Nel 2019 mercati più attrezzati contro possibili shock negativi

Per Wade (Schroders) i mercati sembrano incorporare la maggior parte delle cattive notizie: ciò non garantisce rendimenti positivi, ma li rende più resilienti agli shock rispetto all’anno passato

Se si dovessero sintetizzare le principali ragioni che hanno inciso nel 2018 sul cattivo andamento dei mercati finanziari, l’elenco includerebbe l’avvio della guerra commerciale tra Washington e Pechino, i rischi politici, le implicazioni sui mercati emergenti derivanti dall’aumento dei tassi dell’area dollaro e il rafforzamento del biglietto verde, e pure il braccio di ferro del’Italia con la Ue sul bilancio 2019. Nessuna di queste problematiche è scomparsa e quindi restano ancora pendenti sulle sorti del nuovo anno. Tuttavia, secondo Keith Wade, chief economist and strategist di Schroders, sono soprattutto tre i temi chiave da seguire con estrema attenzione per delineare l’andamento dei mercati quest’anno: la contrazione della liquidità, il ritorno dei paesi emergenti e l’introduzione di stimoli fiscali sulla scia della crescenti pressioni populiste.

ULTERIORE DRENAGGIO DI LIQUIDITA’

“Riteniamo probabile che la liquidità globale, che già nel corso del 2018 ha mostrato segnali di contrazione, prosegua in questa direzione”, fa sapere l’esperto, secondo il quale tra le principali banche centrali la sola Bank of Japan continuerà, probabilmente, nel suo percorso di quantitative easing. Infatti, mentre la Fed ha già avviato dal 2015 il ciclo di rialzo dei tassi e la riduzione del bilancio, la Bce ha concluso il proprio programma di acquisto di asset. “Pur considerando possibile una prosecuzione delle iniziative sui mercati valutari da parte sia della People’s Bank of China che della Swiss National Bank, è comunque probabile che nel complesso il livello di liquidità sia destinato a ridursi quest’anno”, specifica Keith Wade.

PENALIZZATI MERCATI EMERGENTI E CREDITO SOCIETARIO

A soffrire di più il drenaggio di liquidità sui mercati, in base alle valutazioni dell’esperto, dovrebbero essere soprattutto alcuni mercati emergenti, i Paesi periferici dell’Eurozona e il mercato obbligazionario societario di qualità inferiore. “Le aree più rischiose tendono infatti a soffrire il drenaggio di liquidità, come si è potuto osservare nei mercati emergenti nel 2018” sottolinea infatti Keith Wade.

Video – Le previsioni sulla crescita globale del 2019

Le previsioni sulla crescita globale del 2019

PAESI IN VIA DI SVILUPPO PRONTI AL RECUPERO

A proposito di mercati emergenti, nel momento in cui la Federal Reserve statunitense adottasse una pausa nel ciclo di rialzo dei tassi, a giovarsene sarebbero più di tutti proprio questi mercati, soprattutto quelli più indebitati in dollari Usa che dovrebbero beneficiare di un biglietto verde meno forte. Keith Wade, tuttavia, non esclude la necessità di un ulteriore stimolo monetario e fiscale da Pechino “per incoraggiare gli investitori a tornare nella regione”. In ogni caso, l’esperto esclude una contrazione del commercio globale a meno di un’escalation delle guerre commerciali.

IL POPULISMO IMPLICA PIU’ STIMOLI FISCALI

Il terzo tema riguarda la stretta relazione tra le pressioni populiste e l’introduzione degli stimoli fiscali da parte dei governi. Infatti, dopo aver constatato come gli Stati Uniti abbiano accelerato nella crescita nel 2018 grazie agli stimoli fiscali implementati dall’amministrazione Trump, si allarga l’elenco dei paesi che sta valutando opzioni di questo genere: dalla Francia di Macron al governo Lega – 5Stelle italiano, dal Regno Unito (nell’eventualità di una hard Brexit) alla Cina (per sostenere la crescita in tendenziale rallentamento). Si tratta di provvedimenti che, se da un lato possono contribuire a mitigare le pressioni populiste, dall’altro implicano un aumento del debito pubblico, come già sta accadendo negli Stati Uniti.

MERCATI AZIONARI PIU’ RESILIENTI AGLI SHOCK

“Riteniamo che le politiche fiscali possano compensare buona parte delle implicazioni della contrazione delle liquidità sui mercati”, sostiene Keith Wade. Dal suo punto di vista, l’esperto resta preoccupato soprattutto sul fronte delle tensioni commerciali (destinate secondo lui a proseguire). D’altro canto, però, la severa correzione dei mercati occorsa nel terzo trimestre 2018, ha riportato le valutazioni azionarie a livelli meno esagerati, con i rapporti prezzo-utili (p/e) che si trovano al di sotto delle loro medie rolling a dieci anni. “Questo non assicura agli investitori che i rendimenti di quest’anno siano sicuramente positivi. Tuttavia certifica che il posizionamento dei mercati è tale da consentire loro di risultare più resilienti agli shock rispetto all’anno passato”, conclude Keith Wade.

**  Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte dei contenuti e dei dati sono stati gentilmente concessi da Schroders

Nikada / E+ / Getty Images


FinanciaLounge
22 Gennaio 2019
Partner
Top