, cercando di capire quali sono i motivi di un successo che, negli ultimi anni, appare inarrestabile.

I DATI
Per comprendere la portata dell’ascesa degli ETP (che includono anche gli strumenti che replicano commodity, valute e altro) basta un dato: ad agosto la raccolta globale è arrivata a 419,2 miliardi di dollari, oltre 40 in più rispetto ai 378 raggiunti nell’intero 2016.
Sempre più diffusi tra gli istituzionali, ormai gli ETF sono entrati in pianta stabile anche nei portafogli dei risparmiatori privati. E l’Italia non fa eccezione. A fine giugno 2017 il mercato italiano dedicato a ETF, ETC, ETN ha raggiunto una massa gestita pari a 62 miliardi di euro (64,8 ad agosto), con un aumento del 27% rispetto all’anno precedente (dati Borsa Italiana). Numeri che hanno attirato in Italia le principali società di gestione del risparmio, impegnate nel lancio di prodotti sempre più innovativi.

IL BOOM
Il mercato italiano ha risposto in maniera positiva all’arrivo di un elevato numero di ETF. Ma quali sono i motivi di questo successo? Innanzitutto questi strumenti permettono di diversificare in maniera semplice il proprio portafoglio, rivolgendosi sia agli investitori istituzionali che al risparmiatore finale. E consentono di farlo a costi contenuti, visto che non prevedono una gestione attiva che va ricompensata. Ma spiegare il successo degli ETF solamente ai bassi costi sarebbe riduttivo. Secondo molti osservatori, il vero segreto degli ETF sta nella loro liquidità, che deriva dalla possibilità di essere scambiati in Borsa in “continua”, ovvero anche decine di volte al giorno. Lo conferma anche Emanuele Bellingeri, Managing Director e Responsabile per l’Italia di iShares (BlackRock), che parlando della liquidità di questi prodotti usa il termine “circolo virtuoso”, per indicare volumi di scambio in continuo aumento. Tuttavia, di fronte a mercati sempre più complessi, anche la scelta di uno strumento passivo va ponderata con attenzione per adattarsi alle esigenze del momento.

L’EVOLUZIONE
Infatti, se i primi ETF replicavano “semplicemente” degli indici azionari o obbligazionari, ultimamente si è assistito a una evoluzione del mercato. Per esempio, negli ultimi cinque anni molte società di gestione del risparmio hanno lanciato i cosiddetti “ETF smart beta”. Di cosa si tratta? In sostanza, di ETF evoluti, in grado di fare un passo verso la gestione attiva pur mantenendo i costi contenuti di quella passiva. Quindi, non siamo più di fronte a un prodotto che segue semplicemente un indice, ma a uno strumento in grado di effettuare una selezione intelligente (smart, appunto) dei titoli che, per esempio, sono inclusi nell’indice di riferimento. A questo punto è lecito chiedersi cosa ci riserva il futuro di questo mercato così florido. Le aziende stanno lavorando per introdurre altre novità. Tra queste, come confermato dallo stesso Bellingeri di iShares, ci sono ETF esposti ai macro trend o al mondo degli investimenti responsabili. “L’importante – sottolinea il responsabile italiano di iShares – è scegliere lo strumento adatto al contesto di mercato e, nei casi in cui il livello di complessità aumenta, chiedere l’aiuto di un consulente”.
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