Wall Street flirta con i record, ma molti preferiscono il cash

di Redazione

L’azionario è spinto dalla mancanza di alternative e i grandi investitori si tengono liquidi cash per fare il gioco che ha funzionato da un anno in qua: comprare gli storni. Ma c’è anche l’oro, ai massimi da 6 anni

Il Toro più longevo della storia di Wall Street sembra essere anche il più svogliato. A differenza dei bovini che lo hanno preceduto, come quello che deteneva il record precedente fino a essere ‘matato’ dallo sgonfiamento della bolla di Internet nella primavera del 2000, non corre sulla spinta dell’euforia o della paura di perdersi nuovi massimi. La benzina che lo fa andare avanti è fatta soprattutto da mancanza di alternative. Con il reddito fisso che rende zero e poco più in gran parte dei Paesi sviluppati e ormai anche in diversi Emergenti, l’investitore globale è in qualche modo ‘costretto’ a posizionarsi sulle azioni per avere un ritorno totale, fatto di prezzi che salgono, dividendi e buy back, che dia qualche soddisfazione. La svolta monetaria accomodante, decisa dalla Fed a cavallo dell’anno e rafforzata a giugno da Jay Powell con i principali banchieri centrali mondiali al seguito, ha proiettato questo scenario nei prossimi mesi e forse anni, rispingendo gli indici azionari americani a flirtare con i massimi di sempre, che per l’S&P 500 vuol dire una manciata di punti da quota 3.000. È la terza volta nell’arco di 9 mesi che l’indice leader dell’azionario mondiale arriva in vista della vetta solo per poi, almeno finora, ritracciare.

DAI PICCOLI AI GRANDISSIMI, INVESTITORI DIFFIDENTI

L’Europa segue ma a distanza, con lo Stoxx 600 anch’esso intorno ai massimi di sempre, che però a differenza dell’indice americano sono gli stessi già toccati nel 2000 e nel 2007. L’unico indice europeo il cui grafico di lungo termine somiglia allo S&P 500 è il tedesco DAX, nonostante il recente arretramento. Ma è un andamento falsato dal fatto che è un ‘total return’, che include anche il reinvestimento dei dividendi, caso praticamente unico al mondo. Per l’Italiano FTSE MIB i massimi del 2000 e del 2007 sono uno sfocato ricordo, non si è mai ripreso dalla Grande Crisi e da quella del debito sovrano e negli ultimi 10 anni si è mosso in range più o meno tra 17.000 e 22.500. Un orizzonte futuro di tassi piatti sui minimi spinge quindi un investitore svogliato verso le azioni. La domanda con cui si cimentano in tutto il mondo guru e analisti è se – ed eventualmente quanto – durerà. Il sentiment degli investitori, sia i grandi istituzionali che i ‘piccolini’ al dettaglio, è decisamente misto. Quello dei secondi è misurato settimanalmente dall’American Association of Individual Investors, il cui ultimo barometro segna un lieve recupero dei ‘Tori’ al 29,5% degli interpellati, ben sotto la media storica al 38,5%, un lieve arretramento degli ‘Orsi’ al 32,1%, ma sempre sopra la media storica del 30,5%, con i ‘Neutral’ in netta maggioranza al 38,4% contro una media storica del 31%.

DOLLARO VISTO SEMPRE FORTE, ORO AI MASSIMI DA QUASI 6 ANNI

Sul fronte dei grandi investitori la situazione non è molto diversa. Il Sovereign Wealth Fund Institute, una delle fonti più autorevoli in materia, nel suo report trimestrale appena pubblicato e basato sulle risposte di signori che gestiscono in tutto il mondo un totale di 2.300 miliardi di dollari rivela che un sorprendente 40% intende detenere importanti quantità di cash nei prossimi 12 mesi. Un terzo degli interpellati vuol puntare sul debito dei Paesi emergenti e solo il 13% intende sovrappesare l’azionario americano. Uno scenario del genere potrebbe suggerire che torna di moda l’oro, che tra l’altro venerdì 21 giugno è andato a toccare i 1.400 dollari l’oncia, un livello che non si vedeva da settembre 2013. Eppure, sempre secondo il report del SWFI, solo il 14% degli interpellati dichiara che nei prossimi 12 mesi potrebbe fare qualche puntata sul giallo metallo, e solo il 7% manifesta interesse nelle commodity. Sul valutario infine, i grandi gestori continuano a vedere un dollaro forte, nonostante la Fed ‘colomba’ di Jay Powell, evidentemente ritenendo che le altre banche centrali lo sono ancora di più.

Perché la Fed gonfia le vele delle azioni ad alto dividendo

Perché la Fed gonfia le vele delle azioni ad alto dividendo

SI INFITTISCE LA SCHIERA DI CHI PREVEDE CATASTROFI

Non tutti sono freddi sull’oro. Paul Tudor Jones, un investitore in hedge fund valutato oltre 5 miliardi di dollari secondo la classifica di Forbes e famoso a Wall Street per aver previsto, facendoci un mucchio di soldi, il crash dell’ottobre 1987, qualche giorno fa ha dichiarato a Bloomberg che l’oro è probabilmente la sua scelta preferita per i prossimi 12-24 mesi, citando come motivazione il cocktail di Fed ‘colomba’ e tensioni geopolitiche in aumento sul fronte Usa-Iran. A Jones piace l’oro ma piacciono anche le azioni americane, almeno nel breve termine, e prevede nuovi massimi sull’onda dei tagli in arrivo della Fed. Ovviamente sono sempre più numerosi anche quelli che prevedono una ‘tempesta perfetta’ in arrivo a Wall Street nella seconda metà dell’anno, scatenata dalla congiunzione astrale perversa di utili societari in calo, esaurimento dei buy-back, una Fed che taglia meno delle attese e un’Europa in preda alle convulsioni da Brexit, il tutto condito dalla guerra dei dazi USA-Cina. Anche in questo caso il vecchio caro oro potrebbe essere un’alternativa.

Economia globale ostaggio dell’incertezza

Economia globale ostaggio dell’incertezza

BOTTOM LINE

Il gioco che va avanti dalla seconda metà del 2018, ma a ben guardare da inizio 2016, è quello di tenere da parte un po’ di cash per andare a comprare i minimi quando il mercato storna. Il cash, inteso come liquidità in strumenti a brevissimo termine, rende comunque qualcosa, anche se sempre meno, data la direzione della politica monetaria. In questo senso l’oro, che per definizione non rende niente, potrebbe essere un’alternativa alla liquidità magari più pagante, se il trend al rialzo dovesse proseguire. Vuoi vedere che alla fine, nell’era degli algoritmi e dei robot, il vecchio relitto del passato serve ancora a qualcosa?

Flickr /Sam valadi


FinanciaLounge
24 Giugno 2019
Partner
Top