Mercati azionari, valutazioni che poggiano solo sulle prospettive sugli utili

Solo un incremento degli utili può giustificare ulteriori rialzi dei mercati azionari che mostrano un rapporto prezzo/utili superiore ai picchi del 2000 e del 2007.

“In questo mercato costoso e volatile continuiamo a concentrarci su un apprezzamento sostenibile del capitale nel lungo termine, facendo affidamento su una crescita costante degli utili e una protezione dai ribassi nel medio periodo. Nel frattempo la volatilità dei prezzi a breve termine potrebbe offrirci possibili opportunità nel lungo periodo” commentano Dirk Hoffmann-Becking, Executive Director, Bruno Paulson, Managing Director e William Lock, Head of International Equity Team di Morgan Stanley IM le cui conclusioni partono dalla constatazione che l’anno in corso ha, in una certa misura, capovolto le tendenze settoriali della seconda metà del 2016, facendo ritrovare, negli ultimi otto mesi, alcuni dei settori che nel secondo semestre del 2016 avevano registrato i risultati migliori, come il settore dell’energia, il settore finanziario e quello automobilistico, mentre sono tornati alla ribalta i settori della salute e dei servizi di pubblica utilità.

“Al contempo, i settori relativamente ciclici dell’informatica, dei materiali e quello industriale sono riusciti a registrare performance superiori alla media di mercato in entrambi i periodi. Intravediamo inoltre un certo indebolimento della complementarietà di lungo corso tra propensione e avversione al rischio, come la connessione tra il tasso di cambio USD/yen e l’indice Topix di Tokyo” puntualizzano i tre manager a cui non è sfuggita però una situazione particolare: l’attesa, finora vana, di un mercato azionario europeo più brillante rispetto a Wall Street.

“Dopo cinque anni di risultati migliori registrati dall’economia e dal mercato azionario statunitensi rispetto all’Europa, si è consolidata l’opinione secondo la quale il Vecchio Continente potrebbe infine ritornare a una fase di crescita forte, battendo gli Stati Uniti. Mentre nei mercati valutari l’euro si è notevolmente rafforzato rispetto al biglietto verde, la tanto attesa performance più brillante del mercato azionario in Europa non si è ancora pienamente concretizzata. Vedremo se alla fine si realizzerà, ma la percezione del mercato è chiaramente mutata” specificano Dirk Hoffmann-Becking, Bruno Paulson e William Lock che ricordano come, a livello azionario, le preoccupazioni possano essere guidate dalle valutazioni. Il valore mediano del rapporto prezzo/utili (p/e) a 12 mesi dell’indice MSCI World è pari a 15,6, ben al di sopra dei precedenti picchi del 2007 (13,4) e del 2000 (12,2).

“I multipli più elevati sono attualmente distribuiti in maniera di gran lunga più omogenea rispetto a quelli dei picchi precedenti. Nel 2000 i primi 40 titoli principali per capitalizzazione di mercato rappresentavano il 38% dell’indice ma solo il 24% degli utili di tutte le società presenti nell’indice nel suo complesso, implicando per il mercato in generale un premio superiore al 50%. Oggi il rapporto è del 26% di capitalizzazione di mercato per il 23% di utili, comportando un premio trascurabile” spiegano i tre manager facendo capire come esista un divario valutativo minore nel mercato e che, quindi, i multipli elevati siano piuttosto diffusi: un insieme di circostanze che fa poggiare le speranze di investimento sul miglioramento a breve termine nelle prospettive per gli utili.

“Con molti settori con margini pari o superiori ai picchi storici, sostenuti a loro volta da livelli salariali bassi e bassi tassi d’interesse, queste speranze sono difficili da sostenere nell’intero mercato, salvo qualche significativo aumento della crescita ciclica” concludono Dirk Hoffmann-Becking, Bruno Paulson e William Lock.




FinanciaLounge
3 Ottobre 2017
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