La crescita globale fa bene alle obbligazioni dei Paesi emergenti

di Redazione

Per il Global Fixed Income team (MSIM) il credito resta ancora interessante, tuttavia c’è la convinzione che per quest’anno il grosso delle plusvalenze sia già alle spalle

Dalle dispute commerciali tra Washington e Pechino ancora nel vivo agli imminenti negoziati commerciali tra Stati Uniti, Europa e Giappone, dai prezzi del petrolio alla Brexit, fino alle tanto attesa – ma ancora tutta da verificare – ripresa dell’economia nel secondo semestre. E’ davvero lungo l’elenco dei rischi che possono avere implicazioni più o meno profonde sul mercato obbligazionario che, oltretutto, è reduce da cinque mesi di prezzi sostanzialmente in rialzo.

BANCHE CENTRALI ACCOMODANTI

Un elemento che sembra però continuare ad essere un punto fermo e, di conseguenza, fornire un supporto alle attuali quotazioni è l’atteggiamento accomodante assunto da inizio anno dalle banche centrali. “Prevediamo che l’assenza di pressioni inflazionistiche possa convincerle a restare su questa strada, sebbene al momento sembra improbabile che decidano in favore né di rialzi, né di tagli dei tassi” fa sapere il Global Fixed Income team di Morgan Stanley Investment Management (MSIM).

LA FED DOVREBBE RESTARE IN PAUSA

Date le recenti dichiarazioni provenienti dalla Fed, il team reputa infatti improbabile che la banca centrale statunitense operi rialzi o tagli dei tassi di interesse nel 2019, impegnandosi a rimanere “paziente” a riguardo. Per quanto riguarda invece la Bce, dopo aver smentito le voci su una eventuale introduzione di un sistema di deposito a più livelli, che potrebbe essere l’anticamera per adottare ulteriori tagli dei tassi, ha ribadito al mercato che i rialzi sono improbabili fino a 2020 inoltrato. Stesso discorso per il Monetary Policy Committee, l’organismo del Regno Unito che si occupa di politica monetaria, che ha fatto intuire di optare per la modalità attendista almeno fintanto che la Brexit resta irrisolta, sebbene i dati sul mercato del lavoro britannici giustificherebbero un rialzo dei tassi.

VENTO A FAVORE DEI MERCATI EMERGENTI

Diverso il discorso sui mercati emergenti. Il team di MSIM chiarisce che l’ottimismo nei confronti degli attivi di questi paesi è basato su diversi fattori. In primo luogo, la stabilizzazione della crescita globale – che emerge dai dati del Pil reale del primo trimestre negli Stati Uniti e in Cina – potrebbe trasmettersi alle altre regioni del mondo e favorire, di conseguenza, le asset class rischiose tra le quali figura il debito emergente. “Inoltre, non emergono particolari tensioni inflattive, il che comporta il mantenimento di politiche monetarie accomodanti da parte delle principali banche centrali e quindi tassi di rendimento dei paesi emergenti più allettanti rispetto a quelli dei mercati sviluppati” spiega il team di MSIM.

POSSIBILE INDEBOLIMENTO DEL DOLLARO

Il team resta convinto di un possibile indebolimento del dollaro, che potrebbe prendere forma alla luce dell’orientamento accomodante della Fed e a condizione che la timida ripresa della crescita cinese si trasmetta all’Europa e alle economie emergenti. Se lo scenario disegnato dovesse materializzarsi potrebbero essere favorite soprattutto le obbligazioni emergenti, in particolare i titoli governativi high yield, che hanno registrato performance inferiori a quelle dei titoli investment grade durante lo scorso anno.

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OBBLIGAZIONI SOCIETARIE

Infine, uno sguardo alle obbligazioni societarie. Secondo il team di MSIM vi sono ancora in campo una serie di fattori positivi di supporto quali le politiche monetarie accomodanti, una crescita economica bilanciata, una robusta domanda di credito e discreti utili aziendali. Tuttavia, d’altro canto, evidenzia come le valutazioni non siano più tanto convenienti alla luce degli spread (differenziali di rendimento rispetto ai titoli di stato ‘core’) che ora si collocano al di sotto delle medie di lungo periodo.

ALLEGGERITI TITOLI BBB, HIGH YIELD E CONVERTIBILI

Alla luce di queste considerazioni, il team di MSIM prosegue nel suo programma di riduzione dei rischi di portafoglio alleggerendo le posizioni a beta più elevato (cioè più direttamente correlate all’andamento del mercato obbligazionario), quali le emissioni con rating BBB, i titoli high yield e le obbligazioni convertibili. “Dato il contesto macroeconomico favorevole riteniamo il credito ancora interessante, ma crediamo che per quest’anno il grosso delle plusvalenze sia già alle nostre spalle” conclude il team.

MicroStockHub / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
11 Giugno 2019
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