Giappone, è ancora presto per trovare le società di qualità a prezzi convenienti

Per gli investitori globali, le azioni giapponesi sono interessanti in virtù del competitivo rapporto prezzo/utili, ma le società di qualità restano ancora molto care.

Da un punto di vista dei fondamentali, e più in particolare del rapporto prezzo/utili forward a 12 mesi (ovvero in base ai profitti attesi nei prossimi 12 mesi) le azioni giapponesi sono inequivocabilmente interessanti dal momento che scambiano ad un p/e di 14,7 contro il 16,8 dell’indice MSCI world e il 18,2% di Wall Street. Ma, William Lock, Head of International Equity Team, Bruno Paulson, Managing Director, e Dirk Hoffmann-Becking, Executive Director di Morgan Stanley Investment Management (MSIM), preferiscono aspettare il momento opportuno, quando le valutazioni saranno più interessanti e la dirigenza delle società giapponesi sarà diventata più attenta agli investitori e ai rendimenti.

“Noi del team abbiamo spesso nutrito scetticismo nei confronti del Giappone a causa soprattutto delle decisioni dei team dirigenziali giapponesi in materia di allocazione del capitale, spesso difficili da interpretare. Il rendimento del capitale investito delle società giapponesi quotate è circa la metà rispetto al livello del mercato globale” fanno sapere i tre manager, spiegando che alla base di tale scetticismo risiedono diverse ragioni.

Tra le principali motivazioni figurano le costose acquisizioni (a volte in settori dove l’acquirente ha poca esperienza), le consistenti partecipazioni incrociate con logica economica scarsa o inesistente, i cuscini di liquidità inutilmente elevati, la scarsa disciplina sui prezzi, un’elevata tolleranza per le inefficienze e una debole governance.

L’approccio adottato dal team di investimento di MSIM è di tipo bottom-up (rigorosa selezione di singoli titoli) basato sui fondamentali, senza tuttavia trascurare le iniziative del governo giapponese volte a creare un cambiamento: non a caso, i tre manager ammettono che qualche miglioramento dei rendimenti nel mercato in generale si comincia ad intravedere.

“Per ora, non abbiamo posizioni in società giapponesi in portafoglio. A onor del vero, troviamo che in Giappone la qualità scarseggi: solo il 12% del mercato, infatti, soddisfa i nostri requisiti in termini di rendimento, margini e profili di bilancio” affermano gli esperti di MSIM. “L’applicazione di questi criteri avviene prima di qualunque valutazione in merito alla qualità della società stessa o della dirigenza e ci lascia con una rosa davvero limitata di candidati” specificano i tre manager, che sottolineano il fatto che non solo la qualità sia scarsa ma risulti anche costosa.

“La qualità, in Giappone, quelle volte che la si trova, è la più costosa del mondo sviluppato, scambiando a un rendimento del free cash flow mediano del 3,3%, a volte il 50% più costosa rispetto ai nostri portafogli di qualità, che scambiano con un premio del 10% rispetto al mercato in generale a fronte di una qualità significativamente più elevata” concludono i tre manager.




FinanciaLounge
12 Dicembre 2017
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