Elezioni Francia e Grecia – Implicazioni e considerazioni

Si è conclusa la tornata elettorale in Europa che ha messo in evidenza una generalizzata richiesta di cambiamento e di rottura con la politica degli ultimi anni. Il nodo centrale ora è capire come i nuovi volti della politica in Francia e in Grecia potranno indirizzare queste esigenze e come il cambiamento potrà affrontare la questione centrale del rigore insieme al tema della crescita che è diventato il nuovo paradigma per la soluzione della crisi in Europa. Di seguito Maria Paola Toschi, Market Strategist di J.P. Morgan AM, sintetizza quanto emerso in una call con Alex White e Christine Ockrent, introducendo alcune interessanti considerazioni generali sulle implicazioni politiche e di mercato e sui prossimi passi nei due paesi interessati.

La sfida di Hollande in campo internazionale – La vittoria di Hollande non sembra essere stata determinata da un vero entusiasmo per il candidato, ma è una forte richiesta di cambiamento. La sinistra torna al potere dopo 17 anni, e questo è il vero elemento di novità. La mancanza di entusiasmo deriva dal fatto che la campagna elettorale è stata povera di idee e di proposte chiare sui temi cruciali della crisi e dell’Europa. Hollande ha un compito molto difficile. Sarà proiettato nel mondo della politica globale, mentre lui per sua estrazione è molto legato alla cultura politica domestica e ha avuto poche opportunità a livello internazionale. Manca quindi di esperienza politica internazionale in un contesto in cui la globalizzazione è diventata un elemento centrale da affrontare. L’agenda di incontri internazionali è molto fitta e sarà il primo banco di prova del nuovo Presidente. E’ previsto un incontro tra Hollande e Merkel a breve, probabilmente prima del summit del G8 negli Stati Uniti a Camp David, previsto il 18-19 maggio e del summit della Nato a Chicago, in agenda il 20-21 maggio. Entro la fine del mese potrebbe avere luogo un summit europeo informale per illustrare le proposte di Hollande per il piano di crescita che diventerà un requisito per la ratifica del patto fiscale in molti paesi, Francia inclusa. Inoltre a fine giugno è previsto il Summit Europeo ufficiale da cui potranno emergere i nuovi orientamenti. In positivo si evidenzia che non sono emerse preclusioni da parte della Germania o di altri paesi a riprendere il dibattito europeo con Hollande e anzi è stata la Merkel stessa a proporre il meeting a breve termine, probabilmente valutare per meglio quali titi di proposte e di estensioni del Fiscal Compact ha in mente Hollande. Il processo di definizione del Fiscal Compact e del Growth Pact dovrebbe quindi riprendere speditamente.

Prossimi passi in Francia – La definizione della squadra di Governo di Hollande è attesa per metà mese. Hollande si circonderà di collaboratori che sono amici di lunga data. Dalla scelta dei candidati dipenderà un orientamento più di sinistra o più moderato del Governo. Per esempio la poltrona di primo ministro potrebbe andare a Jean-Marc Ayrault, capogruppo socialista della Camera da parecchi anni, una scelta più moderata, oppure a Martine Aubry (figlia di Jacques Delors), l’ideatrice della settimana da 35 ore, che potrebbe invece essere una scelta più di sinistra. Ciò potrà quindi influire sia sulle scelte sia di politica interna che di approccio più o meno europeista. Al ministero dell’Economia siederà, molto probabilmente, Michel Sapin, economista di Hollande, o Pascal Lemy, direttore del World Trade Organisation. Il Governo dovrà fare i conti con la destra di Marine Le Pen che ha guadagnato il 18% al primo round elettorale e che potrà svolgere un importante ruolo di opposizione anche sui temi dell’Europa.

Proposte di Hollande – La prima cosa di cui Hollande ha parlato appena dopo la conferma della sua elezione è stata la riduzione del suo stipendio e di quello dei Ministri del 30% per dare un messaggio in termini di equità e spending review. Per quanto riguarda le proposte per la crescita unite all’austerità, Hollande ha chiarito che non si può puntare su un aumento della spesa pubblica, come mezzo di rilancio della crescita per gli ovvi riflessi negativi sul debito, non si possono tagliare le tasse, per gli stessi motivi, la chiave di volta della crisi deve essere ricercata a livello europeo. E’ in Europa che si devono trovare le risorse. Si pensa allora alla tassazione sulle transazioni finanziarie e si deve valutare concretamente l’introduzione degli European Project-bonds, strumenti emessi dalla BEI e dedicati alla realizzazione di progetti infrastrutturali nell’area Euro (trasporto, energia, IT). Non c’è bisogno di un nuovo Fiscal Compact, quello che c’è andrà avanti, ma bisogna integrarlo con temi legami alla crescita, Growth Pact, alla cultura, all’educazione e a progetti universitari e di ricerca comuni.

