Argentina, il tango col peso è una tentazione ma attenti a due rischi

La svalutazione e gli interessi reali elevati rendono i bond di Buenos Aires allettanti. Ma un deterioramento fiscale e una svolta populista potrebbero esporre gli investitori a perdite.

Il peso argentino ha perso oltre la metà del proprio valore da inizio anno rispetto al dollaro USA e all’euro. Basterebbe questa performance a tenere lontani gli investitori dagli asset di Buones Aires che, espressi in peso, risultano estremamente volatili e pericolosi. Tuttavia, secondo Mike Biggs, Investment manager delle strategie obbligazionarie Local Emerging Market di GAM Investments, sebbene il paese sudamericano si trovi ad affrontare numerose sfide, si può ipotizzare uno scenario positivo nel medio periodo per l’Argentina.

INFLAZIONE AL 45%

Una conclusione, la sua, che matura dopo una minuziosa analisi di tutte le variabili macroeconomiche del paese. Per esempio, l’inflazione (che è già al 45% su base annua) potrebbe aumentare ulteriormente sulla scia dell’indebolimento della valuta, ma la risposta perentoria da parte della Banca centrale (un rialzo al 60% del tasso d’interesse) assicura robusti tassi reali (cioè al netto dell’inflazione).

AIUTI DAL FMI PER 50 MILIARDI DI DOLLARI

“Inoltre il prestito da 50 miliardi di dollari che il Fondo Monetario Internazionale (FMI) avrebbe dovuto erogare nell’arco di tre anni, dovrebbe essere rivisto nella tempistica per collaborare al piano di rilancio economico del Paese” fa sapere l’esperto.
Mike Biggs, pur considerando necessaria la drastica risposta delle autorità monetarie, ritiene che possa aver determinato il netto crollo della crescita del PIL. Inoltre è persuaso di vedere, nei prossimi mesi, un netto miglioramento della bilancia commerciale, proprio sullo sfondo del rallentamento della crescita.

DEFICIT COMMERCIALE IN CALO

“La nostra aspettativa di base vede una netta diminuzione della bilancia commerciale argentina, un deterioramento fiscale limitato e un’attenuazione dei rischi negativi, dovuti alla debolezza della crescita, grazie al supporto del FMI” spiega Mike Biggs.
Nel momento in cui affiorasse una certa stabilizzazione sul peso argentino (che secondo l’esperto ai livelli attuali è da considerare a buon mercato), i rendimenti offerti dai bond di Buenos Aires risulterebbero estremamente appetibili per il mercato mentre gli afflussi di capitali dovrebbero agevolmente finanziare il deficit (in calo) delle partite correnti.

LE VARIABILI DOLLARO USA E TENSIONI GLOBALI

Va da sé, sottolinea Mike Biggs che lo scenario positivo delineato riceverebbe un indubbio supporto da una stabilizzazione del dollaro USA e da un miglioramento del contesto di rischio globale. Per contro, l’esperto individua i rischi capaci di far deragliare lo scenario positivo sopra descritto. In primis, l’ulteriore indebolimento del peso nonostante gli alti rendimenti offerti e l’aiuto finanziario da parte del FMI. “Il secondo rischio, di carattere più fondamentale, è la possibilità che le misure introdotte per contenere il deterioramento fiscale – le quali potrebbero contemplare anche tagli della spesa – esercitino pressioni politiche sul governo uscente prima delle elezioni dell’ottobre 2019” afferma Mike Biggs.

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RISCHIO DI SVOLTA POPULISTA

Il suo riferimento è alla previsione di una affermazione di un governo più populista (o anche una svolta populista a cui sarebbe costretta l’attuale amministrazione) che metterebbe a rischio l’assetto di politica economico-monetaria del paese. Una eventualità che esporrebbe gli investitori a potenziali perdite, persino con le attuali valutazioni convenienti.

**  Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte di contenuti e dati gentilmente concessi da GAM

uchar / E+


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14 settembre 2018
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