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Leggero indebolimento ma prospettive di crescita intatte

di Thomas Herrmann 5 Giugno 2013 20:00
financialounge -  brasile cina Credit Suisse crescita economica Europa Federal Reserve giappone italia mercati emergenti occupazione riforme spagna Thomas Herrmann USA
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Il calo dei prezzi di alcune delle principali materie prime (ad es. il petrolio) riflette la temporanea debolezza della crescita globale. Nonostante ciò, la flessione dei prezzi delle materie prime funge anche da «stabilizzatore automatico», poiché determina un’inflazione più bassa che, a sua volta, incrementa il potere d’acquisto e consente alle banche centrali di mantenere la loro politica estremamente espansionistica.

A dispetto della perdurante situazione di debolezza nell’Eurozona e di una leggera decelerazione registrata negli ultimi tempi sia negli Stati Uniti che in Cina, riteniamo quindi che la crescita globale sia destinata a riacquistare vigore nella seconda metà dell’anno.

Stati Uniti: temporanea debolezza a fronte di un trend sottostante intatto.
Gli ultimi dati relativi agli Stati Uniti sono apparsi eterogenei. Da un lato, le cifre
meno brillanti relative agli indici PMI (Purchasing Managers Index) regionali e nazionali puntano in direzione di un rallentamento dell’attività nel settore manifatturiero, come confermato dagli ultimi dati sulla produzione industriale.
Dall’altro lato, la crescita occupazionale e l’incremento delle retribuzioni in termini reali negli Stati Uniti restano robusti, e i dati sulla spesa al consumo sono risultati più vigorosi del previsto.
Dovrebbero contribuire positivamente al quadro generale anche i tassi d’interesse vicini ai minimi storici in un’ampia gamma di categorie del credito (ad es. auto, ipoteche ecc.). La ripresa del mercato immobiliare dovrebbe continuare a sostenere la crescita in misura più accentuata nei prossimi trimestri.
La politica flessibile della Fed dovrebbe garantire un’uscita regolare nel tempo
La Federal Reserve continua a porre l’accento su una maggiore flessibilità.
Nell’ultima dichiarazione del Federal Open Market Committee (FOMC) del 1° maggio, è stata menzionata la possibilità che gli acquisti di attivi possano essere ridotti o ulteriormente incrementati in base alle esigenze.
Sottolineando il tema del «rischio bilaterale» nell’ambito degli acquisti di attivi, la Fed intende probabilmente segnalare che dispone dei mezzi necessari per gestire un’uscita regolare dal programma senza turbative di mercato indesiderate.
A nostro avviso, il temporaneo rallentamento dell’economia dovrebbe far slittare maggiori comunicazioni su un provvedimento di questo tipo. Un aspetto più importante è invece il fatto che, se la Fed inizia a tagliare gli acquisti prima del previsto, cercherà di evitare un rialzo significativo dei rendimenti, in quanto ciò potrebbe provocare contraccolpi negativi per l’economia. Dall’ultima comunicazione emerge l’intenzione di incrementare nuovamente gli acquisti qualora ciò sia giudicato necessario per limitare l’aumento dei rendimenti obbligazionari.


Europa: netto allentamento delle tensioni finanziarie e accenni di ripresa, ma ancora troppo timidi.
L’intesa raggiunta sul piano di salvataggio per Cipro e la maggiore stabilità politica
in Italia a seguito dell’incertezza postelettorale sono stati due fattori che hanno contribuito a un nuovo forte calo dei rendimenti dei titoli di Stato in Italia e Spagna, che resta molto importante nell’ottica di abbassare i costi di finanziamento e sostenere l’economia reale. Gli esponenti politici europei sembrano ora intenzionati a tollerare un inasprimento meno drastico in futuro, il che potrebbe anche contribuire alla graduale ripresa della crescita che continuiamo ad aspettarci.


Giappone: politica della BoJ audace e di notevole impatto.
La Banca del Giappone (BoJ) ha annunciato misure decisamente più audaci di
quanto atteso. Il significativo incremento degli acquisti di attivi effettuati nell’anno in corso e in programma per il prossimo continua a incidere fortemente sullo yen giapponese e dovrebbe tradursi in un maggior volume di esportazioni oltre che in un aumento della domanda interna. La crescita del prodotto interno lordo (PIL) nel primo trimestre ha già superato le attese con il 3,5% (dato annualizzato su base trimestrale).
Tuttavia, per assicurare un ritorno alla crescita duraturo è necessaria una serie di riforme strutturali aggiuntive (ad esempio, intese ad aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro).


Mercati emergenti: Cina ancora in transizione verso una crescita tendenziale più bassa, ma con prospettive solide.
Benché gli ultimi dati sulla crescita cinese siano stati più deboli del previsto (PIL del
Primo trimestre pari al 7,7% su base annua), riteniamo che ciò sia parte integrante di una prevista transizione verso un trend di crescita meno sostenuto, ma tuttora robusto. Alla luce del basso livello d’inflazione, la politica cinese dovrebbe restare favorevole alla crescita.
In Brasile, gli indicatori continuano a segnalare rischi di ribasso. Unitamente a una dinamica dei prezzi dei prodotti alimentari più propizia, ciò dovrebbe contenere il rialzo dei tassi ufficiali dopo l’ultimo ciclo restrittivo avviato dalla banca centrale brasiliana (ritocco verso l’alto di 25 punti base al 7,5% in aprile). Da un lato i prezzi più bassi delle materie prime arginano l’inflazione, dall’altro implicano anche uno slancio meno immediato per gli esportatori netti di materie prime come la Russia.

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