Dazi, la pace Usa-Cina si allontana

di Chiara Merico

Pechino replica alla decisione di Trump di aumentare le tariffe doganali, alzando a sua volta i dazi su numerosi prodotti statunitensi. E l’ipotesi di un accordo nel breve termine si fa meno probabile

Quella di venerdì 10 maggio sarà comunque ricordata come una data chiave per la trattativa sui dazi tra Cina e Stati Uniti. Come nota Chia-Liang Lian, head of emerging markets debt di Western Asset (affiliata Legg Mason), “le minacce di dazi contro la Cina hanno affondato l’accordo commerciale che avrebbe dovuto essere annunciato venerdì scorso. Proprio venerdì, il progetto del presidente Trump di aumentare i dazi su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi dal 10% al 25% è stato attuato, e una nuova imposta del 25% su oltre 325 miliardi di beni è attualmente al vaglio”.

LA CONTROMOSSA CINESE

Da parte sua, la Cina ha fatto sapere che dal prossimo primo giugno alzerà al 25% i dazi su 60 miliardi di dollari di esportazioni Usa, interromperà gli acquisti di prodotti agricoli americani e ridurrà gli ordini di Boeing. Finora Pechino aveva imposto dazi su 110 miliardi di esportazioni statunitensi, pari a un terzo del totale.

LO STOP A UN PASSO DALL’ACCORDO

L’escalation rappresenta una sorpresa, dopo che nei mesi precedenti entrambe le parti avevano rilasciato commenti concilianti. Ad esempio il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, aveva definito i negoziati svoltisi a Pechino come “produttivi”. Il venerdì precedente, le modifiche proposte all’ultima bozza di accordo erano state caratterizzate da un tornare indietro rispetto agli impegni sul furto di proprietà intellettuale e sui trasferimenti tecnologici forzati. “Sembra inoltre che un nodo importante sia stata l’insistenza da parte del governo Usa sul diritto di reimporre unilateralmente i dazi, nel caso la Cina dovesse mancare ai suoi impegni”, sottolinea il gestore.

CONSEGUENZE PER GLI ASSET DI RISCHIO

“Crediamo che a questo punto la possibilità di una risoluzione bilaterale sia rimandata alla seconda metà del 2019. Di certo, il rinnovarsi delle tensioni commerciali avrà un impatto sugli asset di rischio”, fa notare Chia-Liang Lian.

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EFFETTI A CATENA

Le ripercussioni si faranno però sentire in tutto il mondo. Secondo l’esperto, infatti, “un periodo prolungato di crescenti tensioni potrebbe alimentare le incertezze sulle prospettive di crescita globali”. Pechino dispone degli strumenti di politica economica per affrontare le difficoltà cicliche, ma qualsiasi misura dovrà comunque fare i conti anche con fattori secolari che limiteranno il ritmo della crescita cinese sul lungo periodo. Inoltre, spiega Chia-Liang Lian, “i vicini paesi asiatici ed emergenti potrebbero risentire degli effetti a catena, soprattutto in uno scenario che sembra diventare più protezionista”.

cybrain / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
14 Maggio 2019
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