BNP Paribas Investment Partners

Corporate emergenti: un buon entry point

8 Agosto 2013 08:00

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vestitori italiani sono accusati (spesso a ragione) perché storicamente comprano sui massimi dei mercati finanziari e vendono sui minimi. Statistiche alla mano, si può dimostrare - per esempio tramite i flussi d’investimento indirizzati sui fondi comuni o in base ai volumi scambiati in Borsa - che appena scatta l’euforia si lanciano a comprare a qualsiasi prezzo azioni, obbligazioni societarie e fondi, salvo poi vendere tutto appena i mercati volgono al peggio.

Così facendo, però, vanno incontro a forti insoddisfazioni e, molto spesso, a cocenti perdite. È altrettanto vero che anche per i gestori di fondi e comparti di sicav non è affatto semplice scegliere il momento per investire in un determinato mercato oppure in una specifica asset class. Su una di queste, però, sembrano tutti abbastanza concordi.

Si tratta dei fondi emerging market corporate bond, i prodotti del risparmio gestito specializzati sulle emissioni obbligazionarie societarie dei Paesi in via di sviluppo. Tra essi si distinguono i comparti Fidelity Funds - Emerging Market Corporate Debt Fund, Invesco Emerging Market Corporate Bond, JPM Emerging Markets Corporate Bond, Parvest Bond World Emerging Corporate di BNP Paribas Investment Partners, Pictet Emerging Corporate Bonds, Pioneer Funds - Emerging Markets Corporate High Yield Bond.

Negli ultimi tre mesi sono stati tra i fondi più disinvestiti arrivando ad accusare perdite anche superiori al 7% al punto che ora il loro rendimento medio degli ultimi 12 mesi è scivolato in territorio negativo (-3,1%). Ma secondo i gestori è proprio questo il momento di entrare in questi fondi approfittando dei prezzi da saldo e avendo un orizzonte temporale di almeno tre anni.

Le ragioni?
Semplicemente non è cambiato nulla dal punto di vista dei fondamentali rispetto a inizio anno e a 12 mesi fa: le economie emergenti sono più in salute di quelle avanzate, i loro bilanci statali in ordine, e le società non soffrono del credit crunch europeo e sono sempre più votate all’export e alla competizione internazionale.

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