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Un dollaro stabile gioverebbe a tutti: USA, Europa ed emergenti

Se il rapporto di cambio euro/dollaro continuasse a oscillare tra 1,05 e 1,10 ci sarebbero le condizioni affinchè ne possano beneficiare tutte le economie mondiali.

10 Febbraio 2017 09:40
financialounge -  dollaro euro mercati emergenti tassi di cambio USA
financialounge -  dollaro euro mercati emergenti tassi di cambio USA

Negli ultimi 24 mesi il cambio euro/dollaro USD ha continuato ad oscillare tra un massimo di 1,14 e un minimo di 1,04. Un’alternanza che ha permesso ai mercati di non considerare la variabile valutaria determinante per le scelte di portafoglio, con la sola eccezione dell’investimento in azioni e obbligazionari dei paesi emergenti che, invece, hanno sofferto oscillazioni di valore della valute al rialzo e (soprattutto) al ribasso capaci di stravolgere le performance.

Basti pensare che da gennaio 2015 a oggi la performance in euro dell’indice MSCI EM (rappresentativo delle Borse emergenti) ha messo a segno un rialzo del +1,8% mentre in valuta locale è stato del +26,8%, e la performance dell’indice JPM EMBI (che riflette l’andamento dei titoli di stato emergenti) in euro è stata del +11,1% mentre in valuta locale è stata del +38,3%.

Alla luce di questi dati alcuni analisti reputano un rapporto di cambio euro/dollaro che continui ad oscillare tra 1,05 e 1,10 un ragionevole punto di equilibrio in cui ci guadagnerebbero tutti a livello mondiale: dagli Stati Uniti, all’Europa e all’Asia fino, in particolare, ai paesi in via di sviluppo.

In primis perché l’economia americana ha dimostrato che, agli attuali livelli di dollaro, può proseguire in un ritmo di crescita robusto mentre le esportazioni europee e asiatiche verso i mercati americani manterrebbero una buona valenza competitiva.

In secondo luogo le economie dei paesi emergenti, in particolare quelle più indebitate in dollari USA, non soffrirebbero la necessità di pagare maggiori interessi qualora il biglietto verde continuasse a rafforzarsi. Inoltre, un dollaro forte potrebbe rallentare la crescita degli utili delle multinazionali USA, creando le condizioni per una correzione di Wall Street che non passerebbe certo sotto traccia per le altre piazze finanziarie internazionali che, al contrario, con un dollaro stabile potrebbero proseguire nel loro cammino di recupero.
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