Investitori italiani verso la diversificazione con la fine del QE

Secondo l’ultima Survey di Legg Mason due risparmiatori italiani su tre sono pronti a ristrutturare il portafoglio anche se resta forte la preferenza per il reddito fisso.

Oggi le obbligazioni costituiscono il 25% dell’allocazione degli investitori italiani, ma due su tre sono pronti a ristrutturare il portafoglio in vista del ritiro dello stimolo monetario della BCE previsto per fine anno, anche se resta forte la preferenza per i bond, da sempre la passione degli investitori del nostro paese, che siano sovrani o societari, soprattutto se domestici o comunque europei.

SPOSTAMENTO VERSO LE AZIONI INTERNAZIONALI

L’indicazione arriva dalla Global Investment Survey 2018 svolta su quasi 17.000 investitori internazionali da Legg Mason, che sembra confermare l’inclinazione degli italiani per il reddito fisso, a cui viene ancora oggi riservato il 25% dell’allocazione, dato ben più alto della media globale, dove il reddito fisso pesa solo per il 17%. Emergono però anche segni di un cambiamento di rotta: alla domanda su quale sia l’asset class che considerano più promettente per i prossimi 12 mesi, la risposta più gettonata, pari al 29%, risulta l’azionario internazionale. Di certo, osserva Legg Mason, sta cambiando lo scenario in cui gli investitori devono muoversi: la volatilità è tornata ed è ormai all’ordine del giorno, e già si intravede all’orizzonte della fine del 2019 il primo rialzo dei tassi da parte della BCE.

SPAZIO ANCHE ALLE AZIONI ITALIANE

E’ invece vicinissima ormai la conclusione del programma di Quantitative Easing, lo strumento con cui la Banca Centrale ha acquistato in questi anni decine di miliardi di titoli obbligazionari europei ogni mese. È forse proprio l’addio a questa politica monetaria non convenzionale ad allontanare gli investitori italiani dal reddito fisso? Per scoprirlo, Legg Mason ha chiesto agli investitori italiani se e come pensano di ristrutturare il loro portafoglio in vista della fine del QE riscontrando che ben il 67% degli intervistati intende cambiare in qualche modo l’allocazione.

Mercati emergenti in pole position con una crescita globale sincronizzata

Mercati emergenti in pole position con una crescita globale sincronizzata

FOCUS SUGLI EMERGENTI

Ma con modalità diverse. Uno su cinque prevede di aumentare il peso delle azioni internazionali, una parte quasi uguale, il 19%, afferma che si sposterà in parte dalle obbligazioni europee a quelle dei mercati emergenti. Ma c’è anche chi vuole continuare ad investire nei bond del Vecchio Continente, pari al 22%, o un 16% che prevede di puntare sull’azionario italiano, mentre un altro 13% pensa alle commodities.

La volatilità non dispiace agli italiani

La volatilità non dispiace agli investitori italiani

UNA RICETTA IN TRE PAROLE CHIAVE

In generale, gli investitori italiani sembrano consapevoli che il ritiro dello stimolo monetario della BCE sarà un elemento da tenere in considerazione. Matteo Lenardon, Deputy Country Head Italia di Legg Mason, non ha dubbi: “La fine del Quantitative Easing avrà un impatto significativo nella costruzione dei portafogli”. E aggiunge che “fondamentale sarà cominciare ad approcciare l’investimento obbligazionario con un’ottica più globale”. Una ricetta universale che Lenardon sintetizza in tre parole chiave: “diversificazione, de-correlazione e soluzioni di investimento alternative”. Questo però è possibile, secondo il manager di Legg Mason, “solo con una gestione attiva e ‘unconstrained’, svincolata cioè dai benchmark tradizionali”.

**  Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte dei contenuti e dei dati sono stati gentilmente concessi da Legg Mason

Flickr ECB


FinanciaLounge
13 Dicembre 2018
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