La frammentazione politica della Grecia – L’esito delle elezioni in Grecia è più preoccupante. Gli elettori hanno decretato la fine dello storico bipolarismo tra ND e PASOK e una elevata frammentazione politica tra diversi partiti, compresi quelli più estremisti (Alba Dorata considerati i neozisti che entreranno in Parlamento). ND (al 19,8% circa) e PASOK (al 13,6%) non hanno raggiunto la maggioranza numerica in Parlamento arrivando a poco più del 33% pari a circa 149 seggi mentre la maggioranza per governare prevede il raggiungimento di 151 seggi. Sono emersi sulla scena i partiti estremisti e contrari al memorandum di intesa con la Troika. Ciò evidenzia la forte insofferenza verso il progetto europeo e i sacrifici che sta imponendo alla popolazione. La situazione appare ancora incerta soprattutto per quanto riguarda la determinazione a perseguire o meno le misure necessarie per restare in Europa. Ad esempio il partito di sinistra radicale SYRIZA ha ottenuto un risultato eccezionale raggiungendo il 16% e ponendosi davanti al PASOK (13,6%). SYRIZA è un partito della sinistra radicale che si oppone alle misure di austerità concordate con la comunità internazionale, ma è favorevole alla permanenza di Atene nell’eurozona, elementi inconcigliabili secondo i rappresentanti europei. La Grecia sta giocando una partita molto rischiosa. La coesione e l’impegno verso i piani concordati con la Troika sono l’unica strada per rimanere in Europa. I prossimi passi comprendono diversi tentativi per formare una nuova coalizione di Governo, compito che spetterà a turno ai partiti di maggioranza, quindi prima a ND, poi a SYRIZA e in caso di fallimento a PASOK. Se anche PASOK non riuscirà a formare una nuova coalizione si potrebbe andare a nuove elezioni. Il nuovo Governo dovrà chiarire le intenzioni del popolo greco sulla permanenza in Europa, e sulla determinazione a portare avanti i piani di austerità, unica via per accedere agli aiuti europei già concordati.

La reazione dei mercati ai cambiamenti e ai problemi politici dell’Europa che è stata tutto sommato moderata. L’esito delle elezioni in Francia è stato in linea con le attese. Alcune delle proposte di Hollande, come l’accelerazione per l’introduzione dei Projects Bonds, sono visti positivamente dai mercati. In Grecia l’esito elettorale ha messo in evidenza una situazione più complessa delle attese, ma i mercati si sono abituati a convivere con i problemi che vengono dalla Grecia. Si preannuncia una fase di incertezza che potrà proseguire e non contribuisce ad alleviare la tensione in Europa, area già compromessa da dati economici sfavorevoli (ad esempio i dati PMI della scorsa settimana peggiori delle attese) e condizionata da attese di recessione. I temi politici continueranno a svolgere un ruolo rilevante come key driver nei trend di mercato e nelle scelte di investimento in Europa nei prossimi mesi. I nuovi leader politici, insieme a quelli già radicati, dovranno chiarire come vedono l’area Euro nei prossimi dieci o vent’anni e dove puntano le strategie di sviluppo del progetto Europa di lungo termine. Nella seduta odierna, dopo l’iniziale reazione negativa i mercati si sono girati in positivo, andamento a cui ha probabilmente contribuito anche il dato migliore delle attese sui nuovi ordini industriali in Germania e le manifestazioni di apertura del Cancelliere tedesco Merkel che ha subito preso contatto con Hollande per riprendere il dibattito sui temi dell’Europa. La fine dell’era Sarkozy potrebbe inaugurare una una nuova fase politica europea caratterizzata da una leadership a tre (non più a due) composta da Germania, Francia e Italia, ciò creerebbe una guida più equilibrata e forse attenuerebbe il focus sull’austerità a favore della ricerca di opportunità di sviluppo. Questo quadro di riferimento potrebbe agevolare anche la formazione del nuovo Governo in Grecia grazie ad un alleggerimento della pressione sul tema dell’austerità.

*Nota – WebConference con Alex White e Christine Ockrent, una commentatrice politica in Francia.




Maria Paola Toschi - Market Strategist J.P. Morgan Asset Management
9 Maggio 2012
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