Il Venezuela in crisi scatena nuove tensioni internazionali

Per Lombard Odier il Venezuela spaccato tra Maduro e Guaidò ha aperto uno scontro politico internazionale dopo che USA, Russia, Cina e UE hanno scelto di schierarsi mentre sale la protesta popolare.

La salita al potere del presidente dell’Assemblea Nazionale Guaidó in contrapposizione al presidente ormai delegittimato da molti paesi Maduro ha aperto una partita subito diventata centrale sullo scacchiere internazionale, con Stati Uniti e Unione Europea schierati con il giovane leader parlamentare la cui ascesa invece non viene accettata da Russia e Cina. Osservatori e policy makers si interrogano sui possibili sviluppi. C’è la possibilità che con il costante supporto dell’esercito Maduro possa rimanere al potere, ma con le redini finanziarie ormai fuori dal suo controllo e un maggior numero di paesi che riconoscono Guaidó come leader legittimo una transizione politica potrebbe essere vicina. A meno che Russia e Cina non scelgano di incrementare i prestiti per sostenere il regime. La situazione è complicata dal fatto che Maduro e i suoi hanno ben poco da guadagnare dalla rinuncia al potere. Qualunque sarà l’esito, la popolazione venezuelana ha disperatamente bisogno di una soluzione alle sue sofferenze economiche, anche molto rapidamente.

LE RISORSE SONO PRATICAMENTE FINITE

E’ l’analisi della crisi venezuelana offerta da Stéphane Monier, Chief Investment Officer, Banque Lombard Odier & Cie SA. Secondo l’esperto, i catalizzatori dei disordini sociali incoraggiati in Venezuela dalla scesa in campo di Guaidò hanno radici profonde in un sistema sanitario collassato, con malattie come malaria, morbillo e difterite in diffusione, dalla malnutrizione, che secondo le Nazioni unite colpisce l’80% della popolazione per mancanza di accesso a beni alimentari di prima necessità, e nella fuga dal paese da parte di un venezuelano su 10, su una popolazione di 32 milioni, negli ultimi 4 anni. Mancano le risorse per fronteggiare la situazione. Il Fondo Monetario Internazionale stima che nel 2018 il debito pubblico sia salito al 159% del PIL dal 38,9% dell’anno prima, con l’inflazione passata dal 2.820% l’anno del 2017 al 2.500.000% nel 2019, e potrebbe raggiungere i 10.000.000%.

MADURO CONTA ANCORA SUI MILITARI

Monier nota che non è la prima volta che Maduro si trova a fronteggiare proteste, come nel 2014 e nel 2017, che han superato grazie alla presa che esercita sull’esercito. Una costante dai tempi di Chavez, il suo predecessore ed ex ufficiale che aveva riunito i militari intorno alla sua presidenza offrendo anche importanti cariche economiche. Ma ora il sostegno militare dipende dalla capacità di Maduro di continuare a pagare l’esercito e riuscire a mantenere in carica i membri del Governo. Guaidó ha offerto amnistie e avviato colloqui “clandestini” con i militari ottenendo una serie di defezioni tra esponenti di basso rango che hanno iniziato ad appoggiarlo, compreso un funzionario militare Venezuelano a Washington. Inoltre, le sanzioni degli Stati Uniti su 7 miliardi di dollari di asset di PDVSA hanno ridotto la principale fonte di reddito di Maduro. Gli Stati Uniti hanno affidato il controllo dei conti bancari del Venezuela in mano a Guaidó, che sta cercando di recuperare gli asset venezuelani detenuti all’estero.

LA DIPENDENZA DAL PETROLIO

L’analisi di Lombard Odier ricorda che l’economia venezuelana dipende fortemente dal petrolio, che, rappresenta il 95% delle esportazioni del paese e il 25% del PIL. Secondo l’OPEC, nel 2017 il paese deteneva le più grandi riserve di petrolio del mondo, il 24,9% del totale. Ma lo scorso anno le esportazioni sono crollate a 1,25 milioni di barili al giorno, il livello più basso dal 1990, rispetto ai circa 3 milioni durante la presidenza Chavez tra il 1999 e il 2013. Iperinflazione e recessione hanno complicato i problemi di stoccaggio e rallentato la manutenzione degli impianti, con le raffinerie che ormai funzionano a circa un terzo della capacità. L’agenzia di rating Fitch stima che quest’anno la produzione di greggio potrebbe diminuire di un altro terzo. Oltre il 40% delle esportazioni di petrolio del Venezuela finisce negli Stati Uniti, con Cina e India che acquistano circa un quarto della produzione

GLI SCHIERAMENTI INTERNAZIONALI SONO DIVISI

Maduro ha finora goduto del sostegno di Cina, Iran, Turchia, Messico e Russia. Inoltre Cina e la Russia sono anche i maggiori creditori del Venezuela, con Mosca che ha elargito al Venezuela prestiti e investimenti per circa 17 miliardi di dollari e a dicembre ha siglato un altro accordo da 6 miliardi di dollari, mentre Pechino ha prestato circa 62 miliardi di dollari nel decennio 2006-2016 che andranno rimborsati in gran parte in petrolio. Sull’altro fronte Guaidó, eletto al parlamento venezuelano nel 2010, ha il sostegno di Stati Uniti, Canada, Regno Unito e di gran parte del Sud America, tra cui il Brasile del nuovo presidente Jair Bolsonaro, Argentina, Colombia, Cile e Perù. Anche l’Unione Europea si è schierata con Guaidò chiedendo nuove “elezioni libere e credibili”. Maduro dice di essere disposto a dialogare con l’opposizione, ma non vuol sentir parlare di nuove elezioni fino al 2025. Intanto la Corte Suprema venezuelana ha congelato i conti bancari di Guaidó e gli ha vietato di viaggiare, dopo la decisione del Procuratore Generale venezuelano di aprire un’indagine sul leader dell’opposizione. La conclusione dell’analisi dell’esperto di Lombard Odier mette l’accento sul rapido aumento delle tensioni internazionali seguito all’emergere di un’alternativa a Maduro con Guaidò, con esiti per ora difficili da prevedere. Ma sottolinea anche la necessità di una soluzione della crisi in tempi rapidi per evitare alla popolazione venezuelana già estremamente provata ulteriori sofferenze con una crisi che potrebbe degenerare.

apomares / E+ / Getty images


FinanciaLounge
6 febbraio 2019
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