Wall Street: healthcare, tecnologia e beni di consumo in vetrina

In base alle serie storiche, con l’attuale rapporto prezzo/utili Wall Street dovrebbe generare un rendimento medio del 7,1% nei prossimi anni, ma la selezione dei titoli rimane fondamentale

Nonostante la severa correzione registrata nell’ultima parte del 2018 e, in particolare, nel mese di dicembre (il peggiore dal 1930), chi ha investito nelle azioni statunitensi negli ultimi 10 anni è stato generosamente ricompensato. Basti pensare che dal minimo del 9 marzo 2009 (dopo il crac Lehman Brothers) al 23 gennaio scorso, l’indice S&P 500 evidenzia un rialzo del 290%, pari al 14,78% annuo composto: la performance cresce addirittura fino al +379,6% (pari al 17,2% annuo composto) se si tiene conto dei dividendi distribuiti nel periodo. Ma anche chi avesse puntato su Wall Street negli ultimi 5 anni non avrebbe di che lamentarsi: l’S&P500 mostra un rialzo del 44,3% (ovvero del 7,6% annuo) che sale al 60% (9,85% annuo composto) includendo i dividendi.

UN 2018 ANOMALO PER WALL STREET

Gli investitori sono però rimasti sorpresi dal comportamento del mercato azionario nel 2018 alla luce del sensibile incremento dei profitti aziendali registrati. Un aumento, peraltro, che ha sorpreso in modo netto al rialzo: in base alle stime di consensus degli analisti censiti da Thomson Reuters, le aspettative di crescita degli utili dell’S&P500 per il 2018 si attestavano al 12,0% a gennaio 2018 mentre in realtà stanno chiudendo l’anno con un tasso quasi doppio (+23,3%). A fronte di questo ampliamento dei profitti, l’indice S&P 500 ha chiuso in ribasso del 6,2% il 2018.

L’IMPORTANZA DEL RAPPORTO PREZZO / UTILI (P/E)

Alle quotazioni correnti (2.638 punti), l’indice S&P500 viene scambiato in Borsa ad un rapporto prezzo/utili (p/e) 2018 di 16,35 e ad un p/e di 15,4 in base ai profitti attesi per l’anno in corso. E’ importate sapere quale sia il p/e di mercato perché ci aiuta a ipotizzare quali possano essere i rendimenti attesi per i prossimi 10 anni. In base alla lunga serie storica di Wall Street, si può stimare il rendimento futuro dell’azionario USA in base al p/e.

I rendimenti azionari futuri tendono a contrarsi con l'aumento dei rapporti p/e (Fonte: Standard%Poor's, Thomson Reuters)
I rendimenti azionari futuri tendono a contrarsi con l’aumento dei rapporti p/e (Fonte: Standard%Poor’s, Thomson Reuters)

MINORI ASPETTATIVE SUI GUADAGNI FUTURI

“Benché i risultati passati non siano indicativi di quelli futuri, le serie storiche suggeriscono agli investitori una certa prudenza sulle aspettative di guadagno futuro” fa sapere Greg Johnson Gestore di Portafoglio di Capital Group. Detto questo, tuttavia, è importante anche ricordare come buona parte delle roboanti performance del settore tecnologico e di quello dei beni di consumo statunitensi sia stato generato da un limitato elenco di compagnie mentre gran parte del resto del listino azionario americano è rimasto su valutazioni molto più contenute.

Nelle fasi di volatilità attenzione ai dividendi

Nelle fasi di volatilità attenzione ai dividendi

GLI ESEMPI NEL SETTORE BIOTECH

“Dal momento che la volatilità sarà probabilmente elevata e che gli andamenti delle singole aziende saranno molto differenti gli uni dagli altri, risulterà determinante investire in modo selettivo” puntualizza Greg Johnson.
A questo proposito, l’esperto cita l’esempio delle implicazioni del processo di rinnovamento delle linee di prodotti con potenziali farmaci di successo. Un trend che, dopo anni difficili per i titoli farmaceutici e biotech, potrebbe rilanciarne le quotazioni in Borsa. “Due esempi in questo ambito sono le compagnie biotech Abbvie e Gilead Sciences che hanno diverse terapie antitumorali in una fase avanzata di sviluppo” rivela Greg Johnson.

lucky-photographer / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
25 Gennaio 2019
Partner
Top