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La nuova geopolitica: perché il vero focus è l’Iran

22 Aprile 2014 - 8:15
financialounge - news
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Nell’ultimo ventennio la geopolitica ha subito un cambiamento radicale, con il progressivo venir meno del potere militare e del potere di persuasione di Stati Uniti e Nato. Un’analisi di Credit Suisse sull’ascesa delle potenze regionali (nell’ex URSS e Asia e Pacifico -APAC, ma non in Medio Oriente) suggerisce che ulteriori eventi simili a quelli in Crimea diventano sempre più probabili, ma Giles Keating, Head of Research and Deputy Global CIO di Credit Suisse, ritiene che eventuali flessioni dei mercati globali che dovessero emergere rappresenterebbero opportunità di acquisto.

“Per gli investitori, in particolare, gli eventi geopolitici in Medio Oriente sono verosimilmente più rischiosi per i mercati globali rispetto a quelli dell’APAC o dell’ex Unione Sovietica; e che una risoluzione in Iran, sebbene forse positiva per i mercati nel breve termine, potrebbe portare a instabilità strategiche nei prossimi anni” puntualizza Giles Keating che poi elenca, nel dettaglio, cinque conclusioni essenziali per le decisioni di investimento:

1) L’ascesa di Russia e Cina come grandi potenze regionali rende più probabile che questi paesi intervengano nell’ambito delle rispettive regioni. Quindi, dopo l’annessione della Crimea, la Russia potrebbe proseguire con qualche forma di intervento in altre aree dell’Ucraina e potenzialmente in altri paesi, mentre la Cina potrebbe adottare nuove misure in tema di rivendicazione territoriale. Ne può emergere una maggiore volatilità sui mercati nel breve termine.
Tuttavia, il loro predominio accresce la probabilità che questi interventi siano efficaci in uno spazio di tempo limitato, così come l’apparente riluttanza degli USA e dei suoi alleati a sfidarli sul piano militare. Questo suggerisce che eventuali ripercussioni negative sulla propensione al rischio degli investitori globali dovrebbero avere vita breve e offrire interessanti opportunità di acquisto.
A livello locale, se le sanzioni vanno oltre a restrizioni simboliche a carico di pochi singoli, per colpire più in profondità a livello finanziario ed economico, potrebbero esservi effetti significativi su singole obbligazioni ed azioni dei paesi che impongono le sanzioni oltre che su quelle dei paesi colpiti, soprattutto in caso di rappresaglia.

2) L’ascesa di Cina e Russia può anche agevolare la risoluzione di conflitti. Ad esempio, la necessità che la Corea del Nord mantenga il suo ruolo attuale di Stato cuscinetto, potrebbe diminuire progressivamente, permettendo forse interventi concreti per risolvere il problema. Tali eventi dovrebbero rivelarsi favorevoli per i mercati globali.

3) Nel medio-lungo termine, l’affermazione del potere regionale può indirettamente aprire nuove opportunità d’investimento. Vi sono proposte di spedire il gas naturale liquefatto (LNG) dagli Stati Uniti all’UE per ridurre la dipendenza dal gas russo, che richiederebbero importanti investimenti sui terminal di attracco, a tutto vantaggio delle società di impiantistica e costruzione; parallelamente, Russia e Cina potrebbero accelerare i piani per la costruzione di importanti nuovi gasdotti. Più in generale, il recente rallentamento della crescita nei due paesi potrebbe minacciare i loro obiettivi geo-strategici, introducendo un ulteriore motivo per spingere sul pedale degli stimoli macroeconomici e delle riforme economiche interne.

4) Vi è una elevata integrazione finanziaria, con massicci prestiti al settore privato e investimenti in entrambe le direzioni e cospicui investimenti da parte di Cina e Russia in titoli di Stato USA ed europei. Nel breve termine, questo crea un equilibrio di interessi che dovrebbe fungere da contenimento per le sanzioni (anche se in scenari estremi di rischi di coda implica una elevata vulnerabilità per i due fronti). Nel medio termine, potrebbe implicare una crescente riluttanza da parte di questi paesi, e forse altri, di mantenere le loro riserve negli USA ed in Europa, ma le uniche alternative concrete sembrano essere nelle reciproche obbligazioni, e prima che questi mercati offrano le dimensioni e la liquidità necessarie ci vorrà forse un decennio o anche più. Questo potrebbe quindi rappresentare un piccolo elemento negativo per i mercati obbligazionari occidentali, ma solamente nel lungo periodo.

5) In conclusione, il Medio Oriente è la regione che resta la più esposta all’instabilità. Inoltre, la natura dei rischi può cambiare. Se l’Iran raggiunge un accordo che gli permette di iniziare ad espandere la sua economia, è probabile che accresca le sue armi convenzionali, cosicché nei prossimi 10–20 anni potremmo assistere all’ascesa di due grandi potenze regionali con approcci culturali diversi ma dotate di una forza quasi pari. Non è indispensabile che ciò porti al conflitto, ma l’equilibrio potrebbe essere difficile.
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