Record a Wall Street, ma scatta un allarme di liquidità

di Redazione

L’indice Russell 2000 a confronto con l’S&P 500 e la sottoperformance delle obbligazioni high yield Usa sembrano lanciare un avvertimento sulla liquidità nei mercati finanziari

Mentre ieri i principali indici di Wall Street si sono attestati sui massimi di sempre, l’ indice Russell 2000 delle small cap USA risulta al momento più debole rispetto all’S&P 500 dalla crisi finanziaria, il che sembrerebbe suggerire la presenza di un problema di liquidità sui mercati. Stanno infatti emergendo alcuni avvertimenti che segnalano la presenza di problemi al di sotto della superficie di un rally che appare senza soluzione di continuità.

DA DOVE NASCONO LE PREOCCUPAZIONI

Da dove nascono queste preoccupazioni? La risposta sta nella cosiddetta forza relativa, che l’analisi tecnica utilizza per misurare le performance di un bene in relazione ad un altro. Ebbene, se è vero che l’indice Russell 2000 delle azioni Usa a piccola capitalizzazione è risultato piuttosto stabile su base assoluta negli ultimi sei mesi, è altrettanto vero che non si tratta di un aspetto positivo quando, nello stesso arco di tempo, l’indice S&P 500, che replica l’andamento delle aziende a grande capitalizzazione, ha fissato nuovi massimi storici oltre i 3.000 punti.

COME I CANARINI NELLE MINIERE DI CARBONE

Ieri, proprio mentre l’S&P 500 chiudeva sui massimi di sempre, il Russell 2000 ha chiuso a 1554,96 punti, il 10,7% al di sotto del record di 1.742 punti stabilito lo scorso anno.
Perché è importante misurare la performance dei titoli a piccola capitalizzazione rispetto ai titoli a grande capitalizzazione? “Le small cap sono più sensibili ai problemi di liquidità, sia quando il trend dei mercati è positivo che quando il barometro finanziario segna brutto tempo” ha dichiarato in una recente analisi Tom McClellan, autore del McClellan Market Report, che ha poi aggiunto: “Sono come i canarini delle miniere di carbone della Gran Bretagna nel corso del 1800, gli uccelli che erano più sensibili ai gas nocivi rispetto ai grossi minatori di carbone”.

COSA SUGGERISCONO GLI INDICI

In pratica, quando il Russell 2000 sta sovraperformando l’S&P 500, significa che la liquidità in circolazione è piuttosto abbondante e gli investitori sono inclini a esporsi alle asset class più rischiose del mercato. Il contrario, cioè quando il Russell 2000 accusa una underperformance, suggerisce che gli investitori stanno perdendo la loro propensione al rischio, e il mercato sta diventando maturo per un selloff (vendita di titoli senza limitazione né di prezzo né di quantità). “Se i canarini sono sfibrati e prossimi a stramazzare è saggio scappare dalla miniera prima che si cada vittima dei gas nocivi”, ha ironizzato McClellan facendo riferimento alla metafora del canarino in miniera.

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C’È UN PROBLEMA MA NON SI SA QUALE SIA

L’underperformance dei titoli small cap USA giunge in un momento in cui molti osservatori ritengono che il maggiore ostacolo per il mercato azionario e per l’economia stia tutto nell’incertezza sull’evoluzione della guerra commerciale tra Washington e Pechino, che dovrebbe incidere in modo maggiore sulle società multinazionali a più alta capitalizzazione rispetto alle aziende small cap caratterizzate dall’avere una esposizione più domestica.
“Il segnale che arriva dal mercato è che ci sia qualcosa di sbagliato nella liquidità, al punto di influenzare molto le small cap e molto meno le large cap” ha sottolineato McClellan, secondo il quale tuttavia, questa relazione – tra il Russell 2000 e l’S&P 500- ci avverte che c’è un problema ma purtroppo non rivela quale sia.

SEGNALI INQUIETANTI ANCHE DALL’HIGH YIELD USA

Ad aggiungere perplessità sulla tenuta di questo rally di Wall Street anche la scarsa liquidità che è stata notata nel segmento delle obbligazioni societarie high yield Usa che stanno esprimendo una debolezza relativa rispetto alle obbligazioni investment grade e ai Treasury Usa. Quando la liquidità di mercato è ad un buon livello, i rendimenti più alti offerti dai bond high yield compensano il rischio di insolvenza , ma quando la liquidità comincia a scarseggiare gli investitori tendono a disinvestire come accaduto alla fine del 2015, cioè poco prima del violento selloff dei mercati di inizio 2016.

UNA PAUSA SALUTARE

In ogni caso, sebbene i grafici suggeriscano che la liquidità potrebbe diventare scarsa come durante la fine della crisi finanziaria, McClellan non crede che l’imminente debolezza del mercato azionario possa durare molto a lungo. Al momento preferisce assumere un approccio ‘neutrale’ solo per le strategie di trading a breve termine ma rimane rialzista per gli investimenti di lungo periodo. “Quello che vediamo può essere considerato abbastanza normale alla luce del lunghissimo rally di Borsa che inizia a mostrare segnali di stanchezza” ha specificato infatti McClellan. “Una pausa per riprendere fiato ed energia e, forse, anche per spaventare alcuni degli investitori dell’ultima ora bramosi di guadagni facili, può risultare salutare per preparare la prossima fase di rialzo”.




FinanciaLounge
24 Luglio 2019
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