La Nigeria al voto non impensierisce troppo i mercati

Secondo l’analisi di Vontobel la linea che separa i due contendenti in Nigeria è sottile. La cosa importante è che le elezioni si tengano in un clima disteso. I mercati e il nodo dell’alternativa alle entrate petrolifere

Sabato 23 febbraio  84 milioni di elettori nigeriani saranno chiamati a votare per eleggere il presidente e il Parlamento del grande Paese africano, il più popoloso e anche la prima potenza economica del continente. Il voto segna anche il ventesimo anniversario del ritorno della democrazia dopo la caduta del regime militare nel 1999. Vontobel Asset Management ha colto questa importante occasione per fare il punto sulle principali issue che dovrà affrontare il vincitore delle elezioni, in un’analisi firmata dai senior portfolio manager della casa d’investimento Thierry Larose e Carl Vermassen. La sfida più grande per la nuova amministrazione, secondo i due esperti,  sarà la generazione di entrate pubbliche non legate al petrolio, visto che ben il 76% di esse va al risanamento del debito, secondo dati relativi al 2017. Invece sarebbe fondamentale investire in infrastrutture per far intraprendere al Paese un percorso di crescita economica sostenibile. Per quanto riguarda i pronostici, i mercati tendono a favorire la conferma del presidente in carica, ma il suo sfidante ha una carta vincente costituita da un atteggiamento favorevole nei confronti delle imprese e degli investitori. Sullo sfondo resta l’altro grande problema rappresentato dalla corruzione.

A CONFRONTO DUE POLITICI DI LUNGHISSIMO CORSO

Il presidente in carica Muhammadu Buhari del Congresso di Tutti i Progressisti (APC) punta a un secondo mandato quadriennale, con l’ex vicepresidente Atiku Abubakar del Partito Democratico Popolare (PDP) nel ruolo di principale sfidante. Buhari è un ex militare in politica sin dal primo colpo di stato del 1966, che ha già servito come capo di Stato dal 1983 al 1985. Si è poi candidato alle presidenziali del 2003, 2007 e 2011 per riuscire a vincere nel 2015. Anche Abubakar è un veterano della politica nigeriana, ma è un magnate degli affari che ha fatto una fortuna controversa con una società di logistica per il petrolio e il gas, fondata all’inizio degli anni ’80 quando faceva il doganiere al porto di Lagos. Dal 1999 al 2007 è stato vicepresidente e partner politico dell’allora presidente Olusegun Obasanjo. Entrambi i candidati sono musulmani Fulani del Nord con compagni di corsa provenienti dal sud cristiano del Paese, e questo sgombra il tavolo da tensioni religiose, mentre le questioni chiave sono la sicurezza, la corruzione e l’economia.

LE TRE QUESTIONI CHIAVE: SICUREZZA, CORRUZIONE E ENTRATE

Sul primo punto i due esperti di Vontobel sottolineano come i principali rischi siano l’aumento degli attacchi terroristici perpetrati dalla fazione islamica di Boko Haram nel Nordest, la violenza settaria tra contadini e pastori nel Middle Belt, e la minaccia costituita dai militanti del Delta del Niger Avengers per le infrastrutture petrolifere nel Sud. Per quanto riguarda la corruzione, l’analisi di Vontobel segnala il suo carattere endemico, che si estende a tutto il tessuto sociale ed economico, riducendo drasticamente la produttività e il potenziale di crescita. Sicurezza e corruzione a parte, la Nigeria può invece contare su un’economia relativamente ben diversificata, con un ampio settore dei servizi, un’agricoltura ad alta intensità di manodopera e un’industria incentrata sugli idrocarburi. Gli esperti di Vontobel notano però che il petrolio rappresenta solo il 10% del Pil della Nigeria, anche se costituisce il 90% delle esportazioni e produce il 50% delle entrate del governo federale. “Il problema è – scrivono Larose e Vermassen – che circa tre quarti di queste entrate sono spesi per sanare il debito pubblico”.

Tutto il potenziale a lungo termine delle azioni tecnologiche

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RIUSCIRE AD ANDARE OLTRE IL PETROLIO

Per questo l’incapacità del governo di generare entrate non petrolifere “è una delle questioni più importanti che la futura amministrazione dovrà affrontare”, anche per avere risorse da investire nelle infrastrutture di cui il Paese ha tanto bisogno e migliorare la produttività nei settori non petroliferi. “Solo così l’economia potrà essere avviata verso uno sviluppo sostenibile”, affermano gli esperti di Vontobel. I mercati finanziari tendono a favorire il presidente in carica, perché “ci si sente più sicuri a sostenere chi già si conosce”, osserva Vontobel. Ma l’approccio pro-business dello sfidante, favorevole anche a un maggiore coinvolgimento del Fmi, ha un forte appeal, anche perché la salute precaria costringe il presidente in carica Buhari all’estero per lunghi periodi. Un cambiamento di leadership potrebbe dare impulso alla lotta alla corruzione, ma gli esperti di Vontobel sollevano il dubbio che un politico di lunga data come Abubakar possa portare la ventata d’aria fresca necessaria. La bottom line dell’analisi di Vontobel è che i due contendenti sono separati alla fine da una linea sottile e che conterà non tanto il nome del vincitore, quanto che si tengano elezioni ragionevolmente libere ed eque e una transizione di potere senza violenza e senza intoppi. Questo “sarebbe probabilmente il miglior risultato che i mercati possano desiderare, chiunque sarà il vincitore”.

**  Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte dei contenuti e dei dati sono stati gentilmente concessi da Vontobel

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15 Febbraio 2019
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