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In attesa di un euro meno forte nei prossimi trimestri

11 Luglio 2014 10:35
financialounge -  dollaro euro Eurozona Federal Reserve medio oriente politica monetaria Russia tassi di interesse USA
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Ci sono varie ragioni che possono spiegare l’attuale forza dell’euro: un avanzo delle partite correnti dell’Eurozona pari a circa il 3% del PIL contro un deficit ancora sopra il 2% del PIL in USA, attività di M&A (fusioni e acquisizioni) di società americane che acquistano società europee, flussi di capitale per acquistare azioni ed obbligazioni dell’area euro che vengono sovrappesate nei portafogli internazionali, capitali provenienti da Russia e Medio Oriente che entrano nell’euro, dati economici in USA inferiori alle aspettative nel primo trimestre e annunci accomodanti, in termini di politica monetaria da parte della presidente della Fed, Janet Yellen.

“Alcuni dei fattori che hanno finora dato supporto all’euro potrebbero essere meno favorevoli nei prossimi 6-18 mesi” avverte però Anna Guglielmetti, responsabile delle gestioni per i clienti istituzionali Credit Suisse Asset Management Italy che poi spiega:

“L’avanzo della bilancia delle partite correnti nell’area euro dovrebbe ridursi a causa della ripresa della domanda interna, ed in particolare della componente consumi. Nel frattempo, il deficit commerciale americano dovrebbe migliorare grazie ad una riduzione del deficit con la Cina e ad un miglioramento del saldo energetico che dovrebbe diventare positivo. Inoltre, la crescita negli Stati Uniti dovrebbe accelerare relativamente a quella europea, dopo la debolezza del primo trimestre”.

Altro elemento importante è l’evoluzione delle politiche monetarie che dovrebbe andare nella direzione di un rialzo dei tassi in USA. Ipotizzando, come tutto lascia pensare, che la Fed finisca il QE in ottobre, i tassi sui Fed Funds potrebbero essere alzati a partire dal primo semestre del 2015, mentre la BCE dovrebbe essere ancora impegnata con politiche monetarie espansive volte ad immettere liquidità nel sistema.

“Vorrei infine ricordare che, secondo il principio della parità del potere d’acquisto, l’euro, che era sottovalutato di circa il 7% rispetto al dollaro a metà del 2012, ora si trova sopravvalutato di circa l’8%” fa presente Anna Guglielmetti che, in generale, consiglia sempre di diversificare la parte obbligazionaria con investimenti in valute diverse dall’euro, tanto più in questo momento in cui l’euro sta attraversando un periodo di forza relativa. In un’ottica di medio termine (3 anni) una delle valute su cui diversificare è il dollaro per i motivi visti sopra.

“Dedicherei a questo investimento circa il 10% del portafoglio obbligazionario, livello da raggiungere gradualmente nei prossimi 6-9 mesi. Un altro 10% potrebbe essere destinato, sempre gradualmente ai mercati emergenti in valuta locale. Qui consiglierei di fare ricorso a fondi di investimento specializzati nell’area, che possono nel tempo sovra o sottopesare le singole valute a seconda dell’evoluzione prevista dagli indicatori macroeconomici delle economie di questi paesi” conclude Anna Guglielmetti.
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