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Commercio globale, tutte le implicazioni della digitalizzazione

Mentre gli ‘old’ leader globali ricorrono alla delocalizzazione per ottimizzare la produzione, la digitalizzazione sta alimentando la creazione di nuovi leader.

4 Luglio 2017 - 8:21
Da un lato, in specifici settori, figurano le imprese disposte ad assorbire costi più elevati perché, a lungo termine, il vantaggio di operare in determinati luoghi supera l’onere di breve periodo. È il caso, per esempio, di Caterpillar, General Motors e Ford che hanno dichiarato di voler rimanere ancorate a piani di ristrutturazione che prevedono lo spostamento della produzione in Messico, paese che negli anni si è affermato tra i principali centri di produzione di auto e componenti per auto. Dall’altro una schiera, in rapido aumento, di compagnie grandi, medie e medio piccole, che hanno sfruttato lo sviluppo impetuoso della digitalizzazione. Per dare un’idea dell’espansione del fenomeno, il traffico digitale internazionale è aumentato di 40 volte rispetto al 2007 e secondo le previsioni nei prossimi sette anni aumenterà di altre 13 volte. Esiste un’intera generazione di nuove società globali emerse negli ultimi vent’anni, che rappresentano dei colossi dell’economia digitale: basti pensare, solo per fare alcuni esempio, ad Alphabet (Google), Amazon e Priceline. “Anche le piattaforme digitali stanno riplasmando le dinamiche dell’attività economica internazionale, riducendo i costi delle operazioni. Le soluzioni software per l’impresa e il cloud computing permettono alle aziende di innovare nuovi prodotti e le soluzioni in diverse sedi, così da raggiungere prima il mercato” fa sapere David Polak, gestore del [tooltip-fondi codice_isin="ILU1295551144"]New Perspective Fund[/tooltip-fondi] di Capital Group, secondo il quale le piccole e medie imprese sono state in grado di accedere ai mercati globali avvalendosi di piattaforme digitali quali Amazon, eBay, Facebook e Alibaba, per entrare in collegamento con clienti e fornitori di altri paesi. “Con l’aumento della loro importanza, le questioni legate al commercio digitale e alla proprietà intellettuale acquisiscono un ruolo di primo piano negli accordi commerciali”. Intanto, le supply chain sono profondamente radicate in tutto il mondo e non sarà facile estirparle. L’esempio più ovvio è quello di Apple: la sua supply chain coinvolge 30 paesi e l’azienda è in grado di sfruttarla abilmente a suo vantaggio, ricercando fornitori capaci di fabbricare componenti nel modo più conveniente possibile, pur rimanendo fedele ai suoi requisiti qualitativi. “Le supply chain, inoltre, hanno assunto una portata globale e le società hanno ottenuto una specializzazione e una scalabilità difficili, se non impossibili, da replicare” sottolinea David Polak che fa alcuni esempi specifici. Come Taiwan Semiconductor Manufacturing, che domina alcuni segmenti del mercato dei chip per computer che sono quasi impossibili da ricreare, in termini di design o di scala, Broadcom, che domina il mercato dei chip per smarthpone, Visa e MasterCard, che controllano il sistema dei pagamenti con carta di credito quasi in tutto il mondo, e Novartis, Amgen e Roche, le compagnie farmaceutiche a cui fanno capo circa la metà delle vendite globali di medicinali per il cancro.
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