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Più emerging markets e USA e meno Europa

24 Aprile 2014 10:45
financialounge -  cina Europa giappone imprese mercati emergenti USA utili Wall Street
peso in Giappone e nei Paesi emergenti, puntando in particolare su paesi come la Cina, la Russia, il Messico e le Filippine. Ritorno al peso neutrale per Wall Street mentre in Europa, che è diventata cara e a rischio correzione, è meglio essere sottoesposti. A livello settoriale, preferenza verso energia, materiali di base, industria, e finanziari a discapito di beni voluttuari, salute e, soprattutto, telecom.

Sono queste le raccomandazioni che emergono nel Barometer di aprile 2014 a cura della Pictet Asset Management Strategy Unit (PSU) che, in ambito obbligazionario, suggerisce invece un sovrappeso negli high yield euro e nel debito emerging markets in valuta locale e un sottopeso in corporate bond euro e in obbligazioni dei paesi emergenti in valuta forte.

“Nel nostro portafoglio regionale, sottopesiamo le borse europee, mentre aumentiamo l’esposizione agli USA a un livello neutrale. Preferiamo tuttora il Giappone e i mercati emergenti. Abbiamo ridotto la ponderazione dei titoli azionari europei per ragioni di valutazione. Secondo le nostre stime, le borse europee sono le più onerose a livello globale e il posizionamento rialzista degli investitori nell’asset class aumenta le probabilità di una correzione. Inoltre, la ripresa economica dell’UE non si è tradotta in un rialzo degli utili aziendali, che hanno disatteso le aspettative del mercato” dichiarano gli esperti della Pictet AM Strategy Unit.

Le stime di consensus sugli utili europei sono più ottimiste rispetto a quelle sui risultati statunitensi (+10% quest’anno e +12% nel 2015 contro il +8% e il +11% degli USA). Le società europee che generano una quota dei propri ricavi in Russia e Ucraina potrebbero però essere penalizzate, specie quelle che operano nei settori bancario, energetico e del lusso. Il giudizio sull’Europa potrebbe comunque essere rivisto se la BCE adottasse misure di politica monetaria non convenzionali.

“Per il momento, le condizioni di liquidità sono più favorevoli negli Stati Uniti, dove la nostra esposizione è stata aumentata a livelli neutrali. Di buon auspicio è, in particolare, l’aumento dei finanziamenti negli USA, che lascia presagire una ripresa dell’attività economica. Il mercato azionario nipponico gode ancora di ottime prospettive a medio termine. Il Giappone è l’unico Paese che ha visto un aumento delle stime degli utili; inoltre, le misure anti-delazionistiche sembrano lentamente dare i loro frutti. L’azionario emergente presenta ancora un profilo di rischio/rendimento favorevole. Le valutazioni appaiono allettanti dopo il netto calo subito a inizio anno. Il forte deprezzamento delle valute emergenti sosterrà gli utili degli esportatori dei Paesi in via di sviluppo” fa presente la Pictet AM Strategy Unit.

Il sentiment nei confronti delle piazze emergenti sembra inoltre essersi stabilizzato, a fronte della relativa resistenza di questi mercati a potenziali shock come l’aumento dei tassi di interesse USA, il rallentamento della Cina e le tensioni geopolitiche tra Russia e Occidente. Un’accelerazione della crescita globale e nuove misure di stimolo da parte della Cina dovrebbero creare le condizioni propizie per una sovraperformance dei mercati emergenti rispetto a quelli dei Paesi avanzati.
Il giudizio positivo sulla Cina è formulato su base selettiva. La Pictet AM Strategy Unit è infatti più orientata verso i Paesi senza problemi di finanziamento, con valutazioni interessanti e con la flessibilità necessaria per ricorrere a stimoli fiscali e monetari. È il caso di Russia e Cina. Questi due mercati offrono un ROE più elevato rispetto a quasi tutte le altre piazze emergenti (quasi 14% per la Russia e 16% per la Cina), ma scambiano a un P/BV assai inferiore alla media EM.

“Confermiamo inoltre il sovrappeso dei Paesi di qualità elevata, dove i trend strutturali positivi alimenteranno la crescita. Fra questi figurano Messico e Filippine, nonostante siano scambiati a premio rispetto ai mercati globali. In termini di allocazione settoriale, aumentiamo al sovrappeso l’esposizione ai settori finanziari, per beneficiare di un eventuale rialzo delle previsioni dei tassi e di un incremento dei prestiti bancari negli USA.
Prediligiamo tuttora le aree cicliche, che dovrebbero essere favorite da un aumento degli investimenti tecnici; la nostra preferenza trova espressione nella sovra ponderazione del settore energetico, materiali e industria. Per finanziare tali operazioni, abbiamo ridotto le partecipazioni nel settore della sanità, un settore oneroso e sensibile a eventuali variazioni del sentiment dopo i significativi ribassi subiti dalle grandi società biotech. Le telecomunicazioni restano la nostra principale sottoesposizione” conclude la Pictet AM Strategy Unit.
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