Private equity, piccolo è bello

L’occasione è stata la presentazione a Londra dei dati AIFI, l’Associazione Italiana del Private Equity e del Venture Capital, dai quali emerge un nuovo corso per l’industria del private equity italiano dopo un biennio molto difficile.

Nel 2012, a fronte di una raccolta di 1,35 miliardi di euro (+29% rispetto all’anno precedente), i 15 operatori del settore hanno investito 3,2 miliardi di euro, il 10% in meno del 2011 sebbene con un numero di operazioni in aumento del 7% a quota 349. Numeri che confermano che il private equity nostrano punta soprattutto sulle piccole e medie imprese. In particolare cresce l’interesse verso i settori dove il made in Italy manifatturiero è più dinamico e promettente quali la moda, l’alimentare, il design, l’impiantistica, la meccanica di precisione.

Negli ultimi tempi, intanto, si sono moltiplicate le operazioni tra fondi di private equity: la cessione di Ivri, società leader nella sicurezza aziendale e privata, l’asta per Valvitalia, azienda pavese che brilla nell’impiantistica energetica, la dismissione di Rhiag, impresa attiva nei ricambi per auto, veicoli industriali e commerciali, la vendita della gioielleria Buccellati, la cessione di Plastiape, società nel packaging per l’ industria cosmetica e farmaceutica.




FinanciaLounge
21 Agosto 2013
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