Fondi obbligazionari

Reflazione, ecco gli asset globali che ne beneficeranno

6 Marzo 2015 10:55
financialounge -  Fondi obbligazionari Master Limited Partnership mercati azionari mercati emergenti mercati valutari Nannette Hechler-Fayd'herbe reflazione
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Dai bond high yield alle emissioni obbligazionarie dei paesi emergenti. Dalle azioni euro a quelle di Tokyo, dalla borsa australiana alle Master Limited Partnership (gli investimenti a rendimento elevato nelle infrastrutture energetiche statunitensi), fino a un posizionamento attivo sul dollaro USA. Sono queste le asset class che per Nannette Hechler-Fayd'herbe, Head of Investment Strategy di Credit Suisse, dovrebbero beneficiare di più delle politiche deflattive messe in atto dalle banche centrali di tutto il mondo.
Gli investitori si sono sempre più convinti che il rischio di deflazione dovuto alle flessioni dei prezzi e alle riduzioni delle spese in conto capitale correlate all’energia nel breve termine sarà controbilanciato da uno stimolo «reflazionistico» nel medio termine all’attività economica.
“Prevediamo che questo trend continuerà a livello globale. L’Investment Committee di Credit Suisse mantiene pertanto il suo giudizio negativo sul reddito fisso (underperform per i titoli di stato core), implementato alcune settimane fa quando i rendimenti avevano toccato i minimi. Di contro, la nostra strategia d’investimento si focalizza sulle obbligazioni che offrono uno spread creditizio sufficientemente elevato, che può controbilanciare ulteriori incrementi dei rendimenti di riferimento. Tra queste rientrano le obbligazioni corporate di tipo high yield (in particolare negli USA), le obbligazioni dei mercati emergenti (ME) in valuta locale (come India e Messico), oltre che obbligazioni in dollari canadesi (AUD) e australiani (CAD)” spiega Nannette Hechler-Fayd'herbe per la quale tutte queste tipologie di titoli traggono vantaggio da una propensione all’allentamento monetario.
La strategist apprezza peraltro una selezione di obbligazioni in valuta forte dei ME (ad es. di Indonesia e Sudafrica), che ora offrono valutazioni interessanti e per le quali la situazione ciclica fornisce un sostegno. Nell’area investment grade, Nannette Hechler-Fayd'herbe ha invece promosso i finanziari a neutrali poiché i pattern dei grafici sono migliorati e, con ogni probabilità, il quantitative easing della BCE fornirà un sostegno. Per quanto riguarda poi le azioni, Nannette Hechler-Fayd'herbe dichiara che, nel complesso, mantiene una propensione neutrale.
“I dati tecnici suggeriscono che il mercato azionario statunitense, in particolare, potrebbe risentire di una temporanea contrazione. Inoltre, gli utili statunitensi hanno evidenziato dei segnali di "affaticamento" nell’ultima stagione di comunicazione degli utili e l’inasprimento della Fed potrebbe incidere negativamente sui multipli azionari. Invece restiamo positivi sui mercati che traggono vantaggio dal sostegno della politica monetaria. Tra essi rientrano Eurozona, Giappone e Australia. Sui Mercati Emergenti, sui quali siamo neutrali, i trend degli utili sono meno convincenti rispetto ai mercati sviluppati, ma molti stanno registrando un allentamento monetario. Ciò, in alcuni casi, dovrebbe consentire un rialzo dei multipli degli utili. I nostri settori azionari favoriti restano i beni di consumo ciclici, i titoli finanziari e il comparto IT” rivela Nannette Hechler-Fayd'herbe secondo la quale, un modo efficace per assumere un’esposizione verso il complesso processo di raggiungimento di un minimo da parte dei prezzi petroliferi è quello di ricorrere alle Master Limited Partnership (MLP), ossia investimenti a rendimento elevato nelle infrastrutture energetiche statunitensi oppure, in alternativa, alle obbligazioni high yield statunitensi, rappresentate in modo consistente nel settore energetico.
Anche le valute petrolifere, come la corona norvegese (NOK), che ora è sottovalutata del 20% rispetto all’USD e del 15% in rapporto all’euro, possono secondo la strategist, offrire interessanti opportunità nel lungo termine in ambito valutario. Sempre restando nel segmento dei cambi, il fixing EUR/CHF ha evidenziato, secondo Nannette Hechler-Fayd'herbe, un discreto rimbalzo dallo shock derivante dall’abbandono da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) del cambio minimo di 1,20.
“Non intravediamo altri grandi rialzi da questo livello (1,07) poiché non prevediamo che la BNS (Banca Nazionale Svizzera) continuerà a intervenire sul mercato valutario nella stessa misura di gennaio, o che sospingerà i tassi sul mercato monetario in territorio ancora più negativo. Abbiamo assunto anche un giudizio più neutrale sul cambio USD/JPY, poiché la Bank of Japan ha definito adeguata la propria posizione attuale. Per questo l’USD resta ancora la nostra valuta favorita, in particolare in rapporto all’euro, il cui recente rimbalzo è, secondo noi, temporaneo” conclude Nannette Hechler-Fayd'herbe.
